sabato 5 dicembre 2020

Bariera – Jerzy Skolimowski

un ragazzo si ribella, individualmente, al mondo che lo vuole incasellare, era il 1966, lo spirito dei tempi del 1968 cominciava a soffiare dappertutto, in tante forme.

Bariera è un film da vedere e rivedere, per molti motivi, alcune scene sono indimenticabili, come per esempio quello strano ballo con una musica che strega.

la musica, protagonista fra i protagonisti, è del grandissimo Krzysztof Komeda (prematuramente scomparso a 38 anni), musicista di serie A, con tante colonne sonore all'attivo (Rosemary's baby, per esempio).

e poi, che emozione, appare  per cantare una canzone Ewa Demarczyk, bravissima, ma praticamente sconosciuta in Italia (potete vedere un suo breve recital trasmesso dalla tv polacca qui)

cercate e guardate questo film, un gioiellino, non ve ne pentirete - Ismaele



 

 

Skolimowski, non ancora trentenne ai tempi di Barriera (è nato come ben sappiamo nel 1938) faceva dunque parte di quel gruppo di autori che, semplicizzando un poco,  potremmo definire “d’avanguardia”, impegnati a portare avanti la ricerca di nuovi linguaggi espressivi da utilizzare non solo per svecchiare il sistema, ma anche per documentare in maniera più moderna e attuale sperimentando inedite forme di racconto, la profonda crisi di valori che rendeva arroventato e problematico il clima di molti dei paesi satelliti dell’Unione Sovietica. Poeta e drammaturgo, studioso di etnografia, aveva frequentato la Scuola superiore di cinematografia di Lodz dove si era diplomato: pur giovanissimo dunque era già un uomo di grande cultura e conoscenza che avvertiva il bisogno primario di estrinsecare attraverso il cinema la sua visione (tutt’altro che positiva) del mondo che lo circondava e che gli stava già un po’ stretto, per innestarci dentro i riferimenti derivanti dalle sue esperienze personali. Una necessità la sua, che si avverte chiaramente almeno in questa sua terza fatica (in quelle due che la precedono non saprei proprio dire perché purtroppo non le conosco). Skolimowski si trovava dunque a dover  fare i conti con una situazione generale di crisi morale, ideologica e politica, con la quale non era facilissimo convivere o mostrare una accettazione passiva delle cose, senza tentare una qualche forma di ribellione oppositiva nonostante la soffocante  morsa dittatoriale del potere ancora molto castrante..

Barriera imperfetto, potente e coraggioso, pur ancora un po’ lontano dalla perfezione stilistica che il regista raggiungerà nelle sue opere successive, affonda dunque le sue radici proprio in questo clima e in questi bisogni dai quali trae molta della linfa vitale che innerva la potenza del racconto e ne fa una esemplare pellicola molto stimolante che ben documenta e rende palese il momento storico di riferimento e le oscillazioni dell’anima che da questo derivano, grazie a una inedita forma di sperimentazione linguistica puntigliosamente condotta con metodico rigore, capace di raccontare in termini soprattutto simbolici, il senso di una rivolta etica e sentimentale ancora in embrione e quasi irrazionale, già  ricca  però di indicazioni (e sollecitazioni) che coinvolgono le sfere dell’ideologia, della politica e della morale alle quali accennavo sopra…

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…Opera ardita e sperimentale in cui Skolimowski attraverso una forma filmica refrattaria a qualsiasi etichetta o classificazione intende raccontare un disagio generazionale, un lancinante senso di inquietudine dinnanzi a una realtà che appare immutabile. Le vecchie generazioni ciniche ed egoiste hanno condannato le nuove a una società patriarcale e spenta che il cineasta polacco (qui alla sua terza regia) intende esorcizzare attraverso l'estro creativo, rivendicando una vitalità che si esprime tramite la cinefilia (con omaggi evidenti a Fellini e alla Nouvelle Vague francese), l'invenzione visiva e la capacità di sdrammatizzare con ironia sagace e pungente. Un vero e proprio incubo a occhi aperti, stimolante e sorprendente, esempio tra i migliori di un cinema capace di andare oltre gli schemi prestabiliti, anticonvenzionale senza mai essere autoreferenziale o cervellotico esercizio di stile. Ottima, come sempre, la colonna sonora firmata dal geniale jazzista Krzysztof Komeda.

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Skolimowski previously made two increasingly complex but playful movies following the adventures of a man finding his place in society. Long, meandering and complex takes focus on this alienated man as the scenery magically changes around him, employing snippets of whimsical dialogue, satirical humor and random social interactions to portray personal feelings of cynical but confused existentialism. With Barrier, Skolimowski extends this approach into Felliniesque deliriousness and surrealism. In this exploration, the man is a medical student tested by fellow students in an initiation ritual, receives a symbolic piggy bank from society, and a sabre from his father, escaping into society where he encounters many barriers built by generation gaps, money, religion and social classes. He courts an elusive female tram-driver, he symbolically tries to climb walls decorated with chickens, crowds run around like sheep, stopped cold by a traffic light and a single car, he goes to a restaurant empty of customers but full of waiters, and pays for his meal with his piggy bank, and suddenly the restaurant is full of dancing customers wearing paper hats, he fights a car with his sabre, etc. A difficult but interesting, rich and creative movie with many strange scenes and complex takes that feel both whimsical and carefully constructed, just like Jazz.

da qui

 

The third film by the twenty-something Polish director-writer Jerzy Skolimowski (“Moonlighting”/”Deep End”/”The Shout”)is a powerful cynical surrealist political pic on the stagnation of modern Communist Poland.The bleak pic follows its main protagonist, an unnamed disillusioned medical student (Jan Nowicki), who after participating in a strange ritualistic Polish game with three other male medical students wins a piggy-bank filled with coins and instead of sharing the spoils like the others professed they would do he takes the money and brandishes a sabre given him by his father and wanders around Warsaw during the Easter season. Searching for either the good life or the meaning of life, the student comes across only a spiritless country that’s overwhelmed by its bureaucracy, ugly materialism, soulless new buildings or a superstitious population engaged in an idol worshiping brand of Christianity that he mocks in a Bunuel-like way. Society is seemingly haunted by the tragedies of the last war, the oppression of the past and the hopeless sense of life inherited from the aging population. The student’s only hope is in the impulsive romance between him and a perky young blonde tram driver (Joanna Szczerbic), an idealized unattainable woman, in whose tram he dangerously clings to the front window (like a Christ figure) in the film’s last shot as he finds her again after they lost sight of each other. This shot is the only one in the pic expressing some hope.

The fantasy pic is filled with startling imagery (like a restaurant suddenly full of dancing customers wearing paper hats), and a unique way of looking at the dismal landscape. This is a well-conceived surreal satire, whose success promoted Skolimowski to be spokesman for the cynical new Polish generation

da qui

 

 

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