domenica 21 dicembre 2014

Laurence Anyways – Xavier Dolan

in sintesi, la mia sintesi, Laurence Anyways è una bellissima storia d’amore, che non ha bisogno di aggettivi.
Laurence, che sta con Fred(erique), confessa che vuole diventare una donna, e Fred le starà vicino, anche quando saranno separati.
gli eventi si svolgono in una decina d’anni, il film dura quasi tre ore, non guardi mai l’orologio.
per gli occhi il film è una gioia, e ti affezioni ai due straordinari protagonisti.
quello che Xavier Dolan fa, tra l’altro, è anche di farci vergognare di come Laurence viene trattato da tutti, a partire dall'università dove insegna (va), la sua è una scelta personale, e anche molto naturale, e non si capisce perché tutti debbano metterci becco.
un’altra bellezza del film è che non c’è niente di morboso e scandaloso, se non negli occhi e nei pensieri e pregiudizi degli altri, il dolore è tutto per Laurence e Fred.
c’è più dolore che gioia, nel film, e dopo averlo visto non te lo dimentichi più.
grazie a Xavier Dolan.
cercate questo film, non ve ne pentirete, sono sicuro - Ismaele





…Laurence Anyways è inevitabilmente un film che scavalca la sintesi professionale di Dolan, lo è perché un minutaggio imponente come questo non può riguardare solamente la riproposizione di quanto già proposto prima, è un’opera che sa e che vuole essere ambiziosa, che sacrifica qualche raccordo logico (il bisogno impellente che Laurence ha di diventare donna non ha basi illustrate: un bel giorno lui dice a Fred che vuole diventare una lei, stop) in favore di un fermento audio-visivo che praticamente non conosce sosta. Chi si attendeva un’introspezione psicologica sull’atto di cambiare sesso (cosa che tra l’altro non avverrà completamente) dovrà soccombere sotto le carezze inferte da Dolan a cui i tormenti del personaggio-Laurence sembrano interessare relativamente, Xavier è uno che crede ancora nella permeabilità del cinema intesa come percorso biunivoco lui e noi + ritorno e ciò che ha da esprimere, da dirci, lo ripone nei suoi personaggi dando del tu allo spettatore (sto cercando una persona che…)…

riesce a comunicarci il legame speciale che unisce i suoi Laurence e Fred al di là di tutto, al di là di ogni ragionevolezza. Sono, semplicemente, fatti l’uno per l’altra (l’una per l’altra?), e devono arrendersi a questa evidenza. Non c’è grottesco alla Almodovar. Lo stile di Dolan è sì camp, assai pop e colorato, anche sgargiante, ma i suoi protagonista ce li presenta con molta naturalezza, consegnandoci uno dei film più belli di questo festival, e una delle migliori storie d’amore da molto tempo in qua. Inverosimile? Sì, l’ho pensato. Ma la bravura del regista sta anche nel renderci credibile l’incredibile mentre lo racconta…
da qui

La sensazione che si ha guardando le inquadrature perfettamente studiate di Dolan   ricorda molto di più pellicole storiche come Il bacio della donna ragno o Le lacrime amare di Petra von Kant. In questi drammi lirici, il problema della differenza di genere è quasi accidentale e interessa molto di più ispezionare le conseguenze che questa scelta di vita ha sull’individuo. Di Laurence Alia (sorprendentemente) non ci interessa tanto che voglia diventare una donna ma il suo malessere, i suoi drammi e la sua continua ricerca di un amore; ce lo conferma anche la scelta del regista di non mostrare la materialità del cambiamento, cosa che invece avrebbe potuto tranquillamente fare. Laurence diventa donna quasi per sbaglio potremmo dire e ce ne accorgiamo praticamente solo grazie ad alcuni riferimenti simbolici sapientemente inseriti nel divenire delle immagini…

 Dolan parece tener tanta confianza en su talento y estar ya tan familiarizado con este tipo de narrativa que rueda libre de ataduras, lo que se traduce en un estilo muy heterogéneo y en un metraje excesivo. Por un lado, su guion contiene diálogos sentidos y veraces, capturados bien con planos cortos y estáticos, bien con ágiles paneos en cámara al hombro, pero incluye asimismo momentos extravagantes y estilizados. Se suceden así largas escenas de conversación entre los dos personajes principales, o del protagonista con su comprensiva madre, con interludios más o menos frenéticos en cuanto a imagen y sonido. Dicho guion está además enmarcado por una ocasional voz en off que añade trascendencia a situaciones que no la necesitan, distrayéndonos de la progresión amorosa de la pareja aunque sirva también para añadir capas a la misma. Dicho de otra manera, la alteración de los tiempos dota a la película de profundidad y complejidad pero también pervierte la que se supone que es su esencia. Por otro lado, como Dolan es asimismo el encargado del montaje, su duración se acerca peligrosamente a las tres horas, para una historia que probablemente podría haber sido contada en media hora menos. Es evidente el cariño que siente el cineasta por su criatura, y por ello renuncia con frecuencia a cortes y elipsis que podrían haberla hecho adelgazar un poco. Sin embargo, estos defectos consiguen que la película tenga una personalidad auténtica, y nos revelan a un director que, de manera refrescante, no le tiene miedo a la imperfección…

Talentoso, pero de uso desmesurado e impaciente. Ganas de contar y de mostrarlo todo. Algo que, teniendo en cuenta la juventud del realizador, no deja de tener cierto encanto y puede despertar una benévola disculpa por parte del espectador, pero que en futuras (y esperadas) ocasiones deseamos que cambie, devolviéndonos al Dolan de sus dos primeros largometrajes. Tres horas de metraje han de servir para profundizar mucho más y no sólo para ilustrar y traducir en imágenes un puñado de ideas, excelentes e interesantísimas, eso sí…

…LAURENCE ANYWAYS est une fresque épique qui, sur une durée d’une dizaine d’années, questionne la différence et la quête de soi. En pointillés, le cinéaste envisage les relations familiales – avec une savoureuse Nathalie Baye dans le rôle de la mère de Laurence et une sarcastique Monia Chokri dans le rôle de la soeur de Fred – et le caractère normatif de notre société. Mais il peint aussi l’admirable portrait d’une femme, Fred, déchirée par l’amour qu’elle ressent et consumée par ses sentiments. Suzanne Clément est majestueuse : face à un Melvil Poupaud qui s’impose comme l’élément négatif du film – pour ne pas dire plombant – l’actrice québécoise est déchirante et transcende l’émotion.
Xavier Dolan construit un film hybride et délicat qui, à l’image de son principal protagoniste, est sans retenue, sensible et pluriel. En élaborant son récit de manière linéaire tout en explosant ponctuellement toute logique narrative, le réalisateur, qui multiplie les effets et se renouvelle sans cesse, tend à une surprenante cohérence esthétique où la musique revêt une importance capitale. Il signe un film singulier, étonnant et détonnant, sans doute excentrique, où l’émotion est centrale sans être gratuite. Dolan est un fin artificier : LAURENCE ANYWAYS est admirable.

…la apuesta de Xavier Dolan es tan sincera y apasionada que los 168 minutos de duración de “Laurence Anyways” y los momentos en que su narración deja de ser tan inspirada, no pueden contrarrestar la potencia que desprende la historia de amor entre sus dos protagonistas; tiene la actitud, el carisma y el alma que necesita una película para llegar al espectador. “Laurence Anyways”  satisfará a todo tipo de públicos porque lanza su mensaje desde la normalidad; incluso invitará a replanteamientos de diversa índole. ¿Será capaz de convertir en tolerantes a los que rechazan el cambio de sexo en cualquier circunstancia? No lo creo, pero desde luego que invitará a la reflexión a aquellos que tengan la mente abierta.

ci si stupisce della compiuta padronanza della macchina filmica da parte di un autore ventireenne, che è uno di quei sempre più rari registi che vogliono il controllo assoluto sulla propria opera non solo a un livello autoriale ma anche eminentemente pratico: scrive, dirige, monta, sceglie i costumi e le musiche. La sceneggiatura è un fiume in piena, i personaggi e le situazioni presentati nel corso della narrazione rimangono credibili nonostante Dolan abbia un debole per le scene madri e per un'enfasi stilistica debitrice a Wong Kar-wai, che regala guizzi surreali con fulminanti metafore annesse e veri e propri videoclip. Lo studio cromatico costituito da una sinergia tra costumi, scenografie e la fotografia iper-satura di Yves Bélange potenzia ogni immagine, veicolando un poliedrico gusto per la messa in scena che si mostra sempre cangiante. I peccati di Dolan sono, pertanto, tutti di generosità verso un personaggio in cui crede e il cui ritratto a tutto tondo è il manifesto di uno degli autori più giovani e sorprendenti degli ultimi anni…

Le personnage de Laurence, interprété par le courageux Melvil Poupaud, est tiraillé entre son besoin d’affirmer son identité sexuelle et enfin s’accepter, et le regard des autres, à commencer par sa petite amie, pour qui il est tout. Se cherchant dans son quotidien à travers ses vêtements et ses attitudes, il va tâtonner, sollicitant la patience de sa compagne, qui passera par toutes les phases du deuil de leur amour perdu : incompréhension, dégoût, acceptation et tolérance. Ce qui est d’ailleurs le plus beau dans le film est l’amour inconditionnel que Fred, magistralement interprétée par Suzanne Clément, porte à Laurence.


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