"Neve" è un film strano, non tutto viene detto, tocca a te entrare dentro il film piano piano, è un thriller poco urlato e poco violento, e però alla fine capisci bene che i due protagonisti non sono come vorrebbero essere, e che il loro incontro li cambia entrambi.
poi non sai se l'incontro è casuale e se tutto è eterodiretto (e anche come fa a sparire una ferita grandissima il giorno dopo, forse una brutta distrazione della sceneggiatura o del montaggio).
la neve abruzzese è la stessa de "Il grande silenzio" di Corbucci, tutto copre e tutto vuole nascondere.
questa settimana era "addirittura" in 19 sale in tutta Italia, non sarà facile trovarlo, ma si vede bene, provateci, si vale il prezzo del biglietto, fosse anche soltanto per i bravissimi protagonisti - Ismaele
da un'intervista a Stefano Incerti:
...Neve è un film realizzato in condizioni difficili...
Sì perché dopo Gorbaciof, da cui erano già passati quasi tre anni, avevo voglia di tornare a girare subito e con Formisano abbiamo deciso di far partire immediatamente le riprese, senza aspettare risposte sui finanziamenti pubblici. Nonostante avessimo chiesto una cifra piccola, poi, siamo stati i primi esclusi nella graduatoria stilata dalla Commissione del Ministero, mentre abbiamo avuto un contributo europeo dal programma Media. E mi chiedo come mai la commissione che decide queste cose non sia composta da registi o sceneggiatori, ma piuttosto da oscuri funzionari.
Nasce da un soggetto originale, qual è stato lo spunto?
La sera prima di iniziare a scrivere questo film avevo visto C'era una volta in Anatolia e, senza apparenti connessioni con quella storia, mi è venuta in mente la vicenda di due solitudini che si incrociano in un panorama innevato, due persone che scoprono se stesse cercando altro, o scappando da qualcosa. Poi ho coinvolto lo sceneggiatore Patrick Fogli, che ha lavorato sulle tinte del noir...
da qui
…Caratteristica sorprendente del film è la quasi totale assenza di violenza (perlomeno fisica) e sparatorie, come usanza del genere. A dominare sono il silenzio, le parole taciute e le espressioni facciali: non ci sono assassini, solo persone disperate. Quello di Incerti è stato un azzardo, il rischio di creare un thriller spento era grande; eppure, grazie anche all’aiuto di due attori come Roberto De Francesco e Esther Elisha, la pellicola non annoia, e anche se l’unica pistola sulla scena rimane inutilizzata e viene tolta di mezzo dopo pochi minuti, le emozioni rimangono forti, anche a causa di tutto ciò che c’è di “non detto”. Seguendo questo filone, anche la fine è taciuta, interrotta, sospesa, lasciata all’immaginario del pubblico e agli occhi dei protagonisti.
…è un mistery che vive più di atmosfera che di
azione, un'atmosfera lunare cui contribuiscono in modo imprescindibile i due
attori principali: Esther Elisha, bresciana del Benin, assai efficace nel ruolo
della bellezza ambigua che alterna tenerezza e avidità, e Roberto De Francesco,
memorabile nei panni di un uomo apparentemente qualunque che fa di tutto per
rimanere invisibile. La performance di De Francesco non ha nulla da invidiare a
quella, altrettanto centrale e indispensabile, di Eddie Marsan in Still Life, e il
viso cereo contorto in una smorfia di dolore del suo Donato, a contrasto con
quello scuro e vitale di Esther-Norah, resta nella memoria ben oltre la fine di
una storia incentrata sull'insondabilità dell'essere umano e l'imprevedibilità
del destino.
…Quello di Incerti è lavoro interessante, che punta
all’essenziale, quale che sia il motivo. Un film sulla solitudine e sul suo
contrario, che non sempre è la compagnia. Da assaporare con calma, così come il
suo tenore impone, caratteristica che in qualche misura lo limita ma che in fondo
è anche il suo maggior pregio nella misura in cui è la via preferenziale per
entrare nelle sue corde.
…Stefano
Incerti - a distanza di quattro anni dal suo ultimo lavoro "Gorbaciof" - racconta un'altra storia
liminare e minimale, un piccolo noir che gioca sui contrasti tra gli interni
claustrofobici - le auto, le stanze di albergo, i negozi - e il paesaggio, un
vero e proprio genius loci, che dà la cifra stilistica e la
struttura spaziale ed emotiva dell'opera.
Questo
viene riaffermato dal regista nella messa in quadro con l'utilizzo costante di
primi piani e di riprese strette, quando siamo negli interni, oppure di campi
lunghi quando si tratta di riprendere le montagne innevate o le strade dei paesi
sia di giorno che di notte.
Del
resto "Neve" è un film che parla di morte fisica e morale, che
colpisce non solo i due protagonisti, ma è all'interno stesso della messa in
scena, dove la neve dona un senso tombale ai luoghi (e la cocaina è altra neve che porta dolore e morte). In modo
esplicito, questo sentimento di morte viene rafforzato, nella parte finale del
film, dalla sequenza notturna all'interno del cimitero - che opera come
sineddoche del tema trattato - suggestiva e risolutoria per la vicenda di
Donato e Norah…
…una
struttura narrativa criptica e confusionaria, che semina frequenti quanto
gratuiti e contraddittori indizi, che se da un lato vorrebbero approfondire lo
struggimento emotivo e i dubbi dei personaggi, dall’altro minano la credibilità
dell’intero racconto puntando l’ipotetica risoluzione della vicenda in
direzioni diametralmente opposte. Il finale inspiegabilmente (troppo) aperto
lascia l’insoddisfacente sensazione della presa in giro, o quanto meno della
mancanza di coraggio nell’effettuare una scelta che sia definitiva.
Neve racconta una bella storia che avrebbe
meritato una narrazione migliore. Una buona regia e delle convincenti prove
attoriali non bastano a innalzarlo oltre una risicatissima sufficienza. Quando
le luci si riaccendono rimane impresso soprattutto ciò che fa da contorno. Una
patina, appunto, di candidi, immacolati, placidi fiocchi di neve.
da qui
"è un thriller poco urlato e poco violento". Ed è già una bella cosa :)
RispondiEliminaDa me ancora niente però, almeno per ora...
sarà difficile trovarlo, ma il suo (del film) essere piccolo e sopratutto diverso gioca a suo favore, non deve dimostrare di essere il più pulp o sanguinario, cosicché la storia non deve essere adrenalinica, è più riflessiva :)
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