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martedì 26 dicembre 2023

Naissance des pieuvres - Céline Sciamma

la macchina da presa segue tra ragazze, Anne, Marie e Floriane, i ragazzi quasi non esistono.

Marie è innamorata della bella Floriane, sogno inarrivabile di tutti i ragazzi, la segue come un cagnolino, pende dalle sue labbra e dai suoi sguardi.

opera prima di Céline Sciamma, il film parte lento, e cresce in maniera irresistibile.

amore, desiderio, devozione, occasioni mancate, c'è tutto questo e altro ancora.

un film che non delude, promesso.

buona (femminile) visione - Ismaele


 

 

Come in Tomboy, anche in questo suo esordio cinematografico Celine Sciamma si interessa ai corpi.
Corpi in graduale mutazione, ancora acerbi come quello di Marie che quasi per contrappasso risulta la più consapevole della propria sessualità, sgraziati come quello di Anne o già lascivamente femminili come quello della bellissima Floriane.
Naissance des pieuvres è giocato tutto sui paradossi che vivono sulla propria pelle le tre protagoniste femminili, adolescenti inquiete alla ricerca della propria essenza soprattutto nella sfera affettiva e sessuale.
La Sciamma è brava nel catturare fotograficamente l'istante in cui queste ragazzine escono definitivamente dai loro giochi di bimba per diventare donne.
E'un film di scoperte inaspettate, di balbettamenti sentimentali, di decisioni improvvise, di prove e controprove per riuscire a stabilire ciò che veramente si vuole.
Non è sempre semplice muoversi nel mondo selvatico dell'adolescenza in cui viene rivelata  tutta la natura dell'homo homini lupus.
Gli adolescenti sanno essere molto cattivi, sanno colpire dove fa più male e provocare ferite difficili da rimarginare.
Le tre protagoniste di questo film affrontano la propria crescita (da intendersi in senso lato)  in modo diverso, antitetico.
Marie è la più consapevole della propria crescita , la più riconciliata con la propria sessualità ma si lascia trasportare spesso dall'emozione( ormonale) del momento, accettando di fare la lacchè di Floriane solo per starle vicino in quanto infatuata da lei(il classico colpo di fulmine,avvenuto a bordo vasca).
Floriane,a prima vista assai disinibita è la classica ragazza che è ciò che non appare. In realtà per lei l'approccio al sesso è qualcosa più simile a un gioco infantile, non si cura delle conseguenze del suo atteggiamento mutevole e ambiguo.
Probabilmente è quella che conosce meno le potenzialità del proprio corpo,sembra che abbia molti ragazzi a sua disposizione ma in realtà non ne ha nessuno.
Quello che scopre su di sè lo scopre con Marie.
E poi c'è Anne, sgraziata ragazzona che ha un rapporto con Marie che va oltre la semplice amicizia. C'è qualcosa di più profondo ma lei cerca quasi compulsivamente ragazzi per fare sesso forse proprio per testare la propria omosessualità.
Usa il corpo dei maschi per sapere che lei vuole solo Marie.
Naissance des pieuvres narra una storia in divenire che il cui inizio e il cui termine non sono necessariamente i titoli di testa e di coda del film.
Narra di tre spiriti liberi che neanche il nuoto sincronizzato (simbolo di armonia) riesce a far convivere.
Le apparenze ingannano, la metà maschile dell'universo brilla per inutilità in un mondo in cui gli adulti non hanno cittadinanza.
I rapporti tra Marie, Anne e Floriane sono regolati da geometrie variabili e da fili invisibili che forse non si spezzeranno mai.
Naissance des pieuvres più che un percorso di formazione è la presa di coscienza della propria sessualità che prepotentemente si sta affacciando.
E' un film sulla gioia nascosta in un età difficile.

da qui

 

Gia' dai primissimi fotogrammi il film sembra dirti: guarda che le prossime due ore non saranno piacevoli e ti  procurerai una ferita non rimarginabile, mai. Infatti sulle immagini di ragazzine che si stanno preparando ad una esibizione di nuoto sincronizzato aleggia un atmosfera di tensione sottolineata dall' inquietante musica da brivido scritta apposta per il film dal gruppo techno dei Para One. Ma veniamo al film: innanzitutto e' impossibile non accorgersi della bellezza della fotografia e di alcune sequenze o singoli fotogrammi, ricordano i quadri sospesi nel tempo di Balthus e come i quadri di Balthus il film e' intriso di erotismo e provocazione. Il gusto per le modelle adolescenti, leggermente equivoche e cariche di mistero di Balthus e' tutto in Marie ( Pauline Aquart ) che e' la quasi muta protagonista del film. L' altra protagonista, Floriane ( Adele Haenel ) e' di una bellezza sconvolgente, come il film stesso. Marie e' una quindicenne lesbica del tipo BUTCH che si prende una cotta per Floriane. Purtroppo il suo carattere le impedisce di lasciarsi andare e rischiare....il bacio, sgianda, reclamato alla fine del film a Floriane e' fuori tempo massimo. Floriane sembra giocare per tutto il film con Marie cotta di lei come un pesce lesso ma in realta' non aspetta altro che un abbraccio, una dichiarazione d' amore, un bacio improvviso che la fifona Marie non riuscira' mai a disbrigare. Di cio' se ne accorge Marie e questo dubbio ( e se ci avessi provato...? ) e' stupendamente rappresentato nella bellissima scena finale dove Marie e la sua amica Anne, entrate di nascosto in piscina di notte, si tuffano dentro vestite e abbozzano una figura di synchro, guancia contro guancia con gli occhi chiusi a ripensare ai primi approcci col sesso avvenuti quell'estate. Di colpo Marie stacca la guancia e apre gli occhi fissando la telecamera che le riprende dall' alto. Come eravamo stati avvertiti all' inizio del film, Marie, guardandoci sembra volerci dire:.... eravate stati avvisati.......VOTO 10.

da qui

 

…In generale, la regista adotta nei confronti delle tre protagoniste (che nel proseguo delle vicende risulteranno ben più complesse di quanto poteva sembrare all’inizio) un approccio intimo e sensibile, ma sempre pudico e rispettoso. La rappresentazione dell’atto sessuale è sempre disincantata, mero modo di conformarsi a quello che le amiche si aspettano da loro: i toccanti primi piani ci trasmettono il tormento e la fatica, piuttosto che il piacere. L’opera va ben al di là dall’essere una programmatica lesbo love story: la complessa relazione tra Marie e Floriane è giocata interamente sul non detto, sull’ellissi, sul confine tra amicizia/amore, attrazione/repulsione. Il finale è aperto, riflettendone la psicologia: fluida e incasellabile, che forse solo col sopraggiungere dell’età adulta raggiungerà una stabilità.

da qui

 

…L’adulto scompare, non può comunicare con questo mondo piccolo eppure immenso, perché spenta è la sua fiamma primigenia, lo spirito innocente di quel fanciullino “che ha paura al buio, perché al buio vede o crede di vedere; quello che alla luce sogna o sembra sognare, ricordando cose non vedute mai; quello che parla alle bestie, agli alberi, ai sassi, alle nuvole, alle stelle” (Pascoli). Si scorgono così rimandi al cinema di Truffaut, a quel tredicenne imprigionato in una giostra che gira e gira ed è piena di occhi, di sagome, di regole e costrizioni asfissianti nei Quattrocento colpi. In ogni caso l’adolescente non si accetta e non si sente accettato, è vittima di un mondo che non può essere modellato a proprio piacimento (semplicemente utilizzando una plastilina colorata) ma deve imparare a saper gestire quella giostra centrifuga, tuffarsi per la prima volta, respirare il fondo e poi risalire abbracciando il pelo dell’acqua, guardando in alto “l’ultima cosa che si vede” prima che il tempo torni a invadere tutto, ogni cosa.

da qui

 

giovedì 9 gennaio 2020

Bande de filles (Diamante nero) - Céline Sciamma

un film sorprendente, la storia di quattro ragazze che vogliono sopravvivere e vivere, nella banlieu dove sono nate.
e sopra tutte è la storia di Marieme, quel quartiere è una prigione, troppe costrizioni, troppa violenza, anche in famiglia, la mamma è assente, fa le pulizie negli hotel, due sorelle più piccole le vogliono un bene dell'anima, il fratello maggiore la picchia, vuole evadere, a qualsiasi costo. 
e va via, in solitudine.
e però certi costi sono troppo alti.
un film bellissimo, cercatelo - Ismaele





Ce l’ho con te, creativo padano o capitolino di prima seconda o terza generazione, tu sei la prova che l’Italia è un paese con la p minuscola, tu hai infangato quest’opera, o concorso ad infangarla, chiamandola Diamante Nero perché si parla di una protagonista nera e si fa riferimento alla quasi omonima canzone di Rihanna; tu, creativo padano o capitolino, educato da più lustri a blandire il ventre molle di questa comunità occlusa, hai pensato di unire utile e dilettevole, magari nel primo brainstorming avevi anche provato a proporre un titolo eponimo con il nome della protagonista, Marieme, poi, siccome gli ultimi focus group ti hanno confermato che qui l’aria è amara per tutto ciò che puzza di umanità, hai svoltato su una titolazione degna del nuovo partito della nazione, fascialittoria come Faccetta Nera, magari adesso ancora ti crogioli nella pozzanghera del tuo acume da trilobita. Fottiti, creativo padano o capitolino, questo film non si chiama Diamante Nero, si chiama Bande des Filles, alla regia c’è Celine Sciamma.
L’onestà non ci fa difetto, quindi ci prendiamo briga di attaccare anche la Sciamma, perché nel suo titolo evoca un plurale che non c’è, o c’è solo in parte. Questa infatti non è un’opera sul generico disagio giovanile, non è uno sguardo su una pink gang di periferia, nemmeno su una generazione di adolescenti difficili, è un singolarissimo individuale coming of age, una ragazza sola osservata nelle anse di una formazione, sessuale e individuale, aleatoria e contingente, che per contingenza e aleatorietà condivide parte del suo percorso con altre come lei, donde anche il titolo inglese, Girlhood cioè Sorellanza, è solo parzialmente giustificato. Sciamma è una brava, sin dal primo film ha mostrato di avere l’occhio della cantastorie dei minori di anni 18, sovversivamente  rappresentati nella furia delle tempeste ormonali più che nella mangrovia delle relazioni familiari, e qui incomincia alla grande, anzi, alla grandissima, con 10 minuti di cinema assoluto, un gruppo di ragazze sulla via del ritorno a casa dopo una partita di football americano (!), chiacchiere e scherzi e allegria e socialità camminando sotto i portici o nei vicoli  o nelle piazze, e d’un tratto, lì in lontananza ecco i nemici, i maschi del branco, famelici come lupi, inquietanti come orchi, ripresi come ombre, e subito il silenzio che scende, la minaccia incombente della prevaricazione, dell’abuso, della violenza. Straordinario…

…Dans la France de 2014, les pièges, les dangers, les loups-garous sont nombreux pour une jeune-fille-noire-prolétaire-solitaire-sans diplôme. Le diamant dans le ciel retombe sur terre, parfois sous terre, ramené à l’état
de caillasse toc par la loi sociale, toujours masculine et brutale – dealers, proxos parsèment son chemin, de la cité à la ville. Et à chaque séquence du trajet cahoteux vers son destin de femme, Vic change de costume, d’apparence : haut de jogging “caillera” qui efface le genre, minijupe et perruque blonde pour souligner une féminité artificiellement sophistiquée, le parcours existentiel est aussi une affaire de transformations visibles, comme dans les contes.
Si le portrait de Vic est complexe, si le tableau des mécanismes sociaux qui agissent sur elle est subtil, Céline Sciamma reste néanmoins une cinéaste “ligne claire”, limpide dans son récit et ses options de mise en scène. Comme dans Naissance des pieuvres ou Tomboy, elle montre une véritable aisance pour rendre la complexité parfaitement lisible. Ici, elle est bien aidée par un quatuor de comédiennes effectivement pur diamant : Karidja Touré, Assa Sylla, Lindsay Karamoh et Mariétou Touré sont aussi craquantes, marrantes, poignantes que leurs doubles de fiction. Quand on voit tant de beauté, de talent, de vivacité, d’intelligence et de sensibilité à l’œuvre, on se demande mais comment, comment, comment peut-on être zemmourien ?!
Car Bande de filles est aussi politique que Tomboy, non parce qu’il déploie un message programmatique mais parce qu’il se place pile-poil au cœur des prurits qui démangent une partie de la société française. Ce titre, Bande de filles, désigne aussi bien le groupe qu’une insulte réappropriée. Etre traitée de “fille” (ou de “pédé”, de “goudou”, de “youpin”, de “négro”…), c’est toujours un honneur parce que ça vient toujours d’une bande de cons.

… En Bande de filles podemos encontrar así, revueltos, diseminados y personificados en la ambivalente Marieme, los clásicos conflictos adolescentes que siguen persiguiendo a los miembros de cada nueva generación, y que aquí se focalizan en especial en la obsesión por la aceptación, por ser a la vez cool, fuerte, independiente, bonita, deseada, admirada, y también temida. Sin llegar ni por asomo a la sensibilidad radiante ni la profundidad psicológica abrumadora de su anterior trabajo, aquella elocuente y delicada Tomboy que exploraba los arquetipos de género desde la óptica conmovedora de la mente infantil, Bande de filles perpetúa el lenguaje sensorial y vitalista de la filmografía de Sciamma, y su curiosidad insaciable por radiografiar el alma humana, por captar esos momentos de felicidad efímera tan anclados al recuerdo de cualquiera. La memorable secuencia de las chicas cantando y bailando Diamonds, de Rihanna, entre las cuatro paredes de una anodina habitación de hotel es la mejor muestra de la euforia compartida de una adolescencia febril que se escapa entre los dedos.

… Personnellement, ce film me semble faire le même effet que « Into the wild » de Sean Penn. Adoré des uns, détesté des autres. « Bande de filles » est un film dans lequel il est difficile de ne pas porter de jugement sur les actes des personnages, qu’ils soient enfantins, immatures, irrespectueux, nécessaires, ou libérateurs... Quelle que soit notre position, on ne peut qu’admettre que Céline Sciamma est une grande réalisatrice, qui filme les femmes comme personne, et qui a eu le courage qu’aucun réalisateur français n’a encore eu : faire un film uniquement avec des actrices noires. Quatre diamants bruts à l’état pur, qui ne laisseront aucun spectateur indifférent.

… Sciamma en Girlhood nunca juzga sus acciones, alguna de ellas reprobables, pero perfectamente comprendidas en un entorno viciado de violencia. Es destacable, especialmente, aquella violencia que ejerce el sector masculino sobre ellas, por ejemplo, el hermano de Marianne que actúa como autoridad patriarcal. Es, por tanto, una violencia que ellas ya han interiorizado, dado que también actúan con agresividad frente a otros grupos de chicas, siempre entendidas como rivales. En esa línea se entiende la elección cromática dominante: la tonalidad azul con su carga ambivalente. Por un lado, es un color luminoso y claro, es el despertar y su belleza. Por el otro, dicho color no deja de ser frío, en analogía al duro entorno en el que viven.
Si hemos hablado de capítulos, donde el encuentro de Marianne con Lady y las otras chicas es el más importante, Sciamma atiende siempre a la evolución de Marianne. No es casual que cuando pierde el contacto con ellas, vuelva a su primigenio aspecto andrógino, a las trenzas. El siguiente será el encuentro con el sexo y el primer amor. Y la película que podría haber finalizado con el momento final en el que ya no volverá a encontrarlas, dejándonos con el corazón en un puño, sin embargo al centrarse en Marianne y su crecimiento capta perfectamente esa sensación de lo efímero, muy apegada a esta edad intersticial. Es muy probable que en la adolescencia es cuando tomamos conciencia por primera vez conforme todo es provisional, que los momentos de felicidad no van a durar para siempre. Sabemos perfectamente la vida que no querremos tener en el futuro, pero no sabemos cuál es el rumbo que seguiremos. En la adolescencia aprenderemos que todo termina y que todo cambia. Pero recordaremos a nuestros amigos, tan bellos y tan perfectos. Y recuperaremos la felicidad.

…Girlhood se erige como la película en la que Sciamma parece más comprometida socialmente. La protagonista es una muchacha de los suburbios de París que pretende salir por todos los medios de un lugar donde con toda probabilidad logrará trabajos precarios y un embarazo no deseado. No obstante, las circunstancias no van a ser las más propicias. El centro educativo donde estudia le obligará a escoger la formación profesional en detrimento del bachillerato del instituto de secundaria, la opción que ella realmente desea. Visiblemente enfadada, se unirá a un grupo de chicas que se dedica a perder el tiempo y pelearse. Sciamma acierta al imprimir autenticidad a las conductas y los diálogos de las componentes de la pandilla. También atina al escoger actrices no profesionales para dar vida a personajes que se encuentran muy cerca de su propia realidad.
La realizadora muestra, además, un cariño por la protagonista y sus colegas, unas jovencitas que juegan a ser dueñas de su destino, aunque tengan claro que su porvenir no es precisamente el más halagüeño. Incluso les reserva un pequeño oasis con forma de habitación de hotel, donde las cuatro juegan a ser mayores y elegantes mientras bailan al ritmo de Diamonds, la canción de Rihanna que habla sobre alcanzar el éxtasis y brillar en la oscuridad como diamantes.
Hay sensibilidad en la manera en la que Sciamma refleja la dura vida de una chica de barrio pobre que tiene que renunciar muy pronto a sus sueños por culpa de las circunstancias. No hay en la película de la francesa ningún tipo de discurso que subraye las intenciones críticas, aunque sí la plasmación en imágenes de un lugar terrible, donde gran parte de sus habitantes parece predestinado a perpetuar la marginación y exclusión…

…Sul piano della narrazione, Bande des femmes si presenta con una struttura rapsodica assai singolare. Il punto di vista pressoché unico è quello di Marieme/Vic ma, pur procedendo secondo una progressione monopuntuale e lineare, il racconto si dirama ben presto in diverse direttrici nelle quali viene articolato il rapporto tra la protagonista e il fratello o le sorelle, la madre, le ragazze del gruppo, Bébé, e via dicendo. Inoltre, le varie tappe del percorso di crescita personale della protagonista, spesso ma non sempre collegate ad eventi che vedono coinvolte altre ragazze della banda, come l’umiliazione subita da Lily e la rivincita che Marieme stessa si prende sulla leader rivale, sono seguiti da momenti di nero e ripartenze improvvise e imprevedibili.
Sul piano della scrittura filmica, Sciamma compie delle scelte controcorrente. Laddove ci si aspetterebbe un naturalismo esasperato, con macchina a mano, luce naturale e riprese dal vero, la regista si muove secondo logiche sue proprie, che mescolano verismo e formalismo, calco documentario e reinvenzione. Le giovanissime interpreti vengono tutte dalla strada e sono alla loro prima esperienza sul grande schermo, ma per riprenderle Sciamma sceglie stavolta soluzioni “pesanti” come il travelling ripetuto, la ripresa in continuità, il cinemascope e la ricostruzione integrale degli interni in studio, senza peraltro che questo partito preso prenda il sopravvento sulla drammaturgia o sulla direzione attoriale. Molto libera e felice l’articolazione del montaggio e l’utilizzo della colonna sonora: al tema elettronico pulsante di Para One, la regista mescola la ripresa di pezzi di volta in volta hip hop o pop. Tra i momenti di maggiore impatto liberatorio, le due sequenze in cui le ragazze si lasciano andare alla musica, nel primo caso ballando e cantando Diamond sulle note di Rihanna, all’interno della stanza d’albergo che hanno preso per una festa notturna a quattro; nel secondo improvvisando assoli hip hop all’aperto, a pochi passi dall’arco della Défense.
In altri momenti, nei quali invece si fa strada la violenza che è legge nella banlieue, si ha l’impressione che Sciamma metta volutamente tra parentesi il proprio punto di vista, ma la forza del film sta proprio in questo suo sguardo complice ma non ricattatorio, coinvolto senza essere populista, antimoralista ma lontano da immedesimazioni ambigue, con cui, grazie anche alla straordinaria prova d’insieme delle interpreti e in particolare al profilo mutevole e impenetrabile della protagonista, la regista incornicia le sue ragazze, ciascuna delle quali vive di una mirabile luce propria, irriducibile a compiti narrativi o pseudosociologici. Da questo punto di vista, Bande de filles declina insieme questioni di genere, classe, “razza”, e arricchisce costantemente la fenomenologia della “seconda generazione” con intelligenza, proprio col suo tenere dritta la barra sull’individualità. Perché se ciascuno e ciascuna a suo modo fa i conti con la condizione adulta, o si ridefinisce sul piano di genere, lo stesso può dirsi per tutti gli altri ambiti che chiamano in causa la linea del colore e le eredità del colonialismo, e Bande de filles ce lo ricorda, anche questo senza volere.
…L’ouverture du film tient du sublime : au-delà de la découverte de filles en train de jouer au rugby (une prime réappropriation d’un univers réservé d’ordinaire aux hommes), Céline Sciamma révèle avec une force rare la réalité qui régit l’espace public où les filles (femmes) deviennent les attributs des hommes, baissent la tête et avancent en silence. Ainsi lorsque les jeunes filles, encore excitées par leur entrainement, pénètrent la cité, elles plongent soudainement dans un mutisme saisissant. Les silhouettes masculines les entourent, comme menaçantes – une impression renforcée et confirmée alors qu’elles se séparent peu à peu. Du groupe se détache une figure, celle de Marieme, dont le récit et les lignes de vie ne sont dès lors qu’un point de vue sur une réalité commune. Trop commune.
La construction scénaristique est habile et parfaitement maîtrisée. Plus encore que son caractère universel, Céline Sciamma parvient ainsi à donner à sa BANDE DE FILLES plusieurs degrés de lecture : chaque geste, chaque mot trouvant un écho bien au-delà de la ligne narrative qui aborde brillamment les relations familiales, amoureuses, amicales et « sociales ».
Superbe et « esthétique », la réalisation n’est jamais esthétisante, Sciamma créant une syntaxe pleine de sens en jonglant à dessein avec les effets de mise en scène et de montage, le réalisme et les artifices, bref avec l’ensemble des possibilités que lui offre le médium cinématographique. Une grammaire pleinement expressive et quelque fois, lorsqu’elle exacerbe l’énergie des protagonistes, jouissive. Enfin comment ne pas être sous le charme face à l’ensemble des interprètes (Karadja Touré en tête) qui sont d’une justesse admirable – ce qui confirme par ailleurs l’acuité de la réalisatrice à diriger ses comédiens.

domenica 29 dicembre 2019

Ritratto della giovane in fiamme - Céline Sciamma

quando non c'erano le macchine fotografiche chi poteva pagava un dipinto.
Marianne, giovane pittrice, si reca in una casa, forse di nobili, in un angolo sperduto e ventoso di Bretagna, per fare il ritratto di Héloïse, uscita dal convento per essere "ceduta" (oggi diremmo venduta), al posto della sorella morta, a un nobile di Milano.
in quell'angolo di mondo Héloïse è triste e insopportabile, forse per la sorte che l'attende, ma la missione impossile di Marianne riesce, alla fine ci sarà un quadro bellissimo, ma non è quello che vediamo all'inizio del film.
le due ragazze, giorno per giorno, si conquistano, e la loro vita cambierà per sempre, quei giorni saranno incancellabili, per sempre.
e il numero 28 sarà molto importante.
un film d'amore, di pittura, di musica, di paesaggi e di bellezza vi aspetta, non abbiate paura della bellezza, sarete ricompensati - Ismaele










…Portrait of a Lady on Fire (nel significato doppio di ritratto di una donna in fiamme), un’opera attraversata da una delicatezza rara (la mano lieve ma sempre rigorosa alla regia della Sciamma) che affronta il tema della scoperta del sé, della propria sessualità, attraverso l’incanto artistico, ruotando attorno al doppio binario del fascino della pittura e della bellezza del rivelarsi poco a poco di due ragazze ritrovatesi a vivere un momento cocente di passione, di una prossimità fisica bollente come il fuoco del titolo e del dipinto.
Céline Sciamma segue con occhio sempre presente  e partecipe, con indulgenza e tenerezza il conflitto interiore vissuto dalle due bellissime e bravissime protagoniste, e ne scioglie lentamente e carezzevolmente i nodi emotivi e comportamentali, trasferendo fuori dallo schermo la percezione realistica di un sentimento prima imploso, poi per un attimo esploso e poi infine confinato e affidato alla custodia della memoria. Perché proprio come nel bellissimo mito di Euridice e Orfeo in cui il film si definisce e si “specchia”, creando il parallelismo di senso nell’amore che svanisce di fronte ai propri occhi per il troppo desiderio, Portrait of a Lady on Fire getta un ponte di raccordo con quelle ragioni della proiezione e della memoria che spesso brillano più della realtà, e indica come – di fatto - il poeta (o l’artista) sia più propenso a coltivare l’idea che la verità…

…Ritratto della giovane in fiamme non si limita quindi al racconto della scoperta di un amore, ma più in generale traccia una possibile via all’emancipazione, sessuale e quindi politica. Sciamma utilizza le sue attrici (Noémi Merlant e Adèle Haenel) con grazia sempre più scoperta; mette in scena un mondo in cui la presenza maschile è un semplice vettore (i rematori della barca che portano Marianne all’isola, il fattorino incaricato di consegnare il quadro al futuro marito di Héloïse a Milano) o una indefinita serie di volti nella folla, una realtà marginale che irrompe nelle uniche scene mondane del film (galleria d’arte o teatro); utilizza la concretezza materica dei colori e l’impulso erotico della musica (dal sabba in odore di stregoneria buona di un falò notturno in cui si canta polifonicamente “non si può fuggire” – da sé, dai propri sentimenti – all’Estate vivaldiana del finale) come puntelli emotivi; ragiona sulla sottile differenza tra rimpianto e ricordo (Héloïse che a letto sussurra: «ho imparato un nuovo sentimento»); usa il mito – quello ricorrente di Orfeo e Euridice, evocato e dibattuto nella scena che è al cuore del film – in maniera concretissima, arrivando a fissare sulle pagine delle Metamorfosi ovidiane l’unica memoria che a Héloïse resterà di Marianne, un autoritratto disegnato copiandosi in uno specchio incastonato tra le gambe dell’amata; mescola elementi pittorici del canone romantico (la scogliera, il mare in tempesta) con reminiscenze minimali, quasi gozzaniane, degli interni che i personaggi abitano.
Sciamma tratteggia il suo discorso culturale e politico nascondendolo dietro un’anima mélo; punta il suo sguardo di donna (e questo è un film di occhi e di ciglia, di increspature di pelle, di sussurri e di sospiri) su un amore impossibile che cerca e trova spazio, contro ogni rispettabilità imposta dall’alto, rivendicando la possibilità di un modo diverso di stare al mondo e in noi stessi (in loro stesse!), fieri e consapevoli.
Ritratto della giovane in fiamme fonde magistralmente forma e contenuto, teoria e racconto, cultura di genere e diritto alla passione, concedendosi qualche languore ma con gli occhi lucidi e ben puntati sul nocciolo, ancora ben vivo, della questione.

…Una delle ragioni di maggiore entusiasmo è la densità di significati che Céline Sciamma ha saputo inserire nel film, senza però appesantirlo minimamente: la narrazione scorre veloce e coinvolgente, pur fornendo spunti di riflessione sul femminismo, sul rapporto fra artista e musa, sulla pittura (e il cinema) come sguardo che restituisce sostanza ai soggetti immortalati, sul mito di Orfeo ed Euridice.
Il fatto che Sciamma abbia saputo realizzare un film compatto, nonostante la quantità di elementi narrativi messi in campo, è ragione d'elogio di per sé. Che l'abbia fatto mettendo in scena una vicenda struggente ed emozionante è la cifra di un cinema di enorme livello.

…Céline Sciamma si prende tutto il tempo per descrivere con piccole pennellate narrative la nascita di un amore che – scopriremo nelle due straordinarie, delicate eppur potenti scene finali del film – durerà per sempre, senza mai svanire, anche quando la vita separa i destini delle due donne. Il rapporto tra Marianne ed Héloïse nasce  sulle scogliere battute dal vento e dalle onde dell’Oceano Atlantico, o nella cucina scarna e disadorna del castello disabitato e non restaurato usato come set e congelato dal tempo – ambienti e paesaggi mirabilmente fotografati da Claire Mathon. L’amicizia e poi una sorta di reciproco abbandono ai propri sentimenti diventa amore sotto lo sguardo della giovane cameriera Sophie (Luàna Bajrami), che ne diventa anch’essa quasi complice, dopo che le due ragazze l’aiutano ad abortire.

…Il significato di queste amitiés, così come le loro implicazioni più o meno sovversive, varia in base al periodo storico di appartenenza, ma c’è un dettaglio che le identifica tutte: il loro esistere al di fuori delle imposizioni sociali, familiari ed economiche rappresentate dall’istituzione matrimoniale che imbriglia invece i rapporti uomo-donna. «Perhaps what writers liked about this kind of bond was that it seemed so unlike the one between men and women as codified in marriage. They imagined it as pure emotion, soaring above the wordly concerns of law, economics, and reproduction», scrive Emma Donoghue.
A Céline Sciamma, che è una cineasta del 21esimo secolo, non interessa però una visione esclusivamente emozionale e romantica dei personaggi femminili, e cala Marianne e Héloïse in un contesto molto concreto: l’amore che nasce tra loro non è una fuga dalla realtà, ma uno strumento per vivere nella realtà, e nel futuro che le attende, in maniera più piena, consapevole e indipendente, se non sul piano materiale almeno su quello intellettuale…