lunedì 3 novembre 2014

Pelo Malo – Mariana Rondòn

Junior è un bambino sbandato, la mamma non lo vuole come il fratellino, padre non ne ha, la nonna lo vuole comprare, vive in un posticino con le inferriate alle finestre, ha un'amichetta che sogna di essere una miss, lui vorrebbe fare il cantante, di un'unica canzone, e non gli piacciono i capelli ricci, fa di tutto per renderli lisci.
Marta è la mamma, senza marito, senza soldi, senza lavoro, e per (ri)averlo deve pagare un pedaggio, il solito pedaggio schifoso, ha due bambini, Junior è solo sopportato, trattato male, lei ha paura che sia finocchio, va anche dal dottore, per questo, forse lo manderà dalla nonna, chissà, intanto risolve il problema dei capelli di Junior.
c'è solo realismo, e niente di magico, ed è un gran film.
si astengano gli amanti dei film consolatori, e chi non ha la pazienza di cercare (e la fortuna di trovare) una delle 7 (sette) sale in tutta Italia dove vedere questo film (che nel 2013 ha vinto il festival di San Sebastián, e non solo) - Ismaele








Il pezzo forte di Pelo malo - vincitore lo scorso anno al festival di San Sebastian - è questo rapporto complicato, aspro e sfibrante tra madre e figlio, che Mariana Rondon (anche sceneggiatrice) delinea con sorprendente finezza e intensità. Attenta a tutte le sfumature psicologiche e sociali del caso, e potendo contare su una coppia di attori meravigliosamente partecipi, la regista venezuelana ha il merito di non sottolineare mai nulla (fino alla fine non sapremo mai se Junior ha davvero certe tendenze o semplicemente cerca l'attenzione della madre), di trattare questa vicenda familiare con delicatezza e insieme con durezza dolorosa, brava soprattutto a cogliere nella privazione del tatto - Marta praticamente non tocca mai suo figlio, a differenza dell'altro figlio più piccolo - il nodo gordiano del conflitto. Qui non ci sono buoni o cattivi, perché se Junior è pura e disarmante richiesta d'amore, Marta è una donna con la divisa (faceva la sorvegliante), che ha perso il marito troppo presto e che ora deve darsi da fare perché questa vita non spazzi via anche lei e i figli…

...Così mentre Junior sogna la 'messa in piega', Marta lo mette in riga, frustrando il suo bisogno di nutrimento, quello reale (si ostina a non preparargli le banane fritte) e quello ideale (si sottrae ai suoi abbracci). Il forte desiderio di una figura di attaccamento spinge il piccolo protagonista a seguire e ad inseguirla comunque, in movimenti fatti di continue deviazioni, di scarti, di bivi, di biforcazioni, di abbandoni. Che vada a cercare un lavoro, che lo conduca a una celebrazione lavorativa o che lo lasci in consegna a una vicina, Marta vive sbandando, va avanti e poi torna sui suoi passi, gira su stessa e non lascia mai prevedere al figlio la direzione che sta per prendere. Mariana Rondón è brava nel dire e nel rappresentare un disagio emotivo che disorienta anche lo spettatore, precipitato in uno scenario sociale e architettonico lambito dalla violenza. Violenza che non vediamo ma avvertiamo innescata nel fuori campo e attiva nei dialoghi di due bambini, di cui (dis)orienta i sogni e induce il bisogno di diventare un cantante pop o una reginetta di bellezza.
Pelo Malo è una storia che si impone per la forza intrinseca dei sentimenti messi in scena con un montaggio secco, luci scartavetrate, regia partecipa ma poco disposta ai sentimentalismi della tv del dolore. Un film crudele sull'impossibilità dell'amore tra una madre e un figlio. Il finale, in questo quadro, arriva improvviso e 'tagliente', estinguendo lo sguardo del cuore. Solo davanti allo specchio e in un suo privato immaginario, Junior rivela qualcosa di sé, qualcosa che la madre non comprende, qualcosa che non è necessario comprendere ma che basterebbe amare.

minuto dopo minuto, si fa sempre più netta e profonda la distanza con la madre che non riesce, e forse non si sforza neanche, di comprendere l’ostinazione con cui il figlio, con l’ingenuità tipica dell’età infantile, insegue il suo sogno. 
Si inscrive in questo rapporto che sembra non riuscire mai a nascere, una riflessione sul senso materno, visto quasi non come un impulso innato ma come una scelta vera e propria, da compiere o meno. E nel rifiuto operato dalla figura materna, che lentamente diviene anche repulsione fisica, si nasconde la paura della diversità. 
Diversità che viene letta immediatamente come ambiguità sessuale e che segna quindi un’altra paura da allontanare o da neutralizzare, ancora di più in una società in cui non esiste altra via se non quella della prevarizazione. 
La Rondòn coniuga la profondità di sguardo e l’amore verso il piccolo protagonista - autore di una grande prova - con una narrazione mai pesante, dosando in modo puntuale leggerezza ed emotività. 
Nonostante la serietà e la complessità dei temi trattati, Pelo Malo ha il pregio di inseguire e non tralasciare tutti i punti di vista possibili. Lo fa astenendosi da qualsiasi forma di giudizio, semplicemente accompagnando una storia che ha nell’epilogo, lucido e realisticamente cinico, una conferma delle sue qualità.
da qui

2 commenti:

  1. Io non sarei un amante dei film consolatori, ma credo proprio che dovrò astenermi in ogni caso, vista la mancanza di una delle sette sale, qui da me... en attendant ;)

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    1. è proprio una missione (quasi) impossibile vederlo in sala, lo so.
      ma non dimenticarlo...

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