dall'Iran fuggono alcune persone verso l'Europa, attraverso la Turchia, ma pur essendo pieni di speranza capiscono presto che saranno trattati peggio della merda.
ci sono tre gruppi di persone, un vecchio saggio con un giovane illuso (Fares Fares), due bambini accompagnati da due giovani, che li accompagneranno dai loro genitori, e poi una famiglia che cerca un futuro.
cercano tutti di sopravvivere in attesa dei documenti dell'Onu, che apra loro le porte del paradiso europeo (usando il concetto coniato dal povero idiota Borrell).
il film si vede benissimo, attori bravi, storie toccanti, anche con gli occhi dei bambini, risulta essere anche un film politico importante.
un film che merita, se lo trovate - Ismaele
…Ein Augenblick, Freiheit è
un film potente e toccante, che possiede molta sensibilità e umorismo. Tutti i
personaggi entrano immediatamente nel cuore dello spettatore, grazie
soprattutto alle eccellenti interpretazioni dell'ensemble. Molti degli attori
sono essi stessi riusciti a fuggire dall'Iran, e tutti hanno parenti o amici
tra i rifugiati. Questo rende la loro recitazione così autentica, così viva e
come proveniente dal profondo dell'anima. Payam Madjlessi, presente alla serata
della prima al Zurich Film Festival, ha raccontato: «Sono arrivato
circa 30 anni fa dall'Iran a Parigi, semplicemente per una visita a mia
sorella. Poi improvvisamente è scoppiata la rivoluzione e non sono più potuto
tornare. Il film e Arash mi hanno finalmente dato la possibilità di dire addio
al mio paese. Di questo sono molto grato.»
Una
delle particolarità del film sono i continui e bruschi salti tra il riso e il
pianto. Quanto queste due emozioni siano sempre vicine, quanto dobbiamo usare
il sorriso come meccanismo di sopravvivenza e quanto sia difficile non
disperare in situazioni apparentemente senza via d'uscita - tutto questo il
regista Riahi riesce a trasmetterlo con forza agli spettatori. Così tanto che
ogni risata suscita la paura di ciò che arriverà nell'immagine successiva, spesso
carica di altri momenti crudeli e colpi del destino. Questo film non è per
animi sensibili. Bisogna reggerlo, un po' come anche i personaggi devono
resistere nella loro insicura tappa intermedia ad Ankara. Ma la ricompensa è
grande. L'impressione di grande autenticità che Ein Augenblick, Freiheit trasmette
non è solo una sensazione. Una signora presente tra il pubblico alla prima ha
lodato il film spiegando, commossa ma ferma: «L'ho vissuto sulla mia pelle. La
fuga dall'Iran attraverso Ankara non è stata affatto facile. In Turchia ci sono
mille pericoli, la polizia, i servizi segreti iraniani. È giusto e importante
che il film non abbia paura di affrontare questo tema. In certi momenti era
persino peggio di quanto mostrato nel film.» Il regista Riahi, visibilmente
commosso, ha risposto: «Lo so. Ci sono molte cose che non ho potuto mostrare,
altrimenti non mi avrebbero mai permesso di girare il film in Turchia.»
In
definitiva, Ein Augenblick, Freiheit vale
pienamente le quasi due ore di durata. Tramite il principio del pars-pro-toto
offre rari e originali scorci nel mondo dei rifugiati di tutto il mondo. Il
film non è mai sdolcinato, pur portando lo spettatore in un viaggio che più
difficile non potrebbe essere. Fa rabbrividire e riflettere su quanto siamo
fortunati in Europa. Un film che colpisce su tutti i livelli e che convince
anche formalmente, nella regia, nella musica e nella fotografia.
Comme Azy, la petite fille de son film, Arash T.Riahi avait
9 ans lorsque lui et ses parents ont fuit l’Iran pour trouver exil en Autriche.
Afin de mieux décrire l’universalité de cette situation, le réalisateur ne se
contente pas de raconter ses souvenirs, mais 3 histoires où il retrace
l’itinéraire de personnages d’âges et d’origines sociales différentes. Il y met
en scène deux enfants accompagnés de leur oncle, qui partent rejoindre leurs
parents déjà réfugiés en Autriche, puis cette famille très engagée
politiquement qui décide de combattre le régime de l’extérieur, et enfin ces
deux compagnons de fortune kurdes qui fuient la répression anti-ethnique du
pouvoir iranien.
Tous se retrouvent bloqués à Ankara, ce sas vers la liberté
où rien n’est gagné. Considérés comme clandestins par la police turque, ils
risquent à tout moment d’être raccompagnés à la frontière, ou plus dangereux
encore, ils peuvent être capturés par les services secrets iraniens très
infiltrés dans le pays. Pourtant la ville a déjà un avant goût de liberté et
tous se prennent déjà à rêver d’une vie meilleure.
Malgré la gravité de son sujet, “Pour un instant, la
liberté” est loin d’être un film sombre. Au contraire, en s’attardant sur le
quotidien de ses personnages, le réalisateur nous offre une jolie galerie de
portraits. Réfugiés par obligation, ils sont avant tout des être humains
sensibles et attachants. Certaines scènes ne sont d’ailleurs pas dénuées
d’humour, telle celle où le jeune kurde poursuit le cygne d’un jardin public
histoire de manger enfin “un bon poulet” ! Arash T.Riahi nous offre ainsi un
regard authentique et émouvant sur le périlleux parcours de ces iraniens en
quête de liberté. Un film poignant qui ne devrait laisser personne indifférent.
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