una giovane famiglia che arriva dalla Siria è in un accampamento informale, in belgio, in una tappa del viaggio verso la salvezza.
l'ultimo pezzo del viaggio, sempre nelle mani dei trafficanti, sarà in un furgone, alla mercè del caso.
un film che non fa sconti a nessuno, politici e polizia per primi.
Clara è la vittima sacrificale, come per milioni di migranti, in fuga verso i paesi che hanno invaso o combattuto contro il loro povero paese.
bravi attrici e attori, come la regista, naturalmente.
buona (migrante) visione - Ismaele
…Quasi nessuno si salva nel film. Ovviamente non i
trafficanti di uomini, qui ritratti anche un po’ frettolosamente con tutti gli
stereotipi del caso, pur avendo la regista fatto abbondanti ricerche in tal
senso. Non si salvano molti tra i migranti stessi, capaci di creare rivalità e
intolleranza razzista al proprio interno; non si salvano le forze dell’ordine
che cercano di coprire, e depistare, le responsabilità del collega nella morte
della bambina. Lo sberleffo finale è nella scena della visita ufficiale della
prima ministra nella casa dei protagonisti, una manifestazione di solidarietà e
di promessa di sostegno fatta con una troupe di operatori al seguito, segno
massimo di ipocrisia. Non si salva nemmeno il potere politico. Paradossalmente
la regista cerca il lato umano del poliziotto che si è reso responsabile dello
sparo che è costato la vita alla bambina. Anche l’agente Redouane è mostrato
nella sua vita casalinga, specularmente al ritratto famigliare di Sara e
Adam. Clara è narrativamente
costruito come la storia di due famiglie, coinvolte in un dramma più grande di
loro. Nella realtà il poliziotto è stato condannato a una pena lieve per
omicidio colposo. Ma ciò che mostra il film è che la colpevolezza sta in un
meccanismo disumano, quello delle politiche anti-migratorie, in Belgio come
altrove. Nel film c’è una buona componente di immagini di geolocalizzazione,
dell’inseguimento della pattuglia che è sempre chiamata con il suo numero di
codice, 32-20. Questo, insieme con immagini dall’alto all’infrarosso, mette in
scena un sistema di controllo capillare dall’alto, come in un videogioco, dove
gli individui sono numeri. Tutto ciò messo in atto come schizofrenico tentativo
di individuare capillarmente i migranti, considerati il primo pericolo
nazionale.
In tutta questa costruzione, la regista mostra
una regia sapiente, nella capacità di elevare il film artisticamente dalla pura
messa in scena cronachistica o dal semplice film di denuncia. Da ricordare, per
esempio, come gioca il momento in cui esponenti delle autorità comunicano ai
genitori che la loro figlioletta è morta: un campo controcampo dove prevale il
campo dei volti dei genitori mentre è ridotto al minimo il controcampo dei
burocrati che danno la tragica notizia. Molto ben costruita anche la scena clou
dell’inseguimento e dello sparo, giocata con meccanismi del cinema di genere,
in un crescendo di tensione drammatica, con i giusti fuori campo per mantenere
l’ambiguità sulla dinamica dell’incidente. E il film si chiude con una scena
che richiama a quella iniziale. Sara e Adam si abbracciano sotto la doccia,
ancora un momento di intimità, ancora un astrarsi dal crudele mondo reale,
un’illusione di protezione dall’esterno.
…Girato quasi interamente di notte, utilizza
l’oscurità come elemento espressivo, contribuendo a una percezione
claustrofobica e realistica, con una forte impronta documentaristica che evita
la spettacolarizzazione. La camera, spesso a ridosso dei corpi, richiama
un’immersione sensoriale non lontana da quella sperimentata in Fuocoammare (2016) di
Gianfranco Rosi. Anche la quasi totale assenza di colonna sonora contribuisce a
costruire uno sguardo intimo, rivelando la volontà della regista di lavorare
per sottrazione, mantenendo la tensione al minimo per lasciare spazio ai fatti
e alla storia. Clara sembra cercare una via
che richiama il rigore documentaristico dello stesso Rosi e l’essenzialità
morale dei Dardenne, senza però raggiungerne fino in fondo la loro densità.
Aprendosi con un sogno che si trasforma in incubo per
Adam, che grida improvvisamente i nomi di Clara e Sara, il film sembra promettere
un racconto centrato interamente su questa cellula familiare di migranti. È
però una promessa disattesa, e nonostante un inseguimento dopo l’altro tra auto
e furgoni carichi di migranti, gran parte della suspense si dissolve, poiché il
film non sceglie mai davvero tra il punto di vista di chi cerca di attraversare
il confine e quello di chi prova a impedirglielo. Un conto quindi è abbassare
il livello di tensione per non defocalizzarsi dai fatti, un altro è riuscire a
sostenere quella sottrazione con uno sguardo compiuto. Clara si spegne così nel progressivo tentativo di
spogliarsi e di mettersi a nudo, e il racconto si asciuga fino a perdere parte
del suo coinvolgimento emotivo venendo meno anche quel tratteggio
indispensabile a dare corpo ai personaggi principali.
…Reste une
mise en scène immersive, parfois envoûtante. À ce chapitre, la course‑poursuite,
filmée du double point de vue des migrants et des policiers, constitue un
moment suffocant où la tension dramatique atteint son sommet. Bergman parvient
alors à rendre palpable la peur et la vulnérabilité des exilés, tout en
exposant la pression et les contradictions qui pèsent sur les forces de
l’ordre. Mais l’ensemble souffre d’un manque d’aboutissement, notamment dans
une conclusion abrupte laissant le spectateur face à ses interrogations.
On retient
surtout l’intensité des comédiens Salim Kechiouche, Zbeida Belhajamor et Abdal
Alsweha et une photographie soignée enveloppant le récit d’une atmosphère
nocturne oppressante. L’enfant bélier est un film
ambitieux et sincère dans ses intentions qui secoue davantage par ses moments
de tension que par sa cohérence.
… une tragédie qu’on ne vous
révélera pas, mais qui à l’intérieur d’un narratif déjà intentionnellement
déconstruit, montre toute une gamme de mécanismes dont l’issue repose sur
l’intelligence d’un scénario en béton, les coscénaristes en parfaite harmonie
avec la proposition d’une réalisatrice qui a beaucoup à offrir.
On soulignera, avant d’oublier,
que l’ensemble des interprètes, même dans les rôles secondaires, sont mis à
contribution, grâce surtout à leur participation inconditionnelle, d’où ils
s’en tirent admirablement bien.
Et lorsque la politique se mêle
de la partie, l’affaire dont il est question dans ce film prend des proportions
qui dépassent le drame humain, perforant le monde actuel, incapable à gérer et
dont les sources profondes, si on y pense bien, ne sont issues que du
capitalisme dont est atteint l’Occident.
À vous de tirer vos propres
conclusions.
Nessun commento:
Posta un commento