venerdì 5 giugno 2026

Reinas - Klaudia Reynicke

un padre (interpretato da Gonzalo Molina, eccezionale) riappare dopo anni e riconquista le due figlie, Aurora e Lucia, si finge un uomo pieno di segreti, anche se con difficoltà riesce a sopravvivere.

la mamma vuole portare le bambine in Minnesota (quel postaccio dove si trova Fargo), il Perù è in drammatica crisi economica, e non solo.

però le due ragazzine dopo aver ritrovato il padre non vogliono più partire.

un film che non delude, promesso.

buona (sorprendente) visione - Ismaele


  

Reinas nasce, infatti, dal bisogno di Reynicke di ricongiungersi con le proprie radici rielaborando un momento cruciale del proprio percorso: la partenza dalla terra natia. Lei che è figlia unica, nata e cresciuta in Perù fino ai quattordici anni quando con tutta la famiglia s’è trasferita negli Stati Uniti e da lì sino in Svizzera. Il potere del cinema fa il resto, contribuendo a rendere il particolare di un momento di vita vissuta, una parabola universale che parla a tutti e con tutti. Il terzo lungometraggio di finzione di Reynicke è un’opera catartica e vitale che nell’unire spiagge soleggiate, colori pastello e chiaroscuri raffinati in immagini dalla soluzione ricercata, ci racconta del valore delle piccole cose, di prime e ultime volte, e di scelte che cambiano il proprio mondo.

Se restare e ricostruire un’unità familiare fino a quel punto accidentale e disastrata, o andare via, voltare pagina e scrivere un nuovo capitolo. Nel mezzo agenti scenici dalla caratterizzazione colorita e definita con cui è praticamente impossibile non entrare in empatia, un’armonia di sviluppo che conferisce a Reinas un ritmo cadenzato che ve ne farà assaporare ogni frammento, e una piccola massima come regalo che è sempre bene tenere a mente: “Con i piedi a terra e gli occhi al cielo, niente è impossibile”.

da qui

 

Carlos (Gonzalo Molina) è un padre assente e sconfitto che si rifugia nelle proprie illusioni alla guida di una macchina tra le dune, mentre le figlie ridono o si annoiano. È l’immagine scomposta di un uomo che cerca rilevanza e affetto dalle figlie che ha abbandonato, prima che la partenza le porti via. La madre (Jimena Lindo) ha deciso di accettare un lavoro in Minnesota e si sta per trasferire con le figlie.

Sullo sfondo un Perù in collasso: la guerriglia del Sendero Luminoso, la crisi economica e quindi la fuga verso l’America. Elena, madre delle ragazze, sembra l’unica a non abbandonarsi al crollo del paese e vuole cercare salvezza a Minneapolis. Ma le serve la firma di Carlos per andarsene. E lui è sempre sul punto di firmare, ma poi preferisce raccontare una delle sue storie.

Il pregio del film è la pluralità dei punti di vista, oltre a Carlos, Elena e le “regine”, diversi personaggi ruotano attorno alla famiglia. La nonna, gli zii ma anche la defunta “zia Mechita” che non vuole lasciare la casa finché non risolverà il suo amore. Reynicke non giudica i suoi personaggi e lascia lo spettatore sospeso tra affetto e diffidenza, un pò come le figlie. Il padre, infatti, si racconta ogni giorno diverso: una spia, un abitante delle foreste, un attore di cinema. Nel suo imbroglio continuo emerge anche della tenerezza e così Carlos incarna il volto fragile di una nazione che si sta disgregando…

da qui

 

…Klaudia Reynicke nació y pasó su infancia en Lima antes de emigrar con su familia a Suiza y los Estados Unidos; experiencias que dan realismo a Reinas.  Sus películas anteriores Il Nido y Love Me Tender fueron reconocidas en festivales internacionales.

La política y las consecuencias de vivir en un país en crisis están siempre presentes en la vida diaria pero se habla muy poco de ellas. .Lima era una ciudad con toque de queda pero también con playas, trueques, bailes y diversión.  Ambas chicas se mueven en una burbuja, protegidas por su madre y su abuela; más preocupadas por el primer amor y la vida social que por la política que es menos comentada que el fantasma de una tía “re coqueta que murió de amor”.

Carlos, el padre está en el centro de la historia. Pasa de ser un padre ausente y desobligado a uno encantador y cariñoso; puede detener el viaje a los Estados Unidos si no firma el permiso para que sus hijas salgan del país, pero ¿quiere negarles una vida pacífica? Tal vez el coming of age más significativo de la película no es el de las chicas sino el de Carlos, como burlonamente lo llama Aurora en lugar de papá. Para él la vida en una ciudad con coches bomba no es suficientemente interesante: él debe estar en el sitio de la explosión, salvado por una casualidad. Tiene mil anécdotas y cicatrices para probarlas; el guion de la directora en colaboración con Diego Vega, da 40 minutos a la audiencia -¿para encariñarse?- antes de mostrar de que lado de la ley están él y sus simpatías. Es intrigante descubrir si es agente secreto, terrorista, policía o solo un taxista mitómano…

da qui

 


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