mercoledì 15 aprile 2026

La salita - Massimiliano Gallo

a partire da un fatto vero, l'intervento di Eduardo De Filippo a favore degli ospiti del carcere minorile di Nisida, con l'arma del teatro, Massimiliano Gallo, già attore di teatro (e marito di Imma Tataranni in una famosa serie tv), alla prima regia, dirige non un capolavoro, ma un film solido, che si fa vedere bene.

un film che ha un cuore, con attori e attrici bravi (e ben diretti), in una storia con un finale ottimista, nei titoli di coda appare Eduardo, quello vero, l'ispiratore del film.

presente in non troppe sale, un film che merita.

buona (Nisida) visione - Ismaele


 

…La potenza del messaggio di Gallo risiede nella capacità di trasmettere il valore profondo della recitazione, intesa non come mero intrattenimento ma come un faticoso e nobile percorso di lavoro che si oppone alle scorciatoie della malavita: l’immensità di Eduardo si manifesta proprio in questo impegno civile, volto a ricostruire fisicamente e moralmente il teatro del carcere per offrire ai detenuti una seconda occasione attraverso la conoscenza della cultura e della disciplina scenica.

Il film insegna che la vera salita è quella che porta alla scoperta di se stessi e alla rinuncia alla violenza in favore di un futuro costruito con dignità: in questo senso, la presenza di Eduardo funge da guida spirituale che scavalca le pastoie burocratiche per restituire speranza a giovani vite altrimenti destinate alla marginalità.

Particolarmente preziosi risultano i video di repertorio inseriti in coda alla pellicola, i quali mostrano il vero discorso tenuto dal Maestro ai ragazzi di Nisida: un momento di altissimo valore documentaristico che viene ripreso e recitato nel film con una perfezione filologica che commuove e fissa definitivamente il senso profondo dell’intera operazione…

da qui

 

…E’ stato proprio Massimiliano Gallo a dichiarare quanto segue: “Per il mio debutto alla regia volevo avere la piena consapevolezza di quello che stessi facendo. Volevo avere la capacità e la forza di raccontare la storia con il mio sguardo, dal mio punto di vista. Con questo film, spero di esserci riuscito. Probabilmente perché è una storia che mi appartiene, che racconta il vincolo, la speranza di alcuni ragazzi e la voglia di riscattare la propria vita. E poi, perché racconta di Eduardo De Filippo e del suo impegno con i ragazzi di Nisida. È una storia che rende omaggio al Teatro e al suo potere salvifico, che in pochi conoscono e per questo andava raccontata».

Possiamo assolutamente dire che Gallo ci è riuscito pienamente, costruendo un racconto corale, in cui le dinamiche carcerarie si intrecciano con relazioni umane complesse, tensioni emotive e possibilità di cambiamento. Il titolo stesso del film assume un valore simbolico e valido per i giovani di tutte le epoche: non indica una fuga o una liberazione immediata, ma un percorso faticoso verso una possibile crescita interiore e ci invita a riflettere su temi estremamente importanti come la detenzione, l’identità, la marginalità sociale e soprattutto la capacità dell’arte di aprire spiragli anche nei contesti più chiusi.

E’ innegabile che il regista dimostri, fin dalle prime scene, una chiara volontà autoriale. Gallo racconta, infatti, una storia collettiva senza rinunciare all’intimità dei singoli personaggi. Il suo sguardo è sincero e partecipe, capace di restituire un’epoca e un contesto senza indulgere in nostalgie superficiali che potevano risultare stucchevoli. Altro elemento importantissimo è la Napoli degli anni ’80, che non è solo uno sfondo bellissimo, ma proprio un organismo vivo, segnato da contraddizioni sociali e culturali, che il film prova a catturare con rispetto e attenzione…

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