mercoledì 16 settembre 2026

Sundown - Michel Franco

nel film c'è un mistero che riguarda Neil (Tim Roth), che si scoprirà alla fine.

ambientato nella violenta Acapulco, dove Neil è in vacanza con Alice (Charlotte Gainsbourg) e due nipoti.

a Neil non importa della morte della madre, delle arrabbiature di Alice, e di molto altro, diventa l'amante di Berenice (Lazua Larios), innamorato perché non aveva niente da fare (cantava Luigi Tenco).

come in una cipolla scorrendo i vari strati si arriva al cuore del film, una specie di thriller dell'anima di Neil.

un film convincente, bisogna farsi prendere per mano da Michel Franco.

buona (solare) visione - Ismaele

ps: all'inizio mi ha ricordato Old, di M. Night Shyamalan, ma solo all'inizio.



 

possiamo dire che il concetto di tempo è il vero protagonista di questo Sundown. Partendo dalla sua durata limitata, di appena 84 minuti, passando per quello che sembra mancare nella vita di Alice, sempre sommersa dal lavoro, e per quello di cui Neil prova a riappropriarsi prima che sia troppo tardi, il tempo è centrale nella narrazione. Nonostante questo, però, il suo scorrere non attribuisce nessun tipo di ritmo o dinamismo al film, lasciandosi quasi andare a un lento trascorrere delle ore, caratterizzato solamente dalla ripetizione costante delle stesse azioni un giorno dopo l’altro. Completamente immersa in questa sorta d’inerzia e sospensione, dunque, la vicenda acquisisce la rara capacità di irritare lo spettatore, stanco di non comprendere la vacuità delle azioni e dello sguardo di Neil.

L’uomo, infatti, osserva il mondo che lo circonda seduto al sole su di una sedia in riva al mare, circondato dal clamore di una spiaggia affollata. Un giorno dopo l’altro, un’ora dopo l’altra. Come se fosse immerso in una costante attesa o in una contemplazione interiore di cui non comprendiamo mai l’oggetto. Una scelta stilistica, questa, che appesantisce e rallenta ancora di più l’andamento della narrazione, e che lascia onestamente interdetti nonostante un chiarimento finale che, però, non basta a risollevare le sorti del film. Arrivati ai frame finali, infatti, il regista decide finalmente di imprimere una velocità contenuta per portare lo spettatore a comprendere le ragioni dietro l’irragionevolezza del suo personaggio. Nonostante questo, però, il tempo trascorso ad attendere ha messo a dura prova le capacità empatiche di chi osserva, lasciandolo emotivamente distaccato dal cuore della narrazione…

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Proprio come il Locke/Jack Nicholson con Jane Doe/Maria Schneider infatti il Bennett di Roth trova in Berenice (Lazua Larios, bravissima) una barca su cui salpare verso una nuovo inizio così da lasciarsi lentamente scivolar via un problematico (e silenzioso) vissuto. Franco però non premia affatto l’agire spensierato-sconsiderato del suo (anti)eroe protagonista, finendo con il presentargli il conto di una solitudine soltanto costeggiata e involontariamente desiderata da Bennett nel suo idillio paradisiaco che – tra secondo e terzo atto – va a concretizzarsi sino alla depersonalizzazione dell’individuo in ogni aspetto di una vita sempre più esistenza. Senza alcuna identità, senza appartenenza, senza famiglia, senza amore. Un film su cui riflettere…

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…Due momenti fulminei danno però , in maniera diversa, la svolta al racconto: da Londra una telefonata annuncia la morte della matriarca della famiglia e un breve ,e al primo impatto inspiegabile, segmento di qualche secondo, ci offre la chiave di lettura di tutto il film, ma sfido chiunque a capirlo prima che si giunga alla fine, una trappola narrativa insomma che funziona perchè non svela niente ma che al termine darà una prospettiva nuova alla storia, ammesso che uno si ricordi di quel piccolo inserto…

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Sundown ha il solo scopo di descrivere quella situazione di alienazione dal mondo che è propria dell’uomo, che a volte lo costringe ad allontanarsi dai costrutti sociali che lo vorrebbero operativo secondo le logiche prestabilite. Neil Bennett è un uomo a cui non è mai mancato nulla, ha ereditato denaro e fortuna ed è probabilmente sempre stato abituato ad una vita agiata condita da comportamenti impostati e situazioni standard. Quello che accade nella sua mente risponde alle domande:

“Quale senso ha comportarsi secondo delle regole imposte da altri?”

“Quale senso ha inseguire uno scopo solamente perché ci è stato insegnato così?”

“Quale scopo ha comportarsi come un gregge e reagire alla vita come gli altri si aspettano che tu faccia?”

Sundown è un’opera decisamente interessante, che cattura l’attenzione dello spettatore grazie ad un personaggio enigmatico interpretato in maniera minimalista e precisa da Tim Roth. Purtroppo, le aspettative create nella prima parte della vicenda non vengono concretizzate nella seconda.

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