Rich Peppiatt gira un film sui Kneecap (Giovanni Ansaldo ne parla qui, per chi non li conosce ancora) che non perde un colpo.
due ragazzi un po' sbandati, a Belfast, incontrano un professore che li spinge a fare musica rap in gaelico, la lingua irlandese, e non in inglese, la lingua degli oppressori.
i tre creano un gruppo, i Kneecap, i loro testi e la loro musica diventano un simbolo per gli irlandesi non anglodipendenti, orgogliosi di un gruppo politico, come il loro pubblico.
tutti gli attori, come i tre Kneecap, sono davvero bravi (una piccola parte anche per Michael Fassbender), merito anche del bravo regista.
se vi piacerà la metà di quanto è piaciuto a me, vi piacerà molto,
buona (gaelic rap) visione - Ismaele
…Gli Kneecap non sono nati da una
semplice passione, bensì dalla rabbia e da un riscatto sociale alimentato dal
sangue, dalla droga e dalla disperazione di una vera e propria terra di
nessuno. Laddove non si muovono più cowboy solitari, ma criminali di varia
natura, politicanti e forze d’ordine affamate di potere, eroi locali mai
dimenticati e inevitabilmente artisti. Spetta proprio a loro alimentare un moto
di liberazione (salvandosi a loro volta), per quanto scorretti, discutibili,
immorali e matti da legare. Memorabile!
…La forza del film è proprio questa: sembrare caotico e
sgangherato, mentre in realtà orchestra con precisione una riflessione politica
e culturale. “Un paese senza lingua è solo mezzo paese”, afferma uno dei
personaggi: è la frase che riassume l’anima dell’opera. Il gaelico, lingua
minoritaria riconosciuta ufficialmente solo nel 2022, diventa qui simbolo di
resistenza, testimonianza di una comunità che non si arrende. Kneecap è un’esplosione di energia e di
contraddizioni: sboccato e intelligente, divertente e politico, assurdo e
necessario. È cinema che, proprio come un beat martellante, non concede tregua:
denuncia, ride, balla, provoca, e infine commuove con la sua ostinata
sincerità. È l’urlo di una generazione che non vuole essere definita da
conflitti ereditati, ma nemmeno vuole dimenticarli: una dichiarazione di
appartenenza che trasforma il caos in ritmo, la rabbia in musica, la lingua in
futuro.
Il regista Rich Peppiatt ci dice diritto in faccia che film andremo a
vedere.
Non è una classica storia irlandese fatta di IRA, attentati, morti e
martiri torturati in carcere.
La Belfast raccontata in questo film è decisamente più incazzata,
lasciata a sé stessa, gli irlandesi combattono contro gli inglesi più che altro
per questioni linguistiche e i ragazzi vivono alla giornata strafatti di ogni
tipo di droghe in circolazione più o meno come gli scozzesi di Trainspotting.
In questo contesto si collocano due amici d’infanzia che vivono di
spaccio e altri reati vari, cresciuti da un padre attivista e indipendentista
che ha finto la sua morte per combattere meglio la sua guerra personale e che
li ha educati al motto di “"Every word of Irish spoken is a bullet fired
for Irish freedom"-“Ogni Parola detta in Irlandese è un proiettile per la
libertà dell’Irlanda”…
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