giovedì 16 ottobre 2014

Le Far West - Jacques Brel

nessuna recensione è oggettiva, questa meno che mai.
Jacques Brel ha diretto due film (qui l’altro, “Franz”); "Le Far West " è un film non perfetto, una storia strana e folle, forse, ma ha un'anima.
bisogna farsi prendere per mano da Jacques Brel, e dai suoi amici, che cercano un sogno, e non provano a viverci dentro, loro lo vivono davvero.
Jacques Brel è un cantautore e cantante immenso, un artista come pochi.
diceva Totò: "Signori si nasce, e io lo nacqui, modestamente!".
a provare amore, stima, devozione, quello che volete voi, per Jacques Brel si può sempre imparare, io per esempio ho studiato il francese per poter riuscire ad ascoltare meglio le sue canzoni.
in realtà questa non è una recensione, direbbe Magritte, forse è più una dichiarazione d'amore.
e però potete leggere una recensione sotto e vedere un concerto del 1963, a  Knokke-Le-Zoute (nel secolo scorso c'eravamo arrivati in bici da Bruges, e nella spiaggia c'era un campionato di castelli di sabbia, cose mai viste, ma questo non c'entra, e chiudo la parentesi).
intanto guardate questo film (entrambi i film è meglio), e ascoltate le sue canzoni, vogliatevi bene - Ismaele




QUI "Le Far West", il film completo, in francese
QUI "Franz",  il film completo, in francese


Sarebbe veramente troppo facile sparare a zero su Le Far West, il secondo e ultimo film scritto e diretto e ovviamente interpretato da Jacques Brel.
Le Far West è l'episodio che ha messo fine alla carriera cinematografica di Brel, ed è quasi riuscito a mettere fine alla sua carriera artistica tout-court, se non fosse che l'irrefrenabile desiderio di esprimersi lo ha portato a registrare nel 1977 il suo ultimo omonimo album.Le ragioni di questo allontanamento stanno nell'ostilità con cui sia pubblico che critica hanno accolto il film, che peraltro portava con sé un livello di attesa piuttosto alto, dopo il suo inserimento nella selezione ufficiale del Festival di Cannes del 1973 e l'ottimo esordio alla regia nel 1972 con Franz.
Si sa che più alta è l'attesa verso un film, più cocente è la delusione quando la sua accoglienza è negativa, ma a parte questo Le Far West presenta effettivamente una serie di errori e di incomprensioni che da un lato in parte giustificano il trattamento ricevuto, dall'altro ne hanno reso un oggetto misterioso e da tutti dimenticato su cui vale la pena tornare a riflettere.
Io credo che Jacques Brel avesse un talento potenziale anche per la regia e la recitazione; non certo al livello inarrivabile di cantante, poeta e performer mostrato durante la sua carriera musicale, ma probabilmente un talento superiore alla media. Il problema è stato che nel cinema Brel non ha trovato i Rauber e Jouannest che, incontrati alla fine degli anni '50, gli hanno fatto spiccare il volo nel mondo della chanson. Detto in altri termini, Brel aveva secondo me bisogno, sia come sceneggiatore che come regista (e anche come attore) di un partner più esperto o semplicemente più severo che ne disciplinasse e controllasse l'immensa capacità creativa. Mancando questo, viene a mancare (come appunto in Le Far West) la capacità di trovare un linguaggio e una misura del gesto registico e interpretativo necessari per comunicare al meglio il senso del racconto.
Troviamo così in Le Far West innanzitutto un grosso errore 'tattico' di scrittura: il film inizia con i personaggi già perfettamente delineati, e tali personaggi (mi riferisco ai 3 protagonisti; Jack, Gabriel e Lina) non cambieranno di una virgola durante tutto il film; questo fa sì che venga a mancare totalmente l'effetto di sorpresa o di attenzione verso la trama, perché e chiaro fin da subito che ci troviamo di fronte a personaggi donchisciotteschi che porteranno avanti testardamente la loro missione senza cambiare il mondo e senza venirne cambiati. Credo che almeno un accenno all'esistenza anteriore dei protagonisti, un loro anche minimo dettaglio psicologico, avrebbe giovato molto all'interesse del pubblico. A peggiorare le cose è la costruzione frammentata della trama, nel senso che la storia, già di per sé molto esile, prosegue solo a forza di episodi, ognuno solo debolmente legato agli altri e presentato in sequenza, quasi come fossero canzoni che compongono un album. Non è un caso che a mio avviso sia il finale la parte migliore del film, quando finalmente gli episodi si intrecciano e vanno avanti in parallelo usando un linguaggio cinematografico adeguato dato dall'uso del montaggio alternato. Per finire, non migliora la situazione lo stile abbondantemente in uso nel cinema medio degli anni '70, che oggi in molte situazioni appare piuttosto stucchevole e ridondante.
Ciò detto, non posso però limitarmi a uncahier de doléances,perché da conoscitore e appassionato di Brel non posso non scorgere gli elementi di interesse di questo film. Intanto, chi conosce bene Brel trova disseminati lungo il film alcuni degli elementi caratterizzanti la sua opera artistica e la sua vita personale: dalla ripetuta citazione di Don Chisciotte a certe battute sul Belgio che solo Brel poteva permettersi, per finire con le numerose riprese fatte dall'aereo, che in quegli anni era il suo passatempo preferito, così frequentato che doveva avergli evidentemente 'imposto' di usare con abbondanza il particolare punto di vista aereo per le riprese. Da questo si deduce tra l'altro che il film è sicuramente costato parecchi soldi (ci sono anche delle demolizioni di edifici non piccoli appositamente realizzate) e quindi che il suo fallimento non è stato solo artistico ma anche commerciale.
Ma il riferimento più importante e più ovvio è quello relativo al discorso sull'infanzia. L'infanzia è stato uno dei temi delle canzoni di Brel, non quello che ha più frequentato ma senz'altro uno di quelli che ne hanno maggiormente marcato la distanza di qualità poetica nei confronti della generalità degli altri cantautori. In Le Far West i personaggi sono tutti adulti, alcuni addirittura anziani, ma lo sono solo anagraficamente, perché le cose che fanno e che dicono li caratterizzano come bambini, o come adulti non cresciuti; si aggregano tra di loro semplicemente per simpatia e vanno alla ricerca del loro Far West e dell'oro in esso nascosto proprio come un gruppo di bambini (di quelli di qualche decennio fa, certo!) andava all'avventura negli squarci di terreno incolto ai bordi delle città o all'interno dei palazzi in costruzione.
Le Far West è quindi interamente costruito sul concetto tipicamente breliano che l'infanzia è il periodo della vita in cui gli individui si formano il proprio immaginario, i propri sogni e obiettivi di vita ma che una volta arrivati all'età adulta tutto ciò dovrà essere messo nel cassetto e chiuso a chiave perché non potrà in alcun modo far parte della vita delle persone adulte. Contro questo concetto Brel furiosamente combatteva scrivendo i suoi testi e con le dichiarazioni rilasciate nelle interviste. Quello che per tutti si può considerare come la normalizzazione dell'età adulta, per Brel invece è la perdita della sincerità, del sogno, della purezza infantile, della capacità di stare assieme agli altri, e bisogna quindi che apra gli occhi e si dia da fare per cercare di riconquistare la propria essenza perduta.
Se non si comprende e non si accetta questo pensiero è impossibile anche minimamente apprezzare un film come Le Far West. Ed è proprio qui il punto: come può un pubblico di adulti come siamo praticamente tutti noi, che sopravviviamo avendo archiviato i nostri sogni, immedesimarsi nei personaggi del film o anche semplicemente assecondarne i dialoghi e le azioni? È questa la grande sfida - clamorosamente perduta - posta da Jacques Brel in questo film: convincere le persone che col passare degli anni hanno dimenticato l'innocenza e la purezza dell'infanzia, almeno per gli 85 minuti di durata di Le Far West, a tornare a pensare come un bambino, agire come un bambino, avere la stessa capacità di stupirsi, di indignarsi e di creare sogni che solo un bambino può avere.
Questi sono concetti che Jacques Brel riusciva splendidamente a trasmettere nei tre minuti di tempo di una canzone, con la sua voce e presenza scenica e con il solo aiuto dei musicisti di supporto. La realizzazione di un film, e soprattutto la creazione di un linguaggio cinematografico che sia in grado di realizzare l'ambizione di Brel, ovvero rappresentare i concetti e i pensieri più che le azioni, sono però opera molto più complessa che non può poggiare sulle spalle di un uomo solo. Quindi Le Far West è, e temo sarà sempre di più, un film destinato al circolo ristretto di sognatori irrecuperabili e di incondizionati appassionati di Jacques Brel.
da qui



2 commenti:

  1. Brel che meraviglia. Ma dovrò colmare una delle mie infinite ignoranze i suoi film. Meno male che ci sei Ismaele. À bientôt

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    1. i film sono difficili, diversi, bisogna entrare dentro, e fidarsi, senza pregiudizi.
      certo, pensare che Brel sia immenso aiuta:)
      ma le canzoni di Brel le conosci o ti mancano?

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