giovedì 11 giugno 2026

Hukkle (Singhiozzo) - György Pálfi

in un paesetto di campagna (ungherese, ma le facce sembrano le stesse dei nostri paesi) non succedono molte cose, ma succedono tutte le cose.

nel film ci sono pochissime parole, molti singhiozzi, moltissimi suoni e versi di animali.

e in quel paese si muore, in un modo non troppo misterioso, per noi che vediamo il film.

un opera prima davvero buona e interessante.

buona (silenziosa?) visione - Ismaele


 

 

QUI si può vedere il film completo, senza bisogno di sottotitoli

 


 

Hukkle(singhiozzo) è il primo lungometraggio di Gyorgy Pàlfi che già avevo adorato nel folle Taxidermia di qualche anno successivo a questo.
Partendo da un villaggio ungherese immerso in una campagna rigogliosa e i cui abitanti sono impegnati nelle attività lavorative e ludiche che scandiscono una normale routine quotidiana, il film di Palfi è un bizzarro melting pot tra sguardo documentaristico e racconto di fiction.
Hukkle formalmente è un film senza dialoghi( a parte la parole pronunciate nel finale dal coro mentre intona le canzoni alla festa, parole che comunque riescono a chiarire qualcosa) ma non è un film muto.
E' un film dove il sonoro assume massima importanza(come ad esempio in Tati a cui più volte questo film rimanda) e che è scandito come un metronomo dal ritmo del singhiozzo che affligge il vecchio che vediamo all'inizio del film mettersi placidamente sulla panchina fuori della sua casetta bianca, quasi una casetta delle fiabe.
Un punto d'osservazione decisamente privilegiato.
Introdotto da una suggestiva sequenza che fa intuire il processo di exuvie di un serpente e con una cinepresa che spesso si mette ad altezza d'animale rasentando l'effetto Microcosmos( bellissimo documentario di Claude Nuridsany e Marie Perènnou,visto anche qui da noi) il film di Palfi ha un modo estremamente originale di proseguire usando il meccanismo dell'associazione logica, quasi una reazione a catena che in questo modo riesce a dare uno sguardo complessivo a quello che accade nel paese.
Però...però..c'è anche qualche altra cosa che distacca Hukkle dall'essere un documentario.
Una donna armeggia con una bottiglietta di cui ignoriamo il contenuto,ne versa nel cibo di suo marito e parte di quel cibo viene pure consumato da un bambino e da un gatto.
Bara bianca e morte del gatto in preda a convulsioni.
Gli uomini(pare solo loro siano colpiti) muoiono, cadono come mosche, si abbattono come pioppi tagliati alla base.
E colpisce anche come una sequenza che apparentemente non ha significato particolare assume tratti realmente inquietanti.
Il verro da monta prima accompagnato sempre dal suo padrone che lo conduceva agli accoppiamenti ora vaga da solo per il paese con andatura zigzagante.
Che fine ha fatto il padrone? E che verrà a sapere il poliziotto che sta indagado?
Hukkle è ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto:un gruppo di donne ,chiamate le avvelenatrici di Nagyrev capeggiate dalla misteriosa Giulia Fazekas ,tra il 1914 e il 1929 riuscì ad avvelenare circa 300 uomini per vendicarsi di soprusi subiti, sfrondando così diversi alberi genealogici.
Nel film di Palfi non c'è nessuna deriva pulp o splatter: è solo uno sguardo, filtrato attraverso una lente grottesca, sull'insensatezza a cui può arrivare l'uomo(la donna in questo caso).
Noi vediamo solo gli effetti, nessuna volontà di procurare shock epidermici gratuiti ma solo una sana , ribalda voglia di stupire e magari anche di sorridere a denti strettissimi per quello che accade.
Hukkle è un film dalla polifonia sgraziata garantita da tutti gli elementi di un villaggio prigioniero di un caos scandito dal ritmo di un singhiozzo.
Una pellicola decisamente originale di cui è difficile anche descrivere le affinità stilistiche con altre opere.

https://www.filmtv.it/film/33365/hukkle/recensioni/591213/#rfr:none

 

L'occhio da entomologo del regista scava sui volti degli abitanti, sui tanti animali testimoni del progredire dei giorni e di eventi apparentemente insignificanti. Poi, però, ci si rende conto che lo sguardo documentaristico di Gyorgy Palfi è  solo un pretesto e nasconde una sottile vena caustica. Il film si trasforma infatti, in modo totalmente inaspettato, in una sorta di thriller. Sicuramente originale lo stile adottato dal regista e interessante l'idea di spiazzare lo spettatore dopo averlo confuso. Le troppe divagazioni, però, con tante immagini belle e ben fotografate, non aggiungono a posteriori nulla alla narrazione e, pur svolgendo la funzione di disorientare, paiono gratuite. Tanto che l'inatteso cambio di registro arriva ormai fuori tempo limite. Privo di dialoghi, il film si affida solo alle immagini e agli effetti sonori. Più efficace laddove è la natura ad essere protagonista, perde spontaneità in primi piani ed espressioni che rivelano l'artifizio. 

https://spietati.it/hukkle/

 

1h15 d'un fluide hoquet visuel et sonore suffisent à nous enivrer dans ce premier film de György Pálfi. Ce cinéaste hongrois de 29 ans nous emmène dans un ovni cinématographique au comble de sa poésie, dans une histoire empreinte à la fois d'humour et de noirceur. Tout s'enchaîne comme dans une partition, chaque image fonctionnant telle une note qui en appelle une autre. Evoluant de fil en aiguille, l'image et le son nous tissent une toile infinie, créant, trouvailles après trouvailles, des liens surprenants qui nous font par exemple passer d'une boule de jeu de quille à un gros plan d'énormes testicules de porc !

Le sujet est une série de crimes, pourtant c'est bien de la vie dans sa globalité dont nous parle Pálfi. La mort n'est ici qu'un événement parmi d'autres, rythmant la vie du monde qui nous est offert à voir et à entendre. La caméra s'attarde tour à tour sur des hommes et des femmes, jeunes et vieux, mais aussi sur une quantité incroyablement variée d'espèces animales (du serpent à la taupe en passant par la coccinelle, le chat ou encore la cigogne) et végétales (muguet, arbres, etc). "Hic" est aussi régulièrement parsemé de sublimes très gros plans, nous montrant les détails de cette vie si diversifiée, jusqu'à la rendre parfois presque abstraite.

Mais finalement tout contribue à faire du spectateur le principal enquêteur dans une histoire complexe dépourvue de dialogues où chacun doit se fier à sa propre perception des images et des sons. Un fascinant jeu de piste où fourmillent les indices, à mille lieues de ces films américains où le spectateur n'est qu'un œil voyeur complètement manipulé par l'investigation des personnages principaux. Ici pas de personnage principal, si ce n'est nous-même !

https://www.abusdecine.com/critique/hic-de-crimes-en-crimes/

 

 

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