martedì 15 marzo 2022

Il male non esiste - Mohammad Rasoulof

è il sesto film di Mohammad Rasoulof che vedo, e ogni volta è un film indimenticabile.

il governo iraniano non è fatto di cinefili, si sa, e cercano di non fare uscire i film, né in sala, né dall’Iran, e cercano di non far uscire i registi dalle loro case o dalle galere.

che governi di merda, in Iran, scusate, ho scritto governi.

il film racconta, per usare un’espressione che qui calza a pennello, della banalità del male, su come la pena di morte sia accettata, da molti, troppi,  nel paese, lo dice la legge (di merda, scusate, ho scritto legge).

ci sono quattro storie, due hanno un legame, lo ricorda Bella ciao, cantata da Milva, canzone delle mondine, canzone di lotta e libertà (quindi non quelle merdose versioni da discoteca, scusate, ho scritto discoteca)

ogni episodio è sconvolgente e magnifico.

uno dei più bei film dell’anno, addirittura in una ventina di sale, ma tanto sapete come fare, se non vi portano i film al cinema.

buona (viva e partecipata) visione - Ismaele

 

 

 

 

le quattro vicende che mette in scena in capitoli separati, aventi un loro titolo specifico, affrontano tutte il tema seppur da prospettive diverse e con grande efficacia narrativa. Rasoulof dice che un giorno ha visto casualmente in strada uno dei suoi persecutori del passato e si è messo a seguirlo con l'intenzione di affrontarlo verbalmente in modo molto duro. Ma, prima di farlo, si è accorto dai comportamenti dell'uomo che non era un mostro ma che lo Stato repressivo lo aveva indirizzato in modo tale che il suo lavoro ne garantisse la continuità illiberale.

I dilemmi morali che attraversano (o non attraversano) i personaggi sono universali e sanno parlare al cuore e alla mente di chi ha voglia di interrogarsi sul diritto (o meno) di sopprimere vite umane in base alle direttive di uno Stato che fa della repressione della libertà di pensiero di uomini e donne il proprio vessillo…

da qui

 

 

Il male non esiste può essere considerato un dramma etico, uno sguardo a una realtà in cui la connivenza è ugualmente deprecabile. Pur comprendendo alcune scelte, Rasoulof non riesce ad assolvere alcuni suoi personaggi, non può mitigare il suo giudizio. Forse in alcuni momenti il suo film appare programmatico, ma la forza della messa in scena, la qualità della scrittura e l’importanza del messaggio riescono a toccare le corde giuste e a suscitare in chi guarda profonda commozione e un’inevitabile sensazione di impotenza e rabbia controllata. Non mancano momenti di lirismo, di (apparentemente) involontaria esaltazione di una natura selvaggia ma accogliente (più degli uomini), di rappresentazione della banalità del male. Quello del regista iraniano è un racconto che destabilizza, che mette in dubbio le certezze, che porta più volte a chiedersi “che cosa avrei fatto”.

Un film di grande respiro civile che spalanca una finestra su un mondo che conosciamo solo da lontano e che ci arriva in tutte le sue contraddizioni. Per capire e per continuare a interrogarci sulla natura dell’essere umano, incapace di reprimere il suo lato oscuro.

da qui

 

 

…Non è un thriller, eppure sortisce lo stesso effetto dei film ad alta tensione, perché la calma implacabile, a combustione lenta, del racconto ha un ritmo avvincente capace di far perno sulle riflessioni, domande personali, dello spettatore che si chiede inevitabilmente “cosa farei al suo posto?”

Due ore e mezza sono tante, ma indispensabili. La posta in gioco emotiva è altissima. È un film che va visto, consigliato, mostrato agli studenti a partire dal liceo.

“Un film insieme poetico e devastante che pone ognuno di noi di fronte alla responsabilità delle proprie scelte” sono le parole di Jeremy Irons – Presidente di Giuria Berlinale 70che ha premiato Il Male non Esiste…

da qui

 

 

… C’è tanta delicatezza nel modo di raccontare scelto da Mohammad Rasoulof. Le musiche di Amir Molookpuor sono incantevoli e suggestive. Ricordano vagamente le sinfonie di Ennio Morricone nei film di Tornatore o di Sergio Leone, struggenti e orecchiabili allo stesso tempo, ma soprattutto perfettamente allineate all’intensità emotiva di ogni scena.

Il regista de Il male non esiste lavora tantissimo con le emozioni. I dialoghi sono semplici e sinceri, come anche le scene di vita rappresentate. La finzione è impercettibile: il lavoro svolto con la costruzione del mondo finzionale è così precisa che non si riesce a cogliere, se non nella bellezza delle immagini. Gli scenari mostrati sono variegati, ma tutti ci dicono qualcosa dell’Iran: ne vediamo le città caotiche, i carceri, l’entroterra rigoglioso ed edenico e le colline più aride.

Alcune inquadrature sono di una potenza espressiva rara: il montaggio parallelo è denso di significati simbolici, necessari per dare il senso di una storia che si affida molto poco ai dialoghi. In sostanza, Mohammad Rasoulof, da abile regista, si affida alle immagini e alle emozioni per raccontare qualcosa di estremamente sentito per lui e per il suo paese. Inutile dire che il risultato è eccezionale…

da qui

 

 

Sono vicende dure, di resistenza quelle di Il male non esiste, dove gli epiloghi possono essere misteriosi, liberatori, devastanti e aperti. Ogni incontro ha un effetto. In alcuni casi c’è un sospetto di prevedibilità: la reazione di Bahram dopo che vede la foto dell’uomo di cui si sta per celebrare il funerale; l’espressione di Bahram mentre sta aspettando la nipote all’aeroporto. In realtà invece le storie sono lineari, limpide e potenti. Di ognuna colpisce il modo con cui Rasoulof le affronta e come lascia emergere i conflitti interiori. Dopo una continua sensazione di soffocamento, nel finale Il male non esiste respira. In quel campo lungo da lontano alla Kiarostami c’è forse una speranza, un segno che il cinema di Rasoulof potrebbe ripartire.

da qui

 

 

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