L'ignominia (e non egemonia)
culturale di destra
Tagliare la cultura,
taglieggiare il cinema, compromettere gli archivi, marginalizzare – fino ad
eliminare – la voce di quelli che danno fastidio. Questa è la politica
culturale del governo di destra del nostro paese. Ma come possiamo rimproverare
a qualcuno di essere quello che è per sua natura? È una politica di destra e
quindi è una politica liberticida: si procede con piccole ma crescenti e
progressive restrizioni su diritti e libertà, per far a tutti chi
comanda. L’agone politico ci presenta con tutta evidenza un agire normativo
forte con i deboli e debole con i forti. E i forti sono quelli che davvero
configurano il programma, quelli che tengono in mano il congegno socioeconomico
della nostra vita quotidiana. Abbiamo sentito spesso diversi esponenti del
governo attuale prendersela con la cultura di sinistra, perché è woke e radical chic (è
emblematico che i paladini della patria e della nazione italiana utilizzino
parole non italiane per stigmatizzare chi non la pensa come loro) e quindi
sparare, con provvedimenti che non sono a salve, contro la cultura tout court.
Perché a loro la parola cultura in fondo ha sempre dato fastidio; e come disse
un loro lontano “parente”, il solo sentire quella parola li spinge
istintivamente a impugnare la pistola. Fuor di metafora loro interpretano
letteralmente la lezione e sentono fisicamente quell’impriting: alcuni
trotterellano con i revolver in tasca anche nelle feste comandate. E sparano
contro la cultura tout court, dicevo, perché gli dà fastidio chi studia e chi
vuole sapere spinto dal desiderio di studiare e di sapere. Perché loro non amano
studiare e non amano il sapere se non è dentro un disegno finalizzato a tenere
sotto controllo la stanza dei bottoni. E quindi non amano la memoria, a meno
che non sia una mitologia tecnicizzata e calzante con il loro background
storico-ideologico. Con buona pace degli imbarazzi di intellettuali troppo
intellettuali come Marcello Veneziani e Franco Cardini: anche loro in fondo
danno un po’ fastidio ed è meglio tenerli fuori dal grande gioco delle
poltrone. I recenti tagli al comparto cinematografico sono dentro questa
strategia. Loro che odiano Gramsci, perché è una delle tantissime spine sul
fianco della loro storia, cercano di annichilirlo e di svuotarlo brandendo un
diritto alla “egemonia di destra”. Sarebbe troppo pretendere che possano capire
che l’egemonia non la si conquista a colpi di provvedimenti normativi e di
tagli alla cultura: qui si capisce che non sanno nulla di Gramsci. Confondono
il terreno del “dominio” con quello della “egemonia”. Invece l’egemonia è il
risultato di un lavoro politico e culturale paziente e capillare sul campo, ed
è un lavoro complesso, a stretto contatto, per interpretarlo, con il desiderio
di sapere e di conoscere di tutti, per coltivarlo e farlo crescere, non per
deprimerlo, indirizzarlo, guidarlo e annichilirlo. Non amano la Cultura e
quindi non amano la Memoria. Ecco perché uno degli effetti dei recenti tagli
del governo sul tessuto culturale del nostro paese è un altro segno delle
politiche liberticide. L’obiettivo è quello di compromettere il lavoro
straordinario fatto in tanti anni – non senza difficoltà legate anche a
precedenti governi – dagli Archivi. Uno degli Archivi più colpiti dai tagli,
per il prestigio che si è conquistato in tanti anni di lavoro costante al
servizio di tutti, è l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico
di Roma (AAMOD). Quando sono stati resi pubblici gli effetti dei tagli, sulla
stampa si è parlato prevalentemente della scandalosa bocciatura dei lavori su
Regeni e su Bertolucci, ma pochi hanno parlato degli altri effetti, come quelli
sul lavoro dell’AAMOD. Così gli operatori dell’Archivio hanno organizzato un
incontro pubblico e, a seguire, hanno diramato un comunicato stampa che
pubblichiamo qui su «Teorema». Questo è un nostro piccolo contributo alla loro
e alla nostra battaglia.
Comunicato Stampa
TAGLIARE GLI ARCHIVI È TAGLIARE LA MEMORIA DEL PAESE
Oltre due ore di confronto all’AAMOD con
autori, operatori e rappresentanti della cultura: il settore si mobilita contro
i tagli del Ministero e chiede riforme, trasparenza e tutela del patrimonio
audiovisivo
Roma, 10 aprile 2026 –
Si è svolto oggi, presso la sede dell’AAMOD – Archivio Audiovisivo del
Movimento Operaio e Democratico, un partecipato incontro durato oltre due ore e
mezza per discutere le gravi conseguenze dei recenti tagli operati dal
Ministero della Cultura nel settore cinematografico e audiovisivo. L’evento è
stato coordinato da Aurora Palandrani, Luca Ricciardi e Matteo Angelici, oltre
che dal presidente dell’AAMOD Vincenzo Vita.
Al centro del dibattito,
la drastica riduzione dei finanziamenti pubblici che colpisce non solo l’AAMOD
– con un taglio di circa il 25% alle proprie attività – ma anche opere e
progetti di grande rilevanza culturale e civile: dall’esclusione del
documentario sul caso Regeni fino alla mancata valorizzazione di lavori di alto
profilo storico, come la sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.
L’incontro ha
evidenziato con forza il valore insostituibile degli archivi audiovisivi, non
soltanto come strumenti di conservazione, ma come veri e propri laboratori del
presente. La memoria storica, custodita e reinterpretata attraverso il lavoro
creativo, rappresenta infatti una chiave essenziale per comprendere e costruire
il futuro. Il patrimonio audiovisivo, pubblico e privato, vive grazie
all’impegno quotidiano di archivisti, tecnici, autori e operatori culturali
che, con passione, competenza e spirito collettivo, contribuiscono alla
costruzione di opere documentarie e alla diffusione di una coscienza condivisa.
In questo contesto,
appare particolarmente grave il ridimensionamento delle attività AAMOD, che
negli ultimi anni avevano registrato una crescita esponenziale di interesse da
parte del pubblico e degli operatori del settore, soprattutto nei campi del
riuso creativo delle immagini d’archivio e dei processi di digitalizzazione.
Il confronto tra il 2024
e il 2025 restituisce un quadro preciso e allarmante: i contributi complessivi
destinati all’AAMOD passano da 380.000 euro nel 2024 a 290.000 euro nel 2025,
con un taglio totale di 90.000 euro (-23,68%). Nel dettaglio, il progetto di
recupero e trattamento del patrimonio audiovisivo scende da 200.000 euro a
150.000 euro, con una riduzione del -25% e un calo del punteggio da 81 a 64. Il
festival UnArchive Found Footage Fest passa da 80.000 euro a 60.000 euro
(-25%), con una perdita di 14 punti (da 79 a 65), mentre il Premio Zavattini
scende da 30.000 euro a 25.000 euro (-16,67%), con un punteggio che cala da 78
a 68. Anche L’Aperossa registra una diminuzione da 25.000 a 20.000 euro (-20%),
con punteggio da 73 a 65, e il progetto “Il cinema politico” passa da 20.000 a
15.000 euro (-25%), con punteggio da 69 a 64. Persino la residenza artistica
Suoni e Visioni, pur aumentando il punteggio da 63 a 67, subisce un taglio
economico da 25.000 a 20.000 euro (-20%). Si tratta di interventi che
colpiscono progetti consolidati e già realizzati nel 2025, aggravati da un
ritardo superiore a un anno nell’assegnazione delle risorse.
Questa tendenza non
riguarda soltanto l’AAMOD ma si inserisce in un contesto più ampio di
redistribuzione squilibrata delle risorse, che penalizza realtà storiche e
iniziative di comprovato valore. Subiscono infatti riduzioni rilevanti il
Festival Cinema Oltre del Palladium, il Festival dei Popoli, il Filmmaker
Festival e le attività di Doc/it, mentre viene addirittura azzerato il sostegno
all’Archivio Cinematografico della Resistenza. Analogamente, la Cineteca Lucana
registra un drastico ridimensionamento. Al contrario, emergono situazioni di
forte incremento per soggetti meno strutturati, come l’associazione Kabuto, che
quasi triplica il proprio finanziamento.
Il tutto avviene in un
quadro di stabilità della dotazione complessiva dei bandi, che resta
sostanzialmente invariata rispetto all’anno precedente. A rendere il quadro
ancora più preoccupante sono le prospettive per il 2026, che prevedono
ulteriori tagli alla promozione e, soprattutto, l’azzeramento dei finanziamenti
destinati alla digitalizzazione del patrimonio audiovisivo.
Alla manifestazione
hanno preso parte numerosi esponenti del mondo culturale, politico e
cinematografico, sia in presenza che in collegamento, esprimendo un sostegno
unanime all’AAMOD e una forte preoccupazione per il futuro del settore. Tra gli intervenuti, tra gli altri: Peppe Servillo, Giuseppe
Giulietti, Barbara Scaramucci, Gaetano Amato, Stefano Rulli, Francesco Ranieri
Martinotti, Sabrina Di Marco, Wilma Labate, Monica Maurer, Christian Carmosino,
Emiliano Leonetti, Rossana Rummo, Michele Conforti, Alex Hobel, Maurizio
Sciarra e Paola Scarnati.
Numerosi inoltre, i
messaggi di solidarietà ricevuti sui canali social e le partecipazioni durante
la diretta, aperta anche in streaming sul canale Youtube dell’AAMOD.
Dagli interventi è
emersa con chiarezza la necessità di una riforma profonda dei criteri di
selezione e delle commissioni di valutazione, affinché siano realmente composte
da figure con comprovata esperienza e competenza nel settore. Queste le
somme tirate in conclusione dal presidente dell’AAMOD, Vincenzo Vita, che ha
dichiarato:
«Se è vero che il
ministro della cultura Alessandro Giuli e la sottosegretaria Lucia Borgonzoni
hanno dichiarato la loro insoddisfazione per le scelte delle apposite
commissioni di valutazione dei contributi “selettivi” ai film e delle attività
di promozione, a questo punto può essere agito l’”annullamento in autotutela”.
Si tratta di uno strumento tutt’altro che inedito a fronte di procedure
concorsuali dall’esito discutibile. Insomma, davanti a quanto è successo ciò
che – comunque- appare urgente è procedere ad una profonda revisione dei
meccanismi che presiedono a simili scelte. In generale, si pone il problema di
una vera riforma del settore, in preda oggi ad un pericoloso
“liber-sovranismo”: tutto il potere ai soggetti più forti del mercato con la
maschera dell’interesse nazionale. Si è proposto di dare vita ad un
coordinamento tra tutti i soggetti interessati alla tutela attiva della
memoria, nella stagione in cui il passato va oscurato e rimosso, perché lì si
può rintracciare qualche album
di famiglia assai imbarazzante. Serve un
movimento “intersezionale”, che voglia dialogare con i diversi momenti di
attivazione sociale: da Gaza al NO al referendum sui magistrati alle
manifestazioni contro i Re e le Regine. Siamo addolorati per il mancato
finanziamento a film che lo meritavano, a partire da quello sulla tragedia di
Giulio Regeni. Così siamo – ovviamente – colpiti enormemente per
la diminuzione delle risorse dell’AAMOD del 24%, oltre tutto con una
decisione arrivata con oltre un anno di ritardo. Non ci arrendiamo, la
storia non finisce qui.».
L’incontro ha
rappresentato un momento di forte coesione tra operatori culturali e
istituzioni, con l’obiettivo di difendere il valore del lavoro collettivo che
anima il cinema documentario e la tutela della memoria audiovisiva. È
stato annunciato il ricorso contro le decisioni del Ministero della Cultura,
con la volontà di ristabilire criteri equi e trasparenti che riconoscano il
merito, la qualità e l’impatto culturale delle attività svolte. La battaglia
intrapresa non riguarda soltanto la sopravvivenza di singole istituzioni, ma la
difesa di un ecosistema culturale fondato sull’esperienza viva del cinema,
sulla trasmissione della memoria e sul lavoro condiviso di chi, ogni giorno,
costruisce futuro attraverso le immagini del passato.
Per rivedere la LA DIRETTA
INTEGRALE: https://www.youtube.com/watch?v=J1yZkNlqUfM
Per analizzare i contributi 2024-25: https://drive.google.com/file/d/1Dt3mtzqoB2ETfoQe2dZMd9hvJtnvWdUc/view?usp=drive_link
CARTELLA STAMPA: https://drive.google.com/drive/folders/1PQs9gIjDQEfYhK7oX51JoMVsapQaxTpZ?usp=drive_link
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