giovedì 8 marzo 2018

I giorni contati - Elio Petri

Cesare è il grande Salvo Randone (protagonista, con Marcello Mastroianni, de L'assassino, primo film di Elio Petri).
per un caso capisce quello che pochi di noi si ricordano, che tutti abbiamo una data di scadenza, magari fra poco.
a quel pensiero Cesare decide che non deve più sprecare il tempo che gli resta, smette di lavorare, vive una vita che non ha mai vissuto prima.
anche noi rimuoviamo quel pensiero, non siamo ben allenati, istruiti, consci della fine, passiamo anni a capire come crescere (la scuola, ecc,), ma nella fine siamo soli, si tace.
non perdetevi questo film, i giorni (sono) contati - Ismaele




QUI il film completo


…Eccellente film del rimpiantissimo Elio Petri sulla futilità della vita in vista dell'estemporanea incombenza della morte. Protagonista è il purtroppo dimenticato Salvo Randone, attore di altissimo pregio che mediante una sceneggiatura sostanzialmente arida, domina il film in un monologo quasi costante. Nel senso che gli altri attori, tutti bravissimi e purtroppo semisconosciuti, (tranne Vittorio Capriolifungono da satelliti rispondenti. Si affacciano ai rovelli del protagonista al solo scopo di fornire una ipotesi, un consiglio, una possibilità di uscita dai tormenti per poi scomparire dalla scena. Tutto ciò crea una reazione a catena nella mente di Cesare che lo porta a considerare seriamente l'idea di valutare la morte per detronizzare volontariamente la vita costellata da troppe sconfitte.
Per beffarda coincidenza o per fato aritmetico l'anima del film cela addirittura qualcosa di inquietante, qualcosa di terribilmente profetico per il regista, tanto da non sottovalutare l'ipotesi di considerarlo come una sorta di "film-testamento". Il protagonista del film dichiara di avere 53 anni nel momento in cui sente il peso dei giorni contati. Petri fu consumato da una malattia alla stessa età…

“I giorni contati” è l’opera più personale e sentita di un regista, Elio Petri, ancora oggi troppo colpevolmente sottovalutato. All’epoca della sua uscita nelle sale cinematografiche, il pubblico bocciò clamorosamente questo bellissimo film. Forse la causa del suo insuccesso commerciale è da ricercare nella cupezza e nella disperazione che permeano la storia da esso narrata, una storia su cui aleggia fortemente il tema della morte, ragione per la quale la gente, nel ‘62, non accorse in massa al cinema per vedere tale splendido film.
Peccato. Il tempo, che spesso è galantuomo, ha comunque reso giustizia a questo titolo, al punto che oggi lo stesso viene quasi unanimemente considerato come uno dei lavori più belli di Petri…

…Il tentativo di guadagnarsi da vivere ricorrendo agli impicci (truffe, piccoli affarucci illegali) richiede coraggio ed un certo spirito di avventura per il quale bisogna essere nati (e Cesare non possiede né l’uno, né l’altro).
Cosa resta allora se non rimettersi a lavorare, almeno nella certezza di non dover chiedere niente a nessuno e di ingannare così il tempo che passa attraverso la distrazione di giornate piene di lavoro?
E’ un film amaro. Amaro perché ciò che ruba il tempo all’uomo non è solo il lavoro - dal quale pure, volendo e riuscendoci, ci si potrebbe affrancare, ma che si pone comunque nel film come problematica non indifferente - ma il tempo stesso che scorre. La vita, come suggerisce la cupa scena finale, è un cammino che si snoda su un binario limitato, che ha un inizio ed una fine, ed al cui capolinea tutti giungiamo prima o poi. Certo, arrivarci senza alcuna consapevolezza alcuna, dopo una vita di duro lavoro, magari non è il massimo. Ma forse arrivarci consapevolmente è pure peggio. Il momento dell’imbocco del tunnel rimane come visione improcrastinabile ed inevitabile, tutto il resto è ciò che, in qualche modo, è trascorso. Perduto per sempre…

Avec un talent d’observation incomparable et un sens du cadrage qui annoncent déjà ses œuvres majeures des années 70, Elio Petri signe une série de tableaux qui lui permettent de dresser un constat assez accablant d’une société italienne rongée par les clivages sociaux. Lorsque Cesare déclare qu’il souhaite enfin s’ouvrir aux autres, toutes ses tentatives sont vouées à l’échec et à l’incompréhension. Même son retour sur les traces de son passé ne lui apporte aucun réconfort puisqu’il poursuit des fantômes le renvoyant encore une fois à son éphémère passage sur terre. Ces sentiments contradictoires sont portés à leur point d’incandescence par la prestation de Salvo Randone, magnifique monsieur-tout-le-monde qui devient le temps d’un film un spectre errant à la rencontre de sa propre mort. Les derniers plans qui ferment cette marche funèbre vers une destination finale inéluctable bouclent le film de manière exemplaire. Petri nous rappelle ainsi que toutes nos tentatives de fuite en avant (en choisissant notamment d’emprunter des chemins de traverse comme Cesare) n’aboutissent qu’au même résultat final. La mort.

Comme déjà dans L’AssassinPetri opte pour une forme de réalisme baroque qui trouvera sa pleine expression dans Enquête sur un citoyen au-dessus de tout soupçon. Il alterne les gros plans en longues focales, les grands angles, les contre-plongées et s’amuse de la post-synchronisation. Le son est fort, dilaté, le moindre bruit est perceptible. A la fois, il plonge dans la cité romaine et stylise le moindre plan, le moindre pas de son tragique héros. On pense souvent à Welles et au Procès, à Monsieur Arkadin mais on ne s’étonnera pas que la photographie ait été confiée à Ennio Guarnieri qui un an plus tôt immortalisait celle deLa Dolce Vita, autre film romain tourné sur place et stylisé sur d’autres vanités.

Avec son rythme renversant et son aspect baroque, Les Jours comptés détonnent sur la production italienne du début des années 60. On peut s’amuser à le regarder en miroir d’un autre moderne transalpin : Antonioni. Les deux cinéastes s’intéressent à la solitude des êtres dans les cités modernes. Petri choisit un détour parabolique encore plus politique et détonnant, regardant les transformations du monde moderne du point de vue de ceux à qui jamais on ne prête une caméra.


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