giovedì 17 aprile 2014

The Act of Killing - Joshua Oppenheimer

come raccontare lo sterminio di un milione di persone (in Indonesia, nel 1965)?
Joshua Oppenheimer lo fa raccontare agli assassini, che entrano nel ruolo di star, orgogliosi delle proprie azioni.
che si pentano o facciano finta non so, di sicuro è originale e riuscito il modo di far "confessare" quei criminali (o quegli eroi, il punto di vista è tutto), che diventano attori di se stessi.
merita di sicuro la visione - Ismaele

ps: per un ripasso veloce di quella storia si può leggere Noam Chomsky (da qui)




Qualcuno potrebbe vedere nella trovata di Oppenheimer una provocazione in stile Michael Moore ma "The Act of Killing", nonostante le immagini forti, è molto più asciutto. Gli autori-intervistatori restano in disparte lasciando i "protagonisti", criminali mai pentiti (e mai puniti) liberi di esprimere le loro opinioni sui loro delitti passati, adducendo ragioni ben poco plausibili (da notare anche il discutibile significato di "uomo libero" attribuito alla parola gangster). Eppure durante le lunghe sequenze in cui le varie uccisioni vengono riprodotte ci sono anche momenti rivelatori in cui Congo mostra vero disagio nel trovarsi "dall'altra parte", come se non ci avesse mai riflettuto più di tanto (col regista che pazientemente, comunque, gli ricorda che le vere vittime non stavano recitando e quindi non venivano aiutate dallo stop del regista).
Il risultato è un film che mette sicuramente a dura prova lo spettatore, decisamente innovativo nella sua ricerca di nuovi percorsi per raccontare ciò che molto spesso si presenta come irraccontabile.

…Soberbia puesta en escena de uno de los hechos más absurdamente diabólicos de la segunda mitad del último siglo. Si de mí dependiera sería de visionado obligatorio en cada colegio por su mensaje; y en cada facultad de cine, por la brillantez de su forma.

…Guardano in macchina e mettono in scena le torture, si divertono a mimare con la voce il suono orrido, rauco ed infinito che esce da una gola umana durante lo sgozzamento. Hanno una memoria così vivida che riescono ad impersonare le loro vittime, specie nelle convulsioni e nelle urla di dolore.
Non sono le pur insostenibili descrizioni delle torture e delle esecuzioni a disturbare di più, no. È l’atteggiamento degli ex-carnefici davanti alla telecamera, la loro allucinante simpatia, il loro mostrarsi nonni affettuosi o freak obesi, padri di famiglia disincantati o guappi in divisa paramilitare, compagnoni allupati e misogini, che accidentalmente hanno dovuto versare fiumi di sangue ed accatastare centinaia di cadaveri perchè era la cosa giusta da fare, senza se e senza ma.
Non temono il giudizio della storia, loro la hanno fatta, la storia, loro hanno vinto.
Il racconto della banalità del male porta alla luce la demenza del male. Una ferocia decerebrata oltre l’immaginabile, paragonabile alla spietata incoscienza di un bambino che strappa le ali ad un insetto e ride felice…

…Son varios de estos últimos los entrevistados en The Act of Killing, estremeciendo de entrada la impunidad y ligereza con que detallan sus torturas y asesinatos de comunistas, que rondan el millar en el caso de Anwar Congo; el individuo mejor dispuesto, por pura inconsciencia, a exponerse ante el objetivo de Oppenheimer.
Las declaraciones de Congo y compañía resultan de sumo interés por cuanto ejemplifican a la perfección la banalidad del mal sobre la que escribió Hannah Arendt a propósito del nazi Adolf Eichmann; la normalidad con la que en determinadas épocas y bajo determinados regímenes el mal puede practicarse, relativizarse y hasta justificarse…

Like Claude Lanzmann's otherwise incomparable Shoah, Joshua Oppenheimer's bracing documentary The Act of Killing reanimates a historical catastrophe without leaning on archival footage. In relying primarily on testimonials grounded at the site of violence, both films argue for a more radical than usual method of bearing witness to unspeakable genocides--in this case, the murder of nearly a million communists, intellectuals, and ethnic Chinese in mid-1960s Indonesia by a cadre of paramilitaries and gangsters who were backed by an American-funded military and subsequently never brought to trial. Yet as much as each project seeks to drag a monstrous past into the light by shooting at the present scene of the crime, Oppenheimer's work is given an even more surreal kick by virtue of the incredible status still afforded to members of the killing squads, politically-connected goons who openly boast of their murders to anyone within earshot, including the film crew…
continua qui

7 commenti:

  1. Dovrei rivederlo sottotitolato in italiano. Originale lo è di sicuro, e certi momenti (come quello dello sterminio di massa) lasciano il segno. Ricordo però, che nel complesso non mi aveva convinto molto.

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    1. quest'anno dovrebbe uscire un altro suo film su una famiglia di sopravvissuti allo sterminio del 1965 in Indonesia di fronte agli assassini (http://www.imdb.com/title/tt3521134/?ref_=nm_flmg_dr_1).

      aspetto quello per un giudizio complessivo, completo, direi.

      questo film merita, ma per me non è il capolavoro assoluto che dicono in tanti

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    2. "non è il capolavoro assoluto che dicono in tanti"...
      E mi pare che siamo d'accordo :)

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    3. ogni tanto si può anche essere d'accordo :)

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  2. Concordo con ViS e con te, Ismaele: non è il capolavoro assoluto che dicono in tanti, però dal punto di vista cinematografico fa paura e anzi hai ragione da vendere quando parli del diventare attori di se stessi, in poche parole hai centrato più di quanto sia riuscito a fare io questo documentario: diventare attori di se stessi, alienarsi, trasfigurare uno sterminio nel cinema e, forse, mostrare la potenza o l'innegabile limite della settima arte.

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  3. Per me una delle massime visioni dell'anno, almeno fino ad adesso.
    Monumentale.

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  4. @ poor Yorick e @ Caden Cotard:

    dice il regista :"I think it's our obligation as filmmakers, as people investigating the world, to create the reality that is most insightful to the issues at hand. Here are human beings, like us, boasting about atrocities that should be unimaginable. And the question is: Why are they doing this? For whom are they doing this? What does it mean to them? How do they want to be seen? How do they see themselves? And this method was a way of answering those questions...I think it almost stops being a documentary altogether. It becomes a kind of hallucinatory aria, a kind of fever dream...[that] transcends documentary."
    (http://www.imdb.com/name/nm1484791/bio?ref_=nm_dyk_qt_sm#quotes)

    mi viene in mente "Cesare deve morire", anche lì una messa in scena, lì di perdenti, qui di vincitori.

    mi viene in mente anche la "Truth and Reconciliation Commission" (http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_per_la_Verit%C3%A0_e_la_Riconciliazione_(Sudafrica)), anche quella una rappresentazione, una terapia e una cura, forse.

    qui (http://markx7.blogspot.it/2013/12/red-dust-tom-hooper.html) un gran bel film ambientato ai tempi della Commissione

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