giovedì 3 maggio 2018

I fantasmi d'Ismael - Arnaud Desplechin

Mathieu Amalric, Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg sono tre attori straordinari e vederli insieme nello stesso film è un regalo che ci fa Arnaud Desplechin.Ismaël scrive una storia e cerca di riuscire a chiuderla, ma non riesce, intanto due donne lo circondano, Carlotta con la sua assenza, finché dura, e Sylvia, astrofisica, due amori per Ismaël, e non deve scegliere.
il film è girato a Roubaix, la città del regista, coincidenza?chi è il regista, Ismaël o Arnaud?
un film che merita, pieno di citazioni (al posto giusto).
buona visione - Ismaele





Il limite maggiore di Les Fantômes d’Ismaël è che la sua plurinarrazione, la costruzione multifocale e a labirinto che non funziona sempre, anzi quasi mai, fratturando il film secondo linee di faglia che separano e fanno collidere una storia con l’altra. Funziona molto bene la parte più melodrammatica, quella di Ismaël alle prese con le sue due donne, Cotillard la ritornante e Gaisnbourg che l’ha riportata a galla dopo tanto penare. La macchina fluida e pudica – c’è sempre una distanza di rispetto con i personaggi – manovrata da Desplechin coglie ogni sfumatura, tutto è credibile, dubbi, angosce, tormenti tremiti e fremiti, e grazie a Dio dialoghi belli e di massima naturalezza anche in una materia perigliosa e a rischio costante di kitsch come questa. Con un continuo retrogusto pirandelliano su chi sia davvero la Donna Riapparsa (siamo un po’ dalle parti dell’Ignota di Come tu mi vuoi, e questi pirandellismi Desplechin li sa maneggiare assai meglio del Derek Cianfrance di La luce sugli oceani). Hitchock abbonda in un nugolo di citazioni, e se le paure di Sylvie di fronte a Colei-che-è-tornata sono puro Rebecca la prima moglie, la doppia vita di Carlotta non può che ricordarci Vertigo. Si gioca ancora tra realtà e rappresentazione nella storia di Ivan che si fa film, confondendo volutamente, soprattutto all’inizio, vita e set. Con un Desplechin che si avventura, nel raccontare le giravolte esistenzial-professionali di Ivan, in una spy story che però resta aperta, e non saldata al resto del film, che non trova una conclusione e non dà risposte, frustrando lo spettatore. Ma in questo strambo, sghembo film c’è troppo di bello perché lo si liquidi – con la solita supponenza da festival – come una bufala. Film complicato perché volutamente, e voluttuosamente, anarchico e irregolare. Mathieu Amalric è da tempo l’attore feticcio di Desplechin, e non poteva che essere lui Ismaël, quasi un alter ego del regista. Il suo, se certi paragoni son leciti, Antoine Doisnel. Riferimenti alle appartenenze religiose dei personaggi, come spesso in Desplechin, attento a tracciare le sue geografie umane tenendone conto, ed è tra i pochissini con una tale sensibilità. E se Sylvie, il personaggio di Charlotte Gainsbourg, si dichiara protestante, Carlotta si dice ebrea ‘rinnegata’ (e portava al collo una stella di Davide la Emmanuelle Devos di Racconto di Natale).

…Desplechin si specchia, non teme le sabbie mobili dell’autoreferenzialità, ragiona sulla sua vita, sulla sua arte. Come i noir degli anni Quaranta/Cinquanta, I fantasmi d’Ismael è una seduta psicanalitica, è la messa in scena di processi labirintici, di meccanismi che non possono essere completamente decriptati. Desplechin scrive e prova a dare forma alla battaglia della ragione e dei sensi. È Ismaël alla prese coi fili e le prospettive, con quadri che dovrebbero restituire il tutto, il senso della vita e del cinema.
I fantasmi d’Ismael è intricato e leggiadro.
È passionale e disperato.
È spassoso e dispersivo.
Alti e bassi, con improvvise fiammate. Cinema vivissimo, che nutre e si nutre del talento e dei corpi di Mathieu Amalric, Marion Cotillard e Charlotte Gainsbourg.
Cinema che si nutre della stessa vita che insegue.
I fantasmi d’Ismael è un piccolo paradosso cinematografico. Come Ismaël, Desplechin è intrappolato, si è perso tra i mille fili che ha cercato di riordinare. I fantasmi d’Ismael è un film su questa impasse, ma è proprio la (caotica) messa in scena dell’impasse ad alimentare la vivida fiamma della vita. Quella stessa vita che ha guidato i vari personaggi, come la donna che visse due volte Carlotta, come l’uomo che sapeva troppo Ivan.
Ancora, ancora, ancora. Lo dice Ismaël, lo dice Amalric, lo dice Desplechin. Ancora è la chiave di lettura de I fantasmi d’Ismael, di questo cinema che non smette di cercare, di indagare, di insinuarsi attraverso la finzione o il documentario nelle pieghe della vita, e quindi del cinema stesso. Imperfetto, senza dubbio. Ma vivo e pulsante come gli occhi di Ismaël/Amalric, di un personaggio e del suo interprete. Finzione e realtà. Ancora fantasmi, ricordi, amori che tornano e che se ne vanno. Ancora.

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