ad Algeri (ma il film è girato in Spagna) gli arabi prendono cristiani come ostaggi, in cambio di un riscatto.
fra i prigionieri c'è Miguel Cervantes, che legge i libri in spagnolo di un prigioniero anziano.
Miguel ha poche virtù, ma una eccezionale, sa raccontare storie, ai suoi compagni di prigionia, in primis, e poi al Bajà (interpretato da Alessandro Borghi) che lo prende in simpatia, in un rapporto quasi come quello di Schéhérazade e il re, nelle Mille e una notte.
a ogni storia il Bajà ricompensa Miguel, con un giorno di libertà, fuori dal forte dove sono tenuti i prigionieri.
sicuramente non è il miglior film di Alejandro Amenábar, è comunque un film che merita, solo in una quarantina di sale, naturalmente.
buona (libera) visione - Ismaele
…Il prigioniero non è la storia di un coming out, ma quella di un
cantastorie che si salva grazie alla fantasia e alla capacità di rendere
attraenti le vicende più terribili. In questa chiave anche la sua (ipotetica)
omosessualità rientra nella necessità di adattarsi alle circostanze e viverle
in segretezza, e in condizioni emergenziali.
Il rapporto fra lui e il Bajà, interpretato con un'alternanza
di minaccia e seduzione da un ottimo Alessandro Borghi (la produzione del film
è italo-spagnola), cammina sempre sul filo del rasoio, come del resto quello
fra lui e i compagni e con Blanco de Paz. Il giovanissimo Julio Pena nel ruolo
del protagonista compensa la sua inesperienza recitativa con la naïveté che è
propria del suo ruolo in quel momento della vita di Cervantes, e alterna
scrupoli a mistificazioni, alleanze e voltafaccia.
Tutta la storia di Il prigioniero è improntata alla delazione e al tradimento, tanto
della propria fede, poiché i mori liberano i prigionieri solo a condizione di
un'abiura del Cristianesimo (o del pagamento di un congruo riscatto), quanto
della propria natura ed etica personale. Il ritratto dei mori, che potrebbe
essere manicheo (e dare l'assist a certi sovranismi religiosi), è invece ricco
di sfumature: crudeli ed efferati, ma per certi versi più progressisti dei
cattolici spagnoli e italiani. E Amenábar è evidentemente orripilato dai
fanatismi di entrambe le parti, così come dalla reciproca intolleranza…
…sebbene non sia un suo best of, Amenábar confeziona un’opera intima e intrigante, escogitando e sottolineando vari aspetti della storia, allo scopo di illuminarne altri che riguardano la società. Antica e moderna. Attraverso la figura di Miguel de Cervantes, veniamo a conoscenza di un mondo distante ma emblematico. La parabola del protagonista tocca temi diversi tra loro, ma tutti altrettanto fondamentali. A partire dal discorso di come e quanto la cultura - in questo caso specifico la narrazione - abbia una rilevanza imprescindibile. A patto però di volergliela riconoscere.. Nel secondo caso, però, il bey non viene ingannato, poiché coglie subito il potere di un racconto e del suo autore. Ne carpisce le sfumature e lo spirito più profondo, andando oltre la superficie ed entrando in contatto con l’essere umano che ha di fronte. Per quanto su piani opposti della scala sociale, Miguel e Hasan si trovano, si toccano, si trasfigurano. E viene naturale, a un certo punto, domandarsi chi sia il vero prigioniero. L’uomo che vive in catene ma è libero nel pensiero o quello con tutti gli agi a sua disposizione ma dalle cui decisioni dipende un popolo intero?...
… Pur in un film imperfetto, Alejandro Amenàbar riesce a far luce sulla biografia di Miguel De Cervantes, rappresentando una lotta per la libertà in condizioni difficilissime, con il solo uso della parola e della propria forza interiore.
Tra tutte le scene, forse le più espressive sono proprio quelle in cui Miguel è libero di uscir fuori dal palazzo – anche per poche ore – e visitare con occhi pieni di stupore la città di Algeri. Il regista riesce ben a raffigurare il desiderio semplice di libertà: la catena al piede spezzata, i colloqui con i mercanti, il desiderio di scoprire una cultura diversa, senza, tuttavia, smarrire sé stessi. Per concludere, la storia sentimentale e quella di formazione biografica non sempre si armonizzano, ma il messaggio sulla libertà di coscienza e sull’importanza dell’arte e della parola echeggia attraverso il lungometraggio in maniera chiara e palpabile.
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