martedì 10 febbraio 2015

Birdman - Alejandro González Iñárritu

film osannato e pronto all'Oscar, difficile trovare qualcuno che ne parla meno che bene.
e però.
grande musica, grande fotografia, attori non male, Michael Keaton senza rivali, Edward Norton anche fastidioso per quanto interpreti Edward Norton, e quando è apparsa Emma Stone mi è sembrata presa di peso da uno dei quadri di "Big eyes", l'ultimo film di Tim Burton.
Iñárritu è un virtuoso della macchina da presa e il fatto di girare il film come se fosse un unico piano sequenza lo conferma.
la storia ha quel lieto fine che non dispiace agli Oscar.
e però.
leggo di paragoni improponibili, come quello con "Sinecdoche, New York" (nel film di Kaufman si respirava molta meno finzione che qui), o con "Venere in pelliccia", di Polanski (dove la con-fusione fra vita e teatro è su un altro e diverso livello).
e la storia delle visualizzazioni del video su youtube mi sembrata un po' così, e quella del critico prevenuto, Tabitha, per mostrare la bravura di Michael Keaton.
tuttavia, dopo queste piccole insoddisfazioni, alla fine mi è rimasta l'impressione di un grande film, più tecnica che cuore, magari, e però occhi e orecchie godranno nella visione del film - Ismaele






…Vedendo Birdman la prima cosa che viene in mente è che a livello di casting Inarritu è stato un gran furbone.
E' semplice, troppo semplice, forse addirittura banale ( in realtà non c'è nulla di banale in questo film) leggere la storia del vero Michael Keaton nelle pieghe della sceneggiatura e della storia dell'uomo pennuto.
Attore che più di venti anni fa ha conosciuto la fama vera e i soldi grazie a un supereroe e ultimamente un po' in disarmo, o meglio un po' in disparte rispetto al cinema di prima fila.
Colpo di genio o ruffianata megagalattica?
Mmm non so, però si nota anche che il resto del cast che sale su quel palco interpreta più o meno se stesso, in special modo uno come Edward Norton, anche lui un passato come supereroe e un presente piuttosto nebuloso a livello attoriale visto il suo talento immenso utilizzato non propriamente al meglio, che recita semplicemente se stesso e tutto il suo armamentario di bizze che lo contraddistinguono.
Naomi Watts nella parte della gatta morta ci sta benissimo e anche Emma Stone nei panni della ex tossica.
Ma Birdman non è solo cast: è uno di quei film in cui Hollywood parla di se stessa e si diverte a idolatrare Broadway, palestra di vita e di recitazione di molte delle star che arrivano a incassare milioni e milioni grazie ai blockbuster.
Insomma quel metacinema che piace ai critici esplorato a più livelli e anche una visione abbastanza denigratoria sul cinema che oggi incassa, quello dei supereroi, vera e propria monnezza multimiliardaria.
Accanto a tutto questo la riflessione sull'artista e sul ruolo che recita, sul legame che si stabilisce tra l'attore e il successo visto come una droga a cui non si può rinunciare, che crea una dipendenza fisica oltre che intellettiva.
Il successo come il denaro sta in brutti posti: puoi recitare Carver come nessuno ha mai fatto prima e non ti si cagherà nessuno, passeggi in mutande per Broadway e grazie alla YouTube generation e ai suoi milioni di visualizzazioni diventerai una celebrità

… Birdman racconta di un uomo che vuole dimostrare a tutti (ma anche a sè stesso) di valere di più del successo, fragoroso, che ha avuto in passato.
Quel successo raggiunto interpretando, come assoluto protagonista, 3 episodi di un blockbuster supereroistico, Birdman.
Ma quel personaggio, quel Birdman, non l'abbandona, neanche dopo tutti questi anni.
E Inarritu racconta del conflitto interiore (esplicitato da "dialoghi" tra Keaton e la voice off di Birdman) che può colpire un artista che cerca disperatamente di dimostrarsi (e riconoscersi) vero attore, scrittore e regista teatrale resistendo alla tentazione di non ricercare soldi facili con un nuovo episodio della saga, qualitativamente pari a zero, che gli diede tutto il successo.
Un uomo profondamente insicuro, pessimo marito e pessimo padre, un uomo sull'orlo dell'abisso. E quell'abisso è nascosto dentro le quinte teatrali di un allestimento che gli darà tutto o niente. Riggan ha ancora tanto di Birdman dentro, e non lo testimonia soltanto la presenza costante e inquietante della voce del personaggio che lo tormenta, ma anche l'immaginarsi di possedere poteri speciali veri e propri. Riggan ha bisogno di questo spettacolo, e di avere successo, per affrancarsi definitivamente di Birdman, per ucciderlo…

… Dal lato tecnico, l'ambizioso Iñárritu dimostra come al solito grande talento: quasi l'intera pellicola è girata in piano sequenza (i vari raccordi sono digitali), con la macchina da presa che segue i personaggi fra i corridoi del teatro, i camerini, il palcoscenico, sui tetti o in strada (memorabile la scena in cui Riggan attraversa Times Square in mutande). Ma la trovata sembra motivata più dal desiderio di sfoggiare la propria abilità artistica (il che, per certi versi, accomuna il regista con il suo personaggio) che non da reali esigenze narrative…

… Sería ilógico no aceptar que la trama desfallece en algunos estereotipos del paradigma yanqui —la hija despechada, la ex mujer comprensiva, el mejor amigo como productor— y que, sospechosamente, recién estrenada ha sido demasiado ruidosa, sonada, mediatizada… No es de extrañar que Hollywood, como cualquier empresa o partido político —que a veces son la misma cosa—, trate de vendernos en la gala de este año su sentido de la autocrítica, del ridículo y su consciencia del corrosivo absurdo del famoseo. Una mirada ácida hacia las nuevas tendencias del cine-espectáculo que ellos mismos fomentan, pero también hacia la capacidad que tienen las redes sociales para hacer levitar o sepultar una obra. No quedamos exentos los bloggers, los críticos o analistas “con o sin papeles”, que empleamos las etiquetas de turno y las palabras que nos separan del arte; una lengua que no necesita tanto del vocabulario ni del raciocinio como de la emoción…

Birdman snocciola tutta la grandeur autoriale di Iñárritu, saltabeccando da Raymond Carver all’onnipresente e invasivo jazz, dal declino fisico dell’ex-divo sessantenne alla critica di grido cinica e cattiva, aggrappandosi alle performance sopra le righe di Keaton, Norton e Stone – ad Andrea Riseborough e Naomi Watts poche briciole e una sequenza saffica che, per coerenza con l’abuso di luoghi comuni, non poteva mancare. Il confronto a breve distanza con il delizioso, leggiadro e raffinato She’s Funny That Way di Peter Bogdanovich chiarisce ancor più l’inutilità delle sovrastrutture autorial-spettacolari del cineasta messicano. Una distanza siderale.

…Il timore iniziale scaturito dall’esibizione di talento si è liquefatto in un istante. Quei movimenti di camera non sono opera di un tronfio gradasso; è semplicemente Alejandro Gonzalez che apre la porta di casa con un sorriso e dice: “benvenuti, questo è il mio film”. E da quel momento il piano sequenza diventa utopia, smaterializzazione fittizia delle macchine necessarie a filmare, resa possibile proprio da quelle macchine: il digitale trasforma una serie di lunghe e rischiose riprese in una ripresa unica e impossibile, un piano sequenza infinito che non mostra più pause, e, cosa ancora più importante, smette di essere evidente. Svanisce nella testa di Riggan Thomson, dove il panico cresce inesorabilmente proprio come cresceva nelle falcate nervose del protagonista di Punchdrunk Love, e non si ferma mai. La regia si nasconde sotto la campana di vetro, trascinandovi anche gli spettatori, e la tensione causata dalla consapevolezza che da un momento all’altro il vetro potrebbe incrinarsi...

… Birdman è tutto questo: una beffa atroce, un’opera nichilista, reazionaria, velleitaria, derivata da un frammento derivato di un’idea già mille volte spremuta da tipi loschi alla Bret Easton Ellis. C’è odio, disprezzo per la grande illusione, disprezzo per la quarta parete continuamente violata e penetrata in un gioco fittizio di piani sequenza, ascendenti e discendenti. Un film pieno di fantasmi dell’opera, tante maschere ectoplasmatiche che vorrebbero sovvertire il sistema dei blockbuster, perché i supereoi per Inarritu sono i nuovi mostri, e i cancelli dell’inferno furono aperti dal Batman del 1989. Ma se blockbuster è Male, anche i colossal è male, tutto il cinema è Male, e Robert Downey Jr.è un laido gigolò non più di di Kirk Douglas, o di Yul Brynner, o di Charlton Heston. Inarritu questo vagheggia, un vortice che inghiotta la Settima Arte, ma il suo buco nero e un buco nell’acqua, Birdman, Icaro che si brucia le ali, non è un’altra stupida commedia americana, ma poco ci manca.
Eppure.
Eppure.
Birdman è anche grandioso, un’opera straordinaria, la migliore regia del 2014 forse, pulsante di vita, vibrante di empatia. Si può odiarlo per tutto quello che rappresenta, si è costretti ad amarlo per quello che è, un film poderoso, che esce dai suoi confini e schizza sangue vero sugli spettatori, girato da un regista capace audace e disperato come un rabdomante, che ci chiede cos’è la morte, dov’è la vita, cos’è l’amore. Ma questa è un’altra storia, e fatevela raccontare da qualcun altro.

…Michael Keaton se donne corps et âme au réalisateur au point de sembler se mettre à nu d’un bout à l’autre du film. Il voyage d’un état émotif à l’autre de manière bluffante sans jamais avoir peur de paraître ridicule – alors que son personnage est en bien des points pathétique. Iñarritu dirige avec brio un casting époustouflant parmi lequel Emma Stone dans le rôle de la fille de Riggan Thomson qui, délaissée par son père, sort d’une énième cure de désintoxication.
Fantasque et fantastique, BIRDMAN, qui s’ouvre sur une scène improbable de lévitation, n’en est pas moins impressionnant de réalisme. Afin de faire une critique acerbe du monde impitoyable qui résulte de la médiatisation et de la starification à outrance, Iñarritu ancre son film au coeur de la logique de ceux qu’il moque – à l’instar des films de super héros – tout exacerbant l’effet illusoire d’une caméra stylo. Déjouant sans cesse les contraintes qu’il s’impose, sa démarche apparaît platement esthétique. Ce qui ne l’empêche pas de signer un film vertigineux… toutefois nauséeux.
Le soin accordé à la photographie – tant la lumière que les angles de prise de vue ou l’étude des mouvement – est bluffant. La tonalité de l’approche esthétique ne cesse d’évoluer au fil du développement narratif, des rebondissements mais aussi et surtout de l’évolution et des questionnements des protagonistes. Iñarritu parvient ainsi à transcender la schizophrénie non plus d’un homme mais d’un microcosme qui fait écho à la société occidentale contemporaine.
da qui

8 commenti:

  1. mi è piaciuto, ho trovato un Inarritu diverso, da quello che conoscevo, ma sempre maestro. E sono d'accordo con te Edward Norton è Edward Norton!

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    1. per fortuna c'era Michael Keaton :)

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  2. Sì, mi è paiciuto molto di più che a te ma la tua analisi, nei pregi e nei difetti, non fa una grinza.
    Vabbeh, SNY è proprio un altro mondo.
    Più tecnica che cuore, è vero, però a livello umano ho visto tanta roba dentro...

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    1. mah, un giorno lo rivedrò, magari vedrò quallcosa che mi è sfuggito, o a frequentare "voi blogger" sto diventando cattivo :)

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  3. bello, non è il mio genere normalmente ma qui sono rimasto abbagliato...

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    1. forse non ho tolto gli occhiali da sole :)

      a me aveva lasciato senza parole "Biutiful", fortissimo

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  4. Sono abbastanza con te, come ho commentato qui e là...Un bel film, immersivo. Però mi veniva in mente spesso "Synecdoche, New York" che mi aveva incantato e convinto di più.

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    1. a me non ha preso tanto, mi è sembrato troppo 'artificioso' per coinvolgermi emotivamente, più tecnica che cuore, per me blogger di ghiaccio :)

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