anche in Italia sono stati girati dei kolossal, come il grande Ulisse di Mario Camerini.
Kirk Douglas (avversario del maccartismo e amico di Dalton Trumbo (leggi qui), è Ulisse, e la storia omerica viene interpretata in maniera indimenticabile.
ottimi tutti gli altri attori e attrici, SIlvana Mangano interpreta Penelope e anche Circe.
un film da non perdere, promesso.
buona (Kirk) visione - Ismaele
…Viene
rappresentato un Ulisse molto legato all’immaginario degli
anni Cinquanta, tanto dal punto di vista fisico quanto da quello psicologico. Nonostante la rilettura cinematografica,
la sua caratterizzazione rispecchia in molti aspetti la figura dell’Ulisse omerico.
L’eroe appare infatti duro, categorico, superbo e segnato dalla hybris; non
è soltanto astuto, ma anche arrogante.
Ed è proprio
attraverso questa caratterizzazione che la componente umana diventa centrale. L’eroe
non viene presentato come una figura perfetta e distante, ma come un uomo
capace di errori, debolezze e contraddizioni. La fragilità emerge
soprattutto nell’incontro con Circe, dove l’astuzia di Ulisse lascia
spazio alla tentazione e alla vulnerabilità. Il film riduce inoltre
notevolmente la presenza fisica e diretta delle divinità, rendendo il racconto
più umano. Il conflitto diventa soprattutto terreno e psicologico.
Kirk Douglas
è particolarmente efficace proprio in questo aspetto. La sua interpretazione mette in
luce tanto i lati positivi quanto quelli negativi del personaggio, fino al
culmine rappresentato dalla spietatezza della scena finale, quando Ulisse affronta
i pretendenti nel palazzo di Itaca.
Questa forte
concentrazione sul protagonista è allo stesso tempo uno dei punti di forza e
uno dei limiti del film. Ulisse domina quasi completamente la narrazione, mentre
il senso dell’attesa, del ritorno e della separazione da Penelope rimane
più marginale rispetto alla centralità dell’eroe.
Un classico
da riscoprire
Ulisse è un film cult del cinema
italiano degli anni Cinquanta e rimane un’opera di grande livello, capace di
unire spettacolo, avventura e interpretazioni memorabili. Il principale limite è la
semplificazione della storia omerica e il taglio di numerosi episodi, ma la
qualità della messa in scena è tale che, una volta entrati nel suo mondo, si
vorrebbe quasi che durasse molto più a lungo.
È uno di
quei film che, nonostante gli oltre settant’anni trascorsi, riescono ancora a
dimostrare quanto il cinema italiano sapesse costruire grandi spettacoli
destinati al pubblico internazionale, e continua ancora oggi a contare molti
affezionati.
Sostanzialmente considerato il primo kolossal del dopoguerra Made in Italy (inteso
prodotto da italiani e quindi non solo girato in Italia con soldi stranieri) l’Ulisse di Camerini è un bell’esempio di rappresentazione
del capolavoro di Omero che, nonostante le necessarie semplificazioni imposte
dallo strumento cinematografico, dimostra una grande sensibilità verso i propri
personaggi. Precisiamo che rispetto ai magniloquenti prodotti d’oltreoceano, il
budget a disposizione da De Laurentiis e Ponti è tutt’altra cosa: basta
osservarne la durata, ben lontana da quelle dei kolossal coevi hollywoodiani,
per constatare che la vicenda ha dovuto necessariamente comprimere o scartare interi
episodi nonchè semplificarne altri, così come sono ben contenute le scene di
massa. Ma questo non è assolutamente un difetto per un genere di film che a un
certo momento sembrava fare gara a stordire lo spettatore con sequenze sempre
più spettacolari; difatti si può constatare invece una volontà di dare spessore
ai protagonisti e tutto sommato forse anche il ritmo della storia ne ha
beneficio. Si possono apprezzare sia delle intrepretazioni accorate, ad esempio
Kirk Douglas, in splendida forma fisica passa dall’esuberanza del suo
personaggio (colpevole di momenti di alterigia verso Nettuno) a momenti di
malinconia (l’incontro con Telemaco o con Argo) o ad altri di profonda
riflessione con l’eroe che decide di rinunciare all’immortalità offertagli da
Circe. Anche il resto del cast è eccellente: vediamo un prorompente Anthony
Quinn in un ruolo arrogante e feroce e Silvana Mangano, all’epoca una star dopo
le prove in film come Riso amaro, che qui assurge ad un ruolo nobile e
orgoglioso. Le trovate registiche peraltro non mancano, l’idea stessa di far
interpretare due ruoli, quello Penelope e Circe, a Silvana Mangano creando un
perfetto bilanciamento tra le due figure femminili che attraggono il
protagonista è uno spunto meraviglioso…
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