nella neve dell'inverno dei primi
anni quaranta, quando i nazisti volevano piegare i russi, Larisa Shepitko
gira un film che è un classico, all'altezza di Bresson e di un Dreyer, per
dare qualche riferimento, se serve.
una storia di eroismo e tradimento, di coraggio e viltà, quei temi eterni del grande cinema.
cercatelo e guardatelo, non è una passeggiata, i capolavori sono così - Ismaele
ps: Elem Klimov, il marito, gira nel 1985 "Va' e vedi", un capolavoro che sembra una "costola" de L’ascesa.
…L’ascesa è un film fulgido e sconvolgente al
contempo che vanta una regia perfetta (splendidi i primi piani, che raggiungono
un’intensità emozionale ragguardevole). Un’opera meravigliosa, dalle ascendenze
dostoevskijane, che rimane impressa in maniera indelebile nella memoria.
…Dopo tanti
sforzi e attese impazienti la mia curiosità è riuscita ad essere appagata e
sono riuscito a registrare da Rai Movie il suo ultimo film L' Ascesa, che tra
l'altro uscirà per la prima volta in dvd il 9 Febbraio in Italia di questo
mese, prodotto e distribuito dalla General Vision (vedi qui).
Film che acquisterò certamente, perchè è uno di quei film che difficilmente si
dimenticano. Ho difficoltà anche a scriverne come mi capita spesso con qualcosa
di estremamente importante, mi verrebbe di raccontarvi la trama ma non è la
storia di questo film che colpisce, ma il modo con cui è raccontata:
I titoli di testa sovrapposti nelle scene d'azione già ci catapultano immediatamente dentro le vite tese di due partigiani russi inseguiti dall'esercito nazisti, ripresi spesso con la mdp a spalla e immersi tra la neve in atmosfere claustrofobiche. Il resto si sviluppa in un inquieto dramma umano: la cattura dei due partigiani russi, i nazisti che li corrompono e una forte resistenza espressa da Sotnikov, uno dei due partigiani, che non accetterà compromessi con la polizia tedesca e che tenterà il martirio, ma inutilmente, cercando di prendersi tutte le accuse degli altri prigionieri. In Sotnikov, si sviluppa una condizione di resistenza spirituale oltre che fisica, come lo evidenzia bene il suo sguardo penetrante e intenso, nella sequenza dell'interrogatorio con il comandante tedesco…
I titoli di testa sovrapposti nelle scene d'azione già ci catapultano immediatamente dentro le vite tese di due partigiani russi inseguiti dall'esercito nazisti, ripresi spesso con la mdp a spalla e immersi tra la neve in atmosfere claustrofobiche. Il resto si sviluppa in un inquieto dramma umano: la cattura dei due partigiani russi, i nazisti che li corrompono e una forte resistenza espressa da Sotnikov, uno dei due partigiani, che non accetterà compromessi con la polizia tedesca e che tenterà il martirio, ma inutilmente, cercando di prendersi tutte le accuse degli altri prigionieri. In Sotnikov, si sviluppa una condizione di resistenza spirituale oltre che fisica, come lo evidenzia bene il suo sguardo penetrante e intenso, nella sequenza dell'interrogatorio con il comandante tedesco…
This
is the fourth and last film from Russian writer-director Larisa Shepitko
("Heat"/"You and Me "/"Wings"), who died at age
40 in a traffic accident in 1979 while on location filming the ironically
titled "Farewell." That film was completed by her acclaimed Russian
director husband Elem Klimov. Ascent is based on the novel Sotnikov by Russian
writer Vasili Bykov and cowritten with Yuri Klepikov, as they steep the film in
heavy religious symbolism that's artistically presented without feeling
didactic. Shepitko's chilling and emotionally gripping WWII psychological drama
depicts cowards, betrayers, collaborators as well as heroes. The haunting
allegorical tale of the Great Patriotic War won the Golden Bear at the 1977
Berlin Film Festival. Many critics consider it the best Soviet film of the
decade…
… Given that The Ascent is a
product of the USSR, the decision to look back on the horrific experience of
Belarusian citizens under German occupation in World War II makes sense. Such a
setting for the narrative provided Shepitko a perfect opportunity to critique
the similarly brutal oppression practiced by the Soviet regime over the decades
following the Great Patriotic War (as it’s referred to in Russia).
By incorporating her back-handed
swipes at the corrupted power structure of her own day in a heroic and
historically unimpeachable demonstration of the suffering endured at the hands
of a despised conquering army, Shepitko was able to present the story, along
with its obvious infusion of Christian mysticism, without much interference
from censors…
… Shepitko only
finished three feature-length films, one of which is still mostly unavailable,
before she died in a car crash at age 41. She is still mostly unknown in
the west, but thanks to Criterion, we can at least appreciate the work that she
did complete. Certainly The
Ascent is a film that
absolutely worth watching. Far more worth watching than most of the films
that the Academy nominated instead of it.
…Survival and sacrifice are
at the forefront of Larisa Shepitko’s harrowing World War II drama The Ascent – only fitting since the film, at once
simple, at the next complex, is ultimately an allegorical portrait of Christ
and Judas in a world turned topsy-turvy by the senseless strife and slaughter
during the German invasion and occupation of Belarus. That notion of faith,
extracted as it is from the New Testament and applied to such issues as love
and betrayal of country are completely at home within the context and backdrop
so vividly and evocatively portrayed…
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