a partire da un fatto vero, l'intervento di Eduardo De Filippo a favore degli ospiti del carcere minorile di Nisida, con l'arma del teatro, Massimiliano Gallo, già attore di teatro (e marito di Imma Tataranni in una famosa serie tv), alla prima regia, dirige non un capolavoro, ma un film solido, che si fa vedere bene.
un film che ha un cuore, con attori e attrici bravi (e ben diretti), in una storia con un finale ottimista, nei titoli di coda appare Eduardo, quello vero, l'ispiratore del film.
presente in non troppe sale, un film che merita.
buona (Nisida) visione - Ismaele
…La potenza del
messaggio di Gallo risiede nella capacità di trasmettere il valore profondo
della recitazione, intesa non come mero intrattenimento ma come un faticoso e
nobile percorso di lavoro che si oppone alle scorciatoie della malavita:
l’immensità di Eduardo si manifesta proprio in questo impegno civile, volto a
ricostruire fisicamente e moralmente il teatro del carcere per offrire ai
detenuti una seconda occasione attraverso la conoscenza della cultura e della
disciplina scenica.
Il film insegna che la vera salita è
quella che porta alla scoperta di se stessi e alla rinuncia alla violenza in
favore di un futuro costruito con dignità: in questo senso, la presenza di
Eduardo funge da guida spirituale che scavalca le pastoie burocratiche per
restituire speranza a giovani vite altrimenti destinate alla marginalità.
Particolarmente preziosi risultano i video di repertorio inseriti in coda alla
pellicola, i quali mostrano il vero discorso tenuto dal Maestro ai
ragazzi di Nisida: un momento di altissimo valore documentaristico che viene
ripreso e recitato nel film con una perfezione filologica che commuove e fissa
definitivamente il senso profondo dell’intera operazione…
…E’ stato proprio Massimiliano Gallo a dichiarare quanto segue: “Per il mio debutto alla regia volevo avere la piena consapevolezza
di quello che stessi facendo. Volevo avere la capacità e la forza di raccontare
la storia con il mio sguardo, dal mio punto di vista. Con questo film, spero di
esserci riuscito. Probabilmente perché è una storia che mi appartiene, che
racconta il vincolo, la speranza di alcuni ragazzi e la voglia di riscattare la
propria vita. E poi, perché racconta di Eduardo De Filippo e del suo impegno
con i ragazzi di Nisida. È una storia che rende omaggio al Teatro e al suo
potere salvifico, che in pochi conoscono e per questo andava raccontata».
Possiamo assolutamente dire che Gallo ci è riuscito pienamente, costruendo
un racconto corale, in cui le dinamiche carcerarie si intrecciano con relazioni
umane complesse, tensioni emotive e possibilità di cambiamento. Il titolo stesso del film assume un valore simbolico e valido per i giovani di tutte le epoche:
non indica una fuga o una liberazione immediata, ma un percorso faticoso verso una
possibile crescita interiore e ci invita a riflettere su temi estremamente
importanti come la detenzione, l’identità, la marginalità sociale e
soprattutto la capacità dell’arte di aprire spiragli anche
nei contesti più chiusi.
E’ innegabile che il regista dimostri, fin dalle prime scene, una chiara volontà autoriale. Gallo racconta, infatti, una
storia collettiva senza rinunciare all’intimità dei singoli personaggi. Il suo
sguardo è sincero e partecipe, capace di restituire un’epoca e un contesto
senza indulgere in nostalgie superficiali che potevano risultare stucchevoli.
Altro elemento importantissimo è la Napoli degli anni ’80,
che non è solo uno sfondo bellissimo, ma proprio un organismo vivo, segnato da
contraddizioni sociali e culturali, che il film prova a catturare con rispetto
e attenzione…
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