sabato 6 giugno 2026

HEN - Storia di una gallina - György Pálfi

chi non va vedere Hen non sa cosa si perde.

una gallina rifiutata perchè nera fa la sua vita, gira, viaggia, fa le uova, mangia, cerca di sopravvivere, e ci riesce.

il mondo umano è proprio una merda, campi di sterminio come sono i mattatoi e campi di concentramento come sono i capannoni delle galline da uova, traffico di esseri umani, violenza senza fine.

ma la nostra gallina (che poi sono otto) sopravvive al mondo terribile nel quale le tocca vivere.

se l'Oscar si ricorda, queste otto galline dovrebbero avere il premio ex-aequo come migliori attrici protagoniste, il mio voto è per loro, senza dubbio.

il film si può vedere solo in una trentina di sale, cercatelo e godetene tutti.

buona (nonumana) visione - Ismaele

 

  

L'intero film è girato senza l’uso di CGI o intelligenza artificiale; HEN è un film realizzato con animali veri, protagonisti di un lavoro straordinario di addestramento e messa in scena a cura di Árpád Halász, addestratore ungherese che ha lavorato anche sui set di di altri celebri film come Alien, RomulusMidsommarCrawl e Blade Runner 2049.

Otto galline – ciascuna con caratteristiche e abilità diverse – danno vita a un’unica eroina e il risultato è un’opera sorprendenteche ribalta il punto di vista tradizionale e invita lo spettatore a guardare il mondo da una prospettiva inedita (come già ci invitava a fare Lev Tolstoj nel lontano 1876 con il suo racconto Storia di un cavallo).

Feri – La leader, la geniale, l’eroina senza paura. Feri era il cervello e il cuore del personaggio. Ha imparato ogni percorso, attraversato ogni terreno e sapeva sempre cosa fare. Coraggiosa, intelligente e velocissima a imparare: l’anima del ruolo.

Anett – La stratega, precisa e calma. Intelligente e riflessiva. Le sue scene immobili? Inscalfibili.

Nóra – La migliore attrice di tutte, con espressioni quasi umane. Non si limitava a guardarsi intorno… recitava con gli occhi. Una vera presenza sullo schermo.

Il cast di supporto

Eti – Correva, volava, saltava. Instancabile, per oltre un’ora. Maestra nei salti dal nido, su e giù, take dopo take. Una vera atleta.

Szandi – Poteva restare immobile su un fianco come una professionista. Non aveva molte altre abilità, ma quando serviva una gallina che fingesse di essere morta, lei lo faceva al 100%.

Enci – Non si affrettava mai. Quando era necessario camminare lentamente e con decisione, Enci interveniva con… i suoi tempi. Per quei momenti in cui servivano grazia, calma e… lentezza.

Eszter – Accovacciata durante raffiche di vento, droni e ventilatori in rotazione: impassibile.

Enikő – La passionale. Poteva beccare su comando, o meglio, su qualsiasi cosa. Non importava cosa ci fosse davanti a lei. Se una finestra era chiusa, ci avrebbe provato lo stesso. Rumorosa, caotica, inarrestabile.

I galli

Árpi – Doveva essere il re del pollaio e ha rifiutato di cedere a chiunque tranne a Laura, la gallina dal collo spennato dei suoi sogni. Devoto al suo ruolo di gallo innamorato di una sola gallina. Emotivamente indisponibile. Intensamente leale. Possibile genio incompreso.

Rozsdás – Gestiva il proprio harem e credeva con orgoglio che ogni gallina fosse sua. Iniziava tutti i cori di sottofondo su comando per incoraggiare delicatamente il canto riflessivo di Árpi. Sempre pronto a esibirsi. Sempre un po’ troppo pronto.

da qui

 

Pálfi non si limita però al didascalismo dell’assimilazione uomo-animale, che anzi rimane piuttosto superficiale rispetto alla connotazione antitetica del rapporto tra la gallina e le persone con cui viene a contatto.

 

L’uccello è innanzitutto presentato come vittima incolpevole e inconsapevole del mondo circostante, dove i predatori naturali lasciano presto spazio all’insensibilità dell’essere umano.

Assumere il suo punto di vista significa accendere i riflettori sullo sfruttamento quotidiano a cui viene sottoposta, immergendola in una dimensione emotiva propria che, seppur prettamente artificiale, funge da espediente perfetto per denunciare la noncuranza e l’oppressione spesso riservate con automatismo a un animale da cortile.

Salvo un unico personaggio capace di dimostrare dell’empatia nei suoi confronti, tutti gli altri umani sono infatti nemici impietosi con cui si generano situazioni antagonistiche che il regista sa sfruttare abilmente a livello cinematografico.

 

Il modo in cui viene dipinta la protagonista di Hen - Storia di una gallina smentisce il falso mito sulla scarsa intelligenza del pennuto, giocando attraverso la sua astuzia per trasformare momenti intrisi di reale drammaticità in irresistibili scene di comicità slapstick o viceversa, mantenendosi nei limiti della credibilità pur spingendo costantemente sui toni dell’assurdo.

 

Un turbinio instabile e sorprendente, in cui il contrasto tra gallina e uomini crea una pungente matrice dark comedy, che esalta le capacità cognitive dell’animale e ne dichiara con veemenza una certa superiorità morale e intellettiva…

da qui

 

Dopo la coraggiosa fuga dall’allevamento intensivo, la nostra eroina piumata trova rifugio nel cortile di un ristorante fatiscente. In questo microcosmo scopre l’amore, impara a navigare la rigida gerarchia del pollaio e lotta con le unghie e con il becco per proteggere le sue uova.

Sullo sfondo di questa incredibile avventura, la vita degli umani segue il suo corso drammatico. Tra piccoli e grandi imprevisti, la gallina si ritrova – a volte ignara testimone, altre volte elemento scatenante – coinvolta in una rete clandestina di traffico di migranti. La sua odissea, ironica e toccante, si trasforma così in una potente metafora delle disuguaglianze, delle ingiustizie e delle lotte silenziose che segnano la nostra società.

da qui 

 


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