venerdì 27 febbraio 2015

Selma - La strada per la libertà – Ava DuVernay

ecco un film da vedere a scuola, la storia di Davide che sconfigge Golia, a mani nude.
senza troppa retorica, il racconto di un episodio della lotta dei neri negli Usa, nel 1965, analizzato e raccontato davvero bene.
tutti i personaggi sono interpretati in modo eccellente, MLK è straordinario, pieno di forza e dubbi, debolezze e visione, con i suoi amici e collaboratori che sono tutt'uno con lui, mi hanno impressionato (senza sminuire nessuno) Tom Wilkinson, nel ruolo di Lyndon Johnson, e il minuto in cui appare (e le parole che dice) Malcolm X.
bravissima Ava DuVernay, il film era candidato all'Oscar, ma se ne sono dimenticati.
è un film sempre di attualità, forti e deboli, violenti e nonviolenti, privilegiati e discriminati, Davide e Golia sono sempre là, cambiano lingue, nazioni, ma quella lotta non cessa mai d'esistere, purtroppo.
un film dove vincono i deboli e buoni (così è successo davvero) fa davvero bene al cuore, ed è anche grande cinema, non perdetevelo - Ismaele







...Ma il film della DuVernay non è un pamphlet politico accorato, è più che altro un complesso affresco storico in cui non viene perso alcun dettaglio dei particolari e questo è un grande merito di una regista che per la prima volta è alle prese con un budget importante.
E abbiamo il vantaggio , il privilegio addirittura di vedere una sorta di dietro le quinte, non vediamo solo il lato pubblico dei vari Martin Luther King e Lyndon Johnson ma arriviamo al cuore dei loro pensieri, dei loro dubbi, delle loro incertezze , riusciamo a percepire , quasi a toccare con mano la loro visione politica complessiva a partire dai particolari, da quei piccoli compromessi che hanno consentito loro  di andare avanti ogni giorno nella loro attività.
Ne escono due figure di statura eccezionale rispetto ai nani e alle ballerine che fanno politica oggi, è evidente la differenza che c'è tra uno statista, uomo delle istituzioni che ha la visione a lungo termine, e un politicante, come ad esempio il governatore dell'Alabama, razzista irriducibile che guarda solo al proprio misero orticello...

Ava DuVernay fa conoscere (o rivivere) una pagina di storia importante puntando molto sugli aspetti emozionali e restituendo più umanità (e meno agiografia) alla figura del pastore protestante, non a caso ripreso anche nei momenti privati con la moglie Coretta, mostrandone i dubbi e le incertezze di fronte alle grandi responsabilità che doveva assumersi…

La interpretación que del mismo realiza el británico de origen nigeriano David Oyelowo es una de las más memorables de los últimos años, imprimiéndole una gravedad y trascendencia y a la vez un humanismo y una cercanía verdaderamente asombrosos. El actor mide cada gran palabra que pronuncia este individuo, acompañándola de gestos casi imperceptibles y de una mirada penetrante con la que resulta imposible romper el contacto visual. El amplio elenco actoral que acompaña a Oyelowo cuenta con mucho talento y veteranía, pues en él figuran desde Tom Wilkinson en el papel del presidente Lyndon B. Johnson hasta Martin Sheen en un cameo judicial, pero inevitablemente quedan desdibujados en torno al omnipresente protagonista, aún en la parte no despreciable de metraje en que éste está fuera de campo….

This is a film where we can really sense the courage of actions and the power of words, while getting sad and appalled with the intolerance and abuses of power perpetrated by the state troopers. Thoughtful approach, efficient narrative and a magnificent casting, makes “Selma”, a film not to be missed.

…L’impronta autoriale di DuVernay, in questo film che rimane pur sempre una produzione indipendente, sia pure relativamente costosa (20 milioni di dollari), è ravvisabile in almeno due marche. La prima e più evidente è un segno antiretorico, uno sguardo che coglie di King e della marcia l’attenzione al dietro le quinte, alla dimensione intima e dimessa del reverendo, rappresentato come un uomo lacerato dai dubbi morali, sull’opportunità o meno di insistere in una marcia che aveva già causato lutti dolorosi alla comunità nera locale e indebolito dai contrasti con la moglie Coretta. Questa attenzione alla storia minore (nell’accezione di Deleuze e Guattari) si sostanzia nella cura con cui DuVernay tratta anche le figure minori, per esempio quella indimenticabile di Cager Lee, nonno 84enne che assiste all’uccisione a sangue freddo da parte di un agente del nipote Jimmie Lee Jackson, morto per difendere il suo diritto di voto. La seconda è rappresentata proprio dalla regia, una scrittura elegante ma antiretorica, che dispiega, all’interno di un controllo rigoroso della messinscena (attori, scene, costumi, luci) e della postproduzione (montaggio, musiche, effetti), alcune altissime impennate espressive. Penso in particolare a tre momenti: l’inizio, con quel primo dialogo intimo tra King e Coretta che prelude al discorso di investitura del Nobel, registrando su un piano metadiscorsivo le sue incertezze davanti allo specchio/schermo; l’esplosione, violenta e improvvisa, della chiesa che produce la morte terribile delle "four little girls", potente nella sua carica espressiva di astrazione; e la seconda marcia, costellata dalle incursioni criminali della polizia di contea sul terribile Edmund Pettus Bridge e giocata su un montaggio alternato serrato, un uso virtuosistico delle luci e dei dispositivi, una retorica visiva d’impatto ma a servizio della drammaturgia.

…"Selma" è da vedere non solo per i suoi intenti di cinema civile, che racconta un periodo nevralgico per la Storia americana post kennedyana, ma anche per il racconto onesto, emozionante e commovente senza troppa retorica

Nella primavera del 1965 una serie di eventi cambiò la storia degli Stati Uniti e del mondo. Un gruppo di attivisti politici, guidati dal Reverendo Martin Luther King decise di marciare pacificamente da Selma a Montogomery, in Alabama (lo stato politicamente più intransigente nei confronti degli Afroamericani), per richiedere il fondamentale diritto al voto, allora ancora negato ai "negroes". Il film di Ava DuVernay racconta non solo la "Storia" di quegli eventi, ma la straordinaria umanità delle persone che vi parteciparono. Una ricostruzione complessa e commovente, in cui trovano spazio tutti i protagonisti di quella stagione, con il loro coraggio e la loro determinazione, ma anche i loro dubbi, le loro incertezze. Intensamente portati sullo schermo da un cast davvero indovinato…

Selma nos muestra un Martin Luther King completo. Por un lado el líder activista, capaz de hablarle a su presidente en su lenguaje político y mirándolo a los ojos, el gran orador, el estratega que escoge cuidadosamente las poblaciones más racistas y peligrosas para sus protestas, sabiendo que son estas los que generarán agresión y por lo tanto visibilidad y sensibilización, poniendo conscientemente en riesgo su integridad (y la de los demás), como posible costo calculado de ese gran paso de cambio para la humanidad. Pero de mayor interés y relevancia es el retrato de su lado mundano, tanto con su familia como con la gente que lo acompañaba en sus empresa, humanizando así la leyenda y recordándonos que la sencillez genuina de los grandes hombres no los hace menos grandes, sino más, y que la suma de esfuerzos y la determinación de mujeres y hombres del común no solo pueden lograr grandes cambios sociales, sino que son indispensables. Viendo esta película casi cincuenta años después de los hechos, es inevitable cuestionarse si la evolución hacia la igualdad racial a nivel global está cerca de culminarse, o si por lo menos continúa al mismo ritmo.

una de las intenciones más claras de "Selma" -cuya puesta en escena se aleja completamente del preciosismo y apela a tonos sepia- es la promoción de la unidad interracial que resulta necesaria cuando los abusos se han impuesto sobre cualquier grupo social o étnico. Una vez que los blancos se unieron a las manifestaciones, las posibilidades represivas de los matones del sistema se vieron limitadas, al menos ante la vista pública, aunque, como lo muestra el filme, algunos de los mismos anglosajones que se sumaron a la causa fueron salvajemente golpeados por civiles conservadores mientras nadie estaba presente en el lugar de los ataques…

Selma captures some of the ferocity of the attacks on the working class and the sacrifices made in the course of the civil rights struggle, issues that are largely glossed over in the usual holiday tributes to King. Workers and youth unfamiliar with what happened in the America of the 1960s may well be shocked by what they see. At the same time, the task of making sense of these struggles will require a very different approach and a very different film than this first effort to deal on screen with the struggle of Martin Luther King.
da qui
  

2 commenti:

  1. è vero è un'altra volta che Davide sconfigge Golia...

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    1. è impressionante come gli Usa rappresentino il mondo, tutto il meglio e tutto il peggio contemporaneamente, il (grande) male e il (grande) bene di fronte, difficile restare indifferenti, tutto si capisce benissimo.
      e canzoni come "Which Side Are You On?" ricordano che ci sono due parti, impossibile astenersi (scegli la tua versione preferita della canzone: https://www.youtube.com/results?search_query=Which+side+are+you+on%3F)

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