sabato 25 luglio 2026

Georgetown - Christoph Waltz

un uomo inutile vive a sbafo, sfruttando una donna anziana, sposandola aspettando che crepi.

Christoph Waltz, alla prima regia, e assoluto protagonista del film, gira un film misurato, quasi freddo, affidandosi al suo recitare istrionico.

non eccezionale, ma merita.

buona (gigolo?) visione - Ismaele



 

Giocato prevalentemente nell’intimità luminosa di saloni, hotel, tribunali e salotti altoborghesi, “Georgetown” si affida al talento degli interpreti in una composta sciarada di piani medi e ravvicinati. Il ricorso sistematico a un campo/controcampo di tenore classico, unito alla scarsa mobilità di camera, contribuisce all’ordinamento di un profilmico ingessato che si caratterizza per un’alta leggibilità e un’altrettanto palese carenza di inventiva. Analoghe considerazioni si possono spendere per il commento musicale di Lorne Balfe, insignificante di per sé e impiegato in una maniera intuitiva e didascalica che ricorda le soap anni 90 più che l’estro tarantiniano cui Waltz dichiara di essersi ispirato. Da un altro lato, la fantasia di Waltz regista si segnala invece per l’uso riuscito di alcune inquadrature che, emergendo dal fuoricampo, stravolgono l’equilibrio narrativo secondo un forte effetto comico – si veda ad esempio l’interrogatorio domestico o la suite, scene in cui Bening e Waltz compaiono d’acchito nello spazio muto e invisibile oltre i bordi dell’inquadratura.

Un soggetto intrigante, il fascino della cronaca e interpreti di indubbio spessore tengono in piedi un testo redatto secondo una grammatica filmica rudimentale, che in ultima analisi riesce nel tentativo di porsi come visione gradevole, ma non in quello di imporsi come prova autoriale.

da qui

 

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