mercoledì 14 dicembre 2011

Japon - Carlos Reygadas

questo è un film che arriva da un altro mondo, o forse è di questo mondo e Carlos Reygadas ha gli occhi per vederlo e ce lo mostra.
è uno di quei film nei quali ti devi far prendere per mano dal regista e vedere con fiducia, magari poi non ti piace, ma devi lasciarti condurre da Carlos-Virgilio, è un viaggio che raramente si vede al cinema e non siamo abituati.
a me è piaciuto molto, il privilegio di poter ascoltare la musica dell'uomo è grandissimo, Ascensiòn è un miracolo.
come perderlo? - Ismaele


P:S: mi ha ricordato molto "Los Muertos", come stile registico, come raccontano la storia; i due protagonisti, in "Japon" è Alejandro Ferretis, nel film di Lisandro Alonso è Argentino Vargas, sono quasi la stessa persona, con un passato da dimenticare e un futuro da costruire, o abbandonare.
se qualcuno ha visto entrambi i film mi dica :)




Il film mette in scena all'inizio un road-movie, senza spiegare le ragioni per cui il protagonista decide di intraprendere un viaggio, lasciando la civiltà e il resto del mondo alle sue spalle: l'uomo appare sofferente, segnato nel fisico, anche per via dell'anomalia rimarcata dal suo spostarsi, sorreggendosi a un bastone. Egli porta con sé pochi oggetti: una pistola nella tasca del giubbotto (che svolge la funzione della fatidica pars pro toto, cara al cinema sovietico classico che il regista preferisce), dallo zainetto spuntano un catalogo d'arte e un mangiacassette, dotato di auricolari, che ogni tanto inforca per rompere il silenzio del film, permettendo anche allo spettatore di ascoltare le sue predilezioni musicali: il Concerto n°15 di Shostakovic, la Passione secondo Matteo di Bach e una cantata di Britten dedicata a Bach.
La presenza dell'arma e una battuta fatta al cacciatore che gli darà un passaggio, curioso di sapere perché voglia finire in quel paese sperduto ("A matarme" è la laconica risposta), sono gli unici indizi che consentono di prefigurare un dramma, che resta appiccicato al suo vagabondare, apparentemente senza una meta precisa, trasformando il suicidio in una sorta di fantasmatico compagno di viaggio. Permane comunque la sensazione che lo voglia in realtà accompagnare a "riveder" la luce fuori dal tunnel, come anticipato nella sequenza iniziale, prolettica e profetica al contempo, perché restituisce una presa di coscienza attraverso l'unico materiale che un cineasta ha a disposizione: la grana dell'immagine e la maniera di fotografarla, esponendola, sfocandola, cancellando certi colori per restituirne altri, che solo l'occhio della macchina da presa può intercettare…

Forza della contraddizione: film languido, eppure potentissimo, film sussurrato, eppure rimbombante, film sgraziato, eppure bellissimo. 
Si potrebbe andare avanti all’infinito nel descrivere il fulminante esordio di Carlos Reygadas, ma Japón (2002) è un film che deve necessariamente essere visto, deve subire l’atto biunivoco del vedere, dell’osservare, dell’ammirare, fino a che, come capita quando ci si trova di fronte alle grandi opere d’arte, si ha la sensazione che l’oggetto guardato stia in realtà guardando te, dentro. 

Il nocciolo della questione è: Reygadas ha un fottutissimo talento perché aldilà del citazionismo rimarcato in ogni recensione, il suo sguardo è, sul serio, una delle cose più emozionanti a cui mi sia capitato di assistere negli ultimi anni...

His first film Japón concerns a man obsessed with suicidal ideation who travels from Mexico City to the rim of the Sierra Tarahumara canyon to end his life. The Man (Alejandro Ferretis), who remains nameless, commences his existential pursuit by catching a ride into the canyon with a truck full of hunters (Reygadas appears in a Hitchcockian cameo). The hunters drop him off in a small village where he seeks out temporary lodging in the barn of a viejita named Ascen (short for Ascención, not Assunción), "performed" to saintly perfection by Magdalena Flores.

Reygadas frames images of sublime horror. A decapitated bird's head gasps one or two last breaths as it forgets all flight. Pig blood is spilled on sun-baked dirt. A stallion mounts a mare much to the amusement of the local children. A black beetle flees a sudden rainfall. Funereal white flowers bloom beside dark railroad tracks. The viscerality is hypnotic. The heat that hazes the canyon and bleaches all color is hypnotic…

A metà strada tra il naturalismo herzoghiano e il cinema meditativo\metafisico di Tarkovskij, JAPON, povero come la realtà che descrive, aspro e crudele come la natura che circonda l’umanità sperduta che racconta, girato in cinemascope con attori non professionisti, autoprodotto, con un montaggio ridotto all’essenziale (componendosi di prevalenti pianisequenza) e un sapientissimo uso delle musiche (si pensi solo al brano di Arvo Part che accompagna il bellissimo, enigmatico finale) è film di sgranata contemplazione, astratto e concreto ad un tempo, asciutto e coraggioso, che rivela, pur nelle sparse indecisioni, una visione e uno stile già maturi (il regista ha poco più di trent’anni). 
In sala non c’è nulla di interessante da mesi, può forse concedersi una possibilità a una pellicola certo non facile e a tratti sgradevole ma che ha l’indiscutibile merito di non somigliare a nessun’altra e che è ulteriore dimostrazione di come il cinema può ancora sfuggire alle trappole industriali e culturali nelle quali si cerca regolarmente di recluderlo…

En lo alto de un valle desconocido de la geografía mexicana, una anciana hospeda en su casa a un hombre cuyo único objetivo es hallar la muerte. El encuentro entre este hombre agotado por el existencialismo y el rostro inexpresivo de esta indolente señora es la premisa narrativa que todo aficionado tiende a buscar como orientación previa antes de ver una película. En este caso, estas dos líneas sirvieron también como pretexto al propio Carlos Reygadas para instalarse sobre el valle mexicano con su cámara y filmar una de las películas más desconcertantes de los últimos años…

We have seen this before, humanity giving back a taste for life to those who have lost it. Hope and goodness bring back those who are standing on the brink of the great chasm. The film is at the antipodes of Hollywood studio stews and is obviously more inspired by a current European wave which gives a spiritual, almost theological, insight of human life through carefully chosen characters of ordinary background. 

Don't expect much action, life is not always a whirlpool. Japon is earthly, poetic and sometimes a bit raw. It could be boring to some viewers as well.


16 commenti:

  1. Sai che non ci avevo pensato? Sì, c'è una somiglianza tra questo e Los muertos che va aldilà delle ovvie assonanze ambientali.
    Il film di Alonso ha "solo" il difetto di essere meno potente di questo che invece è un filmone di quelli che ti mettono in pace con te stesso.
    E a proposito, dopo la visione di The Turin HOrse mi ero messo a cercare qualche video su youtube, e guarda che ho trovato:

    http://www.youtube.com/watch?v=LzuLdU3b2s0

    Quando li ho visti tutti e due su quel divano sono stato un po' felice, anche se non so perché.

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  2. Capolavoro con la c maiuscola. ancora sto ringraziando Eraser per avermelo fatto conoscere :)
    sono rimasto semplicemente atterrato dalla visione, ci ho messo una vita a mettere insieme la valanga di pensieri ed emozioni che mi aveva generato.

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  3. Quanto entusiasmo. Aggiungo alla lista anche questo, allora ;)

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  4. @Eraser: Che emozione per Carlos Reygadas dev'essere stata:)
    mi piacerebbe anche vedere Lisandro e Carlos nel divano, chissà che bel dialogo, tutto in spagnolo

    @Einzige: è uno di quei film che lavorano dentro, e riferimenti e simboli non mancano, non lascia indifferenti, è un'altra visione.

    @Elio: ti colpirà, vedrai:)

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  5. Praticamente su quel divano c'è l'ahimè passato ed il futuro del cinema che più mi piace. Spettacolo.

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  6. adesso mi accorgo che il "francobollo" affianco al tuo nome è l'immagine di Alejandro Ferretis

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  7. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  8. Ciao Ismaele, complimenti per il blog!
    Ho curiosato velocemente e ho intravisto molti post interessanti che con la calma andrò ad approfondire. Intanto approfitto per rispondere a questo, visto che quel capolavoro d'esordio che è Japòn, rispecchia in pieno lo stile cinematografico che maggiormente apprezzo e su cui ho improntato il mio nuovo blog. Quando ti và di farti un giro dalle mie parti sarai il benvenuto :) A presto!

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  9. ciao, grazie dei complimenti, sono passato in visione sospesa e mi sembra un blog che merita:)

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  10. Come hai potuto notare è un blog ancora fresco, se merita lo si scoprirà con il tempo...
    Da Reygadas a Tarr, noto con piacere molte affinità in fatto di gusti :) Grazie per la visita!

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  11. ho visto anche la tua pagina su Mubi, mi sa che Alice Rohrwacher è fra le affinità.
    a presto

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    1. no, ci passo ogni tanto, è una miniera:)

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  12. anvedi che parterre de roi che t'aveva commentato, tutto er Gotha della critica bloggistica italiana ;)

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