sabato 24 marzo 2012

A simple life - Ann Hui

un film che parte bene e cresce senza pause fino alla fine, interpreti davvero bravi in una storia che non ti lascia indifferente.
una lezione di cinema, e di vita.
da non perdere - Ismaele



Non è così frequente trovare film che siano fortemente radicati nel luogo di ambientazione e al contempo sappiano parlare di tematiche universali. L'opera di Ann Hui, veterana della Nuovelle vague di Hong Kong, formatasi in Inghilterra e come assistente di King Hu, giunta ora all'opera numero ventisette, è profondamente asiatica per alcuni aspetti: ad esempio ha per protagonista una amah, sorta di badante per famiglie che si inserisce nel contesto famigliare appena adolescente e accudisce genitori, figli e nipoti per decenni, diventando una quasi-parente dei padroni di casa. Un ruolo svolto in maniera così totalizzante solo a quelle latitudini. Difficile, dunque, per molti spettatori occidentali cogliere la profondità del sentimento, accostabile a quello di una madre e un figlio, che lega i due protagonisti, interpretati da due attori che si sono trovati spesso insieme, in ruoli analoghi: la star internazionale Andy Lau, già visto più volte anche sui nostri schermi, e la meno nota Deannie Yip, meritatamente premiata con la Coppa Volpi per la sua intensa performance…

Intenso e commovente, A simple life è un film garbato, dai toni tenui, quasi sbiaditi, come le vecchie foto che la protagonista sfoglia con nostalgia. Un film sull’amor filiale e sull’onore, con risvolti particolarmente interessanti. La disparità di classe, i problemi del quotidiano, il confronto generazionale sono temi che emergono delicatamente dalla vicenda personale dell’anziana donna. Una figura, quella della governante, che ha il sapore della memoria storica di una generazione, e la forza di un mondo che sembra ormai estinto…

Tutto è misurato, rarefatto, soffuso, quasi accarezzato dalla felice mano della regista, esponente di spicco della New Wave del cinema di Hong Kong. Dal macro-contesto di una società come quella cinese ormai ampiamente secolarizzata e “occidentalizzata” Ann Hui sceglie di astrarre la storia semplice di due individui, di due sessi, di due classi sociali e di due generazioni che si interrogano sul senso del loro essere, oggi, parte della stessa Storia...


Quando apre la cesta degli antichi ricordi, con la metodica cura di conservazione delle "buone cose" simile a quella che Gozzano sa descrivere attraverso l'amica di nonna Speranza - anche se son ben altre latitudini e secoli -, mentre porge a Roger scampoli di semplice saggezza, Deanie Ip fa vibrare il cuore, desiderare che qualcuno ci guardi così, ci parli così. Non è un sentimentalismo d'accatto, una finzione di cinema che tenta di ghermire le nostre corde più esposte, aggirando tabù tradizionali nella cultura occidentale come sono la vecchiaia e la morte. Non che la Cina sia esente dall'averne rimosso la presenza nello scorrere del tempo e dell'umanità, ma questo piccolo gioiello trasmette vibrazioni che qualsiasi altro magniloquente affresco non saprebbe minimamente innescare e mantenere.

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