giovedì 10 dicembre 2020

The Oath - Il giuramento - Baltasar Kormákur

Finnur salva le vite, ma come dice Ippocrate può portare la morte.

il motivo è l'odio verso chi gli ha portato via la figlia, lui tenta di tutto, ma non gli resta altra strada (quale la scoprirete).

dopo qualche "americanata" Baltasar Kormákur torna in Islanda e fa un bel thriller glaciale.

il film non è adatto per padri che hanno figlie fra i 15 e i 20 anni, per tutti gli altri va benissimo.

buona visione - Ismaele


 

 

 

Un chirurgo islandese non sa come arginare la tempestosità della figlia maggiore, che vive con uno scapestrato tossicodipendente. Dopo un primo tentativo, fallito, di far allontanare il ragazzo dalla figlia, decide di procedere per una strada meno convenzionale…

Scritto, diretto e interpretato da Baltasar Kormákur (Contraband, Cani sciolti, Everest, Resta con me), The Oath parte dal giuramento di Ippocrate per arrivare dalle parti di Un Borghese piccolo piccolo. Qualche inverosimiglianza di troppo, ma la tensione tiene dall’inizio alla fine.

da qui

 

Finnur è un uomo tranquillo, placido e in cerca di un equilibrio, di una risoluzione pacifica con l’intruso, con il nemico privato rappresentato dallo squallido pusher Óttar, soggetto incapace di empatia o rimorso per l’induzione all’autodistruzione di una mente fragile come quella di Anna. Eppure, come già altre pellicole hanno saputo di(mostrare), su tutte il controverso e – a tratti – estremo Cane di paglia di Sam Peckinpah, ogni uomo, senza esclusione alcuna, di fronte all’ottusità e alla violenza altrui, a sua volta si trasforma nel riflesso speculare dell’altro da sé. Incapace di fare affidamento alla giustizia, a quelle autorità che dovrebbero assicurare l’incolumità dei cittadini, a Finnur non resta altro che diventare, in extrema ratio, giudice, giuria e giustiziere pur di salvare ciò che resta di sua figlia e della sua famiglia. Tra scorci urbani coperti dalla neve e le lande fredde e desolate al di fuori della metropoli, si assiste a quell’eterno scontro tra la culla della società (la città) e i luoghi ancestrali e originari dell’uomo, quelle terre a volte tanto brutali quanto prive di legge. Non a caso il personaggio di Finnur, ben caratterizzato e interpretato da Baltasar Kormákur, e la sua freddezza d’animo coincidono, si sovrappongono con ciò che lo circonda: da una parte la metropoli, centro nevralgico dell’uomo modello e ben integrato nel tessuto societario, rispondente a un’etica di comportamento fondata su diritti e doveri, dall’altra parte la natura, lontana dal cemento e dall’acciaio, depauperata da qualsiasi tipo di sistema legislativo (tranne per quello della Madre Terra) e lasciando così spazio alla vendetta (e al delitto “perfetto”)…

da qui

 

Bene Kormakur che confeziona un giallo nordico dalle ovvie bellissime scenografie e dalla sceneggiatura solida anche se facilmente intuibile .
Il buon Baltazar si dimostra anche buon attore nei panni del tormentato protagonista ,bene comunque anche gli altri attori .
Bel Thriller

da qui


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