lunedì 31 gennaio 2022

Ennio - Giuseppe Tornatore

il 17 febbraio Ennio sarà al cinema, però c'è stata la proiezione nei cinema sabato e domenica di fine gennaio, per vedere l'effetto che fa.

gli incassi del fine settimana sono stati buoni, e meritati.

probabilmente è il film della stagione, Tornatore è stato bravissimo e tutti possono conoscere Ennio Morricone di persona, e non solo le sue musiche.

si dirà che solo dopo che uno muore ci si accorge della sua grandezza, meglio tardi che mai.

le sue musiche da film sono quelle che tutti riconosciamo, e hanno accompagnato le nostre vite, e lo faranno ancora, finché le centinaia di film (528, certifica Imdb) dei quali ha creato la colonna sonora saranno visti e rivisti.

per quasi tutti ci sarebbero volute diverse vite per fare quello che Ennio ha fatto in una vita sole, come se fosse la cosa più normale del mondo.

è un film che racconta una storia, anzi molte, fa pensare, fa sorridere, fa commuovere, fa venire la pelle d'oca, fa scorrere qualche lacrima, è un film che fa bene al cinema e a chi lo guarda.

e quindi non perdetevelo, quando riapparirà nei cinema - Ismaele

 

 

 

…Ennio si apre con un'alternanza brillante di opposti movimenti di direzione d'orchestra e stretching domestico, dando l'attacco a un'immersione competente e appassionata nella carriera di un compositore dall'opera incalcolabile, che ha spaziato in ambiti molto diversi. Erroneamente identificato in tutto il mondo per lo più per le invenzioni strumentali e rumoristiche dei western di Sergio Leone e accompagnato per tutta la vita dal dispiacere per un pregiudizio accademico nei suoi confronti.
Il pregio di Ennio, non solo dentro il genere documentario, risiede nella sua semplicità e chiarezza così difficili da raggiungere, ma ancor prima nel fatto che Tornatore abbia concepito la propria linea narrativa come una partitura musicale. Il montaggio aggraziato e puntuale di Massimo Quaglia e Annalisa Squillaci rende questa cavalcata di oltre due ore e mezzo tra film e pentagrammi uno svelamento seducente anche per non addetti ai lavori, che non si vorrebbe finisse mai, perché, tra aneddotica e archivio cinematografico, la musica e le sue leggi restano a fuoco.

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la forza del documentario sta tutta nell’intimità del racconto in prima persona, nella commozione che fluisce dal ricordo, con una naturalezza spiazzante, nella memoria di ferro delle divagazioni musicali. Per Morricone comporre musica voleva dire difendersi dalla solitudine, affidando agli strumenti le proprie passioni interiori. Ecco allora che si chiarificano le ombre, che emergono i non detti: la delusione per quegli Oscar non vinti, non futili simboli di un successo mai rincorso, quanto una legittimazione all’esistenza di un uomo che ha consegnato se stesso ad ogni nota scritta. Per due ore e mezza i capolavori di Morricone risuonano senza tregua ed è chiaro il tentativo di costruire il documentario sul modello di un grande concerto polifonico, riuscendo comunque a mantenere una chiarezza espressiva che la massiccia quantità di materiale, tra archivio, aneddoti e curiosità, avrebbe potuto facilmente annebbiare.

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Se piace il genere, lo si amerà. Se non piace il genere, si sappia che gli italiani ormai sono maestri dei docufilm. E se tutto ciò non dovesse convincere, andatelo ad ascoltare. Proprio così: chiudete gli occhi e usate le orecchie, questo film già così vi regalerà emozioni. Certe canzoni del passato vi faranno ricordare istanti passati; certe melodie vi riporteranno alle relative scene di film. Fra i cantautori con cui Morricone lavorò: Gianni Morandi, Mina, Gino Paoli, Luigi Tenco, Rita Pavone, Edoardo Vianello e molti altri. Negli anni 60, Morricone collaborò con la casa discografia RCA. Arrangiava canzonette. Il pop italiano visse un momento d’oro. Ennio Morricone cercava sempre “di arricchire una canzone, sia che fosse bella o sia che fosse modesta […]”; cercava di non rifugiarsi “in un lavoro passivo”.

Per Con le pinne fucile ed occhiali di Edoardo Vianello Morricone volle ricreare lo splash di cui alla canzone e ci riuscì. In Sapore di sale aggiunse un paio di suoni in più che ben si distinguono e ne fecero un grandissimo successo. E ci furono Se telefonando (Mina), Abbronzatissima (Vianello), Il mondo (Jimmy Fontana), C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones (Morandi) e così via, tutti trasformati pezzi indimenticabili. Avviandoci verso la conclusione della nostra recensione di Ennio, aggiungiamo che i film che raccontano le vite dei grandi innovatori di arte e storia o scienza e cultura, e così via, valgono la pena di essere visti sempre. E se il personaggio è Ennio Morricone, forse, ancora di più.

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Ma quale Morricone viene fuori da Ennio? L'uomo innanzitutto: un essere attento, taciturno, intelligente, modesto, enigmatico, abitudinario. Molti già lo conoscevano per queste caratteristiche, ma laddove il film di Giuseppe Tornatore diventa qualcosa di nuovo e appassionante è nella messa in risalto della pura genialità di Ennio Morricone, che scriveva note anche sulle tovaglie di carta dei ristoranti, che creava melodie nella sua testa, che traeva spunto dal verso di un animale o dal rumore di un barattolo o di ferraglia. Forse non importa sapere che Stanley Kubrick ha chiamato Ennio per Arancia Meccanica e che è stato il Maestro ad arrangiare "Se telefonando" e "Abbronzatissima", quando lavorava per la RCA, ma è bellissimo e commovente scoprire il dramma che il figlio di un suonatore di tromba costretto a frequentare il conservatorio ha vissuto per quasi tutta la vita a causa dell'atteggiamento di rifiuto del suo maestro Goffredo Petrassi, che riteneva la composizione per il cinema uno svilimento della musica stessa. Proprio questo snobismo da parte dell'accademia ha portato Morricone a vivere la sua vita artistica come una rivalsa, come un antidoto alla paura di aver tradito i padri. La sua rivincita l'ha avuta Ennio, e parlandone in vecchiaia si commuove spesso, e noi con lui. Del resto, a inizio film, l’artista viene immortalato mentre fa la sua ginnastica mattutina, prima di entrare in uno studio dove il caos è ordine e meraviglia. Questa intimità non può non avvicinare lo spettatore…

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