sabato 1 agosto 2026

Prima di noi - Daniele Luchetti, Valia Santella

si parte dalla prima guerra mondiale fino agli anni '60-'70, una famiglia tenuta insieme da Nadia, da quando era ragazzina fino alla morte.

la storia, meglio le storie, è avvincente, anche quando sembra che succede poco c'è la storia che scorre, e ognuno si troverà coinvolto.

una bella serie italiana, da non perdere, con bravissimi interpreti, Linda Caridi sopratutto.


QUI si può vedere la serie completa, su Raiplay

 

 

Nel 1917, dopo il disastro di Caporetto e la conseguente ritirata dell’esercito italiano, Maurizio Sartori è in fuga dal fronte e decide di tornare a casa nelle campagne friulane. L’unica persona a cui riesce a confessare di essere un disertore è la madre Nadia, vero e proprio fulcro della famiglia allargata, una donna di grande forza che ricordando gli insegnamenti degli antenati cerca di contenere le irrequietezze dei figli. Da lì in poi, Mauro cerca di ricostruirsi una vita nonostante i sensi di colpa. Attorno a lui e a Nadia si rincorre la parabola di quattro generazioni della famiglia Sartori, che assistono ai grandi cambiamenti che hanno sconvolto il Novecento italiano.

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“In tutte le famiglie c’è chi costruisce e chi distrugge. Ma il destino, come il carattere, non lo puoi scegliere” dice Nadia, mentre racconta della sua famiglia. Una storia, quella dei Sartori – protagonisti della serie Prima di noi di Daniele Luchetti e Valia Santella – su cui grava un’ipoteca mitica, originata dalle colpe dei suoi capostipiti. Quella di Maurizio, disertore della Prima Guerra Mondiale, colpevole di aver abbandonato prima i compagni di fuga feriti per potersi salvare, e poi Nadia, la giovane che lo aveva nascosto in un casale tra le montagne del Friuli e da cui aspettava un bambino. Quella della stessa Nadia che, fucile in mano, ha rintracciato Maurizio, gli ha sparato ad una gamba e lo ha costretto ai ruoli di marito, di padre e di presunto eroe di guerra – scampato ad un campo di prigionia tedesco, secondo la versione concepita dalla donna – cui sembrava incapace di aderire.

Dal Friuli a Torino, da Caporetto al tramonto degli anni ‘70, attraverso le ossessioni e le illusioni di un Paese intero, scorre il sangue “marcio” di tre generazioni di Sartori, che incespicano nella Storia come perseguitati da un demone. Nel dare un nome a questo “mostro”, da un lato Luchetti e Santella analizzano la famiglia come istituzione in fase con i rivolgimenti della Storia (“Non ce la fate proprio a pensare che esistono donne che non vogliono avere figli” dice Eloisa, nipote di Nadia, alle altre donne-madri della famiglia). Dall’altro come il primo insieme di discorsi, norme, immagini, narrazioni che permette all’individuo di riconoscersi quale soggetto dotato di una specifica identità: l’Io che prende contezza di sé specchiandosi nell’alterità più prossima, quella familiare

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la regia, con l’occhio e la mano di Luchetti da sempre attenti alla dimensione etica e quotidiana dei conflitti, trova un equilibrio maturo tra intimità e racconto storico: la costruzione dell’insieme è stato “facile, succede quando si parte dalla base solida di un bel libro, come quello di Fontana. Il racconto mi ha acceso mille piccoli ricordi. Dei miei nonni, dei miei genitori, di personaggi di romanzi o di film che a loro volta si ispiravano alle personali saghe e mitologie familiari. È la storia di coloro che non hanno lasciato monumenti, romanzi, canzoni, che non sopravvivono nemmeno nei ricordi ma che hanno fatto noi, e questo strano posto che chiamiamo Italia“…

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Anzitutto, il racconto, la saga, il grande affresco popolare. L’Italia che dalla disfatta di Caporetto, autunno 1917, arriva fin quasi ai giorni nostri. Dai bisnonni all’urban design, dalle montagne del Friuli con i campi da curare e la polenta da condividere fino all’ultimo cucchiaio, attraverso quattro generazioni, due guerre mondiali, la Ricostruzione, il Boom, gli Anni Settanta, la globalizzazione e le multinazionali. Poi, i temi: l’eredità familiare, la memoria, il senso del tempo e del progresso, la forza delle donne e la loro percezione del pericolo. Nel segno di una figura femminile assai incisa, la caparbia-empatica Nadia. La incontriamo a 17 anni in cerca di una confusa emancipazione e la seguiamo lungo il tragitto tempestoso del Novecento, il secolo della velocità e dei conflitti fino al Boom economico…

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