Teresa esce dalla galera dopo dieci anni, per aver accoltellato un delinquente che minacciava suo figlio, con l'istinto della mamma dei cinghialetti se vengono minacciati.
quando esce non è un bel vivere, il marito ha una nuova compagna, il figlio non la vuole, qualche lavoretto lo trova, schiava nelle serre o nel taglio delle cadaveri per il consumo umano, lavori in fondo alla piramide sociale umana.
il film si regge sulle spalle di Emma Morrone (che interpreta Teresa), bravissima e credibile nella disperazione di una donna che non vede vie d'uscita.
buona (senza speranza) visione - Ismaele
QUI si può vedere il film, su Raiplay
…Teresa vive alla
periferia di una cittadina laziale insieme al compagno Pietro e al piccolo
Antonio. La precarietà economica, le difficoltà quotidiane e l’inaffidabilità
dell’uomo mettono continuamente alla prova il fragile equilibrio della
famiglia. Quando Pietro arriva a rappresentare un pericolo per il figlio,
Teresa compie un gesto estremo per proteggerlo, una scelta che le costa dieci
anni di carcere. Una volta tornata in libertà, la donna trova un mondo
profondamente cambiato. Antonio è ormai un ragazzo, Pietro ha ricostruito la
propria esistenza e il tempo ha scavato una distanza che sembra impossibile
colmare. Nel tentativo di riprendersi il proprio posto di madre, Teresa dovrà
confrontarsi con il peso delle assenze, con i silenzi e con la consapevolezza
che l’amore, da solo, non sempre basta a ricucire ciò che il tempo ha
irrimediabilmente spezzato. Con uno stile rigoroso e asciutto, fatto di
sguardi, silenzi e gesti più che di parole, Chiantini costruisce un racconto
intimo sulla maternità, sul senso di colpa e sulla difficoltà di ricominciare.
Il regista Stefano
Chiantini racconta il cuore del progetto: “Il ritorno a
casa di una madre dopo una lunga assenza diventa il racconto di un viaggio che
dovrebbe colmare il vuoto creato da quel distacco forzato ma che finisce invece
per amplificarlo. Mi interessava analizzare le dinamiche psicologiche ed
emotive di una persona che torna dopo una lunga separazione e misurarmi con il
suo animo e con quello di chi le sta accanto. Ho scelto di raccontare tutto questo
attraverso le atmosfere e il corpo, eliminando quasi completamente il dialogo
dalla scena. Il silenzio e il non detto si caricano così dell’impotenza della
protagonista, mentre il volto e il corpo dell’attrice diventano gli strumenti
attraverso cui emergono emozioni e pulsioni interiori”…
…Fin dalla scena iniziale, il film di
Chiantini si presenta come un melodramma che introduce la discesa agli inferi
senza ritorno della protagonista. Teresa esce dalla porta della casa della sua
datrice di lavoro, licenziata da costei. Scorrono i titoli di testa e la camera
segue la malinconica routine di Teresa, bambino piangente tra le braccia come
una giovane mater dolorosa, costretta al taccheggio per procurarsi gli
omogeneizzati per il pupo e ad attraversare la strada statale tra macchine
veloci per raggiungere l’estrema periferia romana.
Il suo ritorno dopo la detenzione enfatizza
l’impossibilità di ricreare un equilibrio malgrado il regista insista nel
mostrare scene di pseudo normalità quali il desinare o il preparare i pasti.
Cupo come lo sguardo della protagonista, il film
di Chiantini è una pellicola sincera che ha Emma come punta di diamante. Sicuramente
da vedere.
…Il ritorno, che segna il ritorno al cinema di
Emma Marrone dopo la convincente prova in Gli anni più belli di Muccino, sottolinea il dramma del quotidiano
attraverso gesti ripetuti: le pause-pranzo in silenzio, il figlio attaccato a
un gioco sul calcio, la carne rubata di nascosto al lavoro. Il film di
Chiantini lavora sul loro accumulo per portarli a un punto-limite e, anche se a
un certo punto della storia avviene un episodio decisivo, non riesce però a far
avvertire come stiano consumando gradualmente la protagonista.
Tutte le vicissitudini sono già
segnate a livello di scrittura: la sorte dell'amica che ha aiutato Teresa, il
tentativo disperato e inutile di ritrovare la sintonia con il proprio partner. Il
film non sembra muoversi mai e si vede anche dalla fissità delle espressioni di
Fabrizio Rongione.
Teresa è la 'donna tutta sola' di Mazursky che forse potrebbe avere la
disperazione di Gena Rowlands in Cassavetes. Ma sono solo sfocati dettagli di
un cinema che è chiuso nella sua ripetitività in attesa che succeda qualcosa ma
finisce per diventare solo monotono e che appare frenato nei dialoghi e nei
conflitti tra la protagonista e il figlio…
…Il ritorno torna a mettere in scena una famiglia con le sue
difficoltà, in cui è la figura femminile quella centrale; in Naufragi era Michela Ramazzotti, nel nuovo film
Emma Marrone che, dopo la convincente prova ne Gli anni
più belli, conferma anche questa volta il suo talento da attrice.
Il cinema ha raccontato spesso storie di rinascite, riscatti e seconde
possibilità. In fondo è quello che chiede Teresa, poter tornare ancora insieme
a Pietro e soprattutto riconquistare l’affetto del figlio. La vita però non va
sempre nella direzione dei nostri desideri e la dura realtà è quella con cui si
scontra la protagonista; il carcere le ha tolto non solo la vita che faceva
prima ma anche quelle che avrebbe potuto avere dopo. Il film si poggia tutto
su Emma Marrone, sui suoi sguardi tra rabbia repressa
e sofferenza, sul suo corpo e sui suoi silenzi. La sceneggiatura è secca,
asciutta, i dialoghi sono pochissimi, sia con Pietro (Fabrizio Rongione) che con Antonio (Lorenzo Ciamei) che non riesce proprio più a stare
con la madre e glielo dice chiaramente. Il ritorno si caratterizza anche per le
tante scene ripetitive che scandiscono la quotidianità di Teresa: i lunghi
viaggi per arrivare sui posti di lavoro (nelle serre o in un macello), i ritoni
a casa, le cene nel silenzio e senza dialogo con il figlio, la solitudine al
momento di andare a dormire. In questo senso il film di Stefano Chiantini è un po’ “claustrofobico”,
non respirano i personaggi e neanche gli spettatori, ma riesce a descrivere con
discreta efficacia il mondo reale in cui si muove la protagonista.
Nessun commento:
Posta un commento