due investigatori sui generis cercano di fare il loro lavoro, ma niente è facile.
grazie a una sceneggiatura a orologeria e a sapienti incastri, attori bravissimi, e anche più, a colpi di scena continui, abbiamo un film che non si dimentica.
se fosse stato un film a stelle e strisce avrebbe occupato le nostre sale per dei mesi, invece...
bisogna cercarlo e nessuno sarà deluso.
buona (avventurosa) visione - Ismaele
…In equilibrio
fragile tra ombra e speranza, Les premiers, les derniers evolve dentro il paesaggio e in un clima di decadenza
sociale. Se i personaggi indugiano in un villaggio di bruma ubicato lungo la
monorotaia di cemento di un aerotreno dismesso, nondimeno il film può a ragione
definirsi un road movie, perché protagonisti e comprimari si spostano in
continuazione a piedi o in macchina, lungo la strada e in una transumanza
permanente in cerca di un incontro improbabile. Magari con Gesù, un uomo
"che era morto ed è ritornato alla vita", che dubita, che ama, che dorme
sotto un cielo di stelle, che soccorre gli spiriti semplici e all'occorrenza
spara ai cattivi. Accanto a lui i malati guariscono, i defunti riposano in
pace, i primi come gli ultimi ritrovano la fiducia e il cammino lungo le linee di un
cielo basso.
Cinema crepuscolare, illuminato dai suoi personaggi, Les premiers, les derniers ritorna sul disfacimento della struttura
famigliare che si ricostruisce tuttavia attraverso l'amicizia o l'appuntamento
fortuito col destino (Eldorado Road, Un'estate da giganti). Racconto crudele (ma confidente) che incontra due
adolescenti con anime belle, che offrono quello che la famiglia di origine ha
negato, il western di Bouli Lanners trova una dimensione trascendente dove non
ce la aspettiamo e un rilievo umano in protagonisti che rinunciano alla
prudenza per gli altri. Perché né malattia, né fine del mondo possono
impedirgli di vivere (e amare) fino in fondo quello che resta.
Noir
di grande effetto, che privilegia la confezione scenica, indubbiamente
suggestiva, sull'azione, a lungo rimandata o sospesa, presa in ostaggio
dall'incombere di un risvolto umano che subentra a condizionarne la sua
manifestazione ed ul suo apparentemente incombente incedere: questo in sintesi
l'interessante ritorno in regia del valido e corpulento attore belga Bouli
Lanners, noto, come interprete, per i suoi ruoli eccentrici e spesso al limite
della normalità (Louise Michel, Mammuth e Kill me please dovrebbero bastare e
rendere l'idea e ricordarlo nelle sue più efficaci interpretazioni). Ma anche
valido regista con una manciata di titoli almeno interessanti (Eldorado road in
particolare)…
La puesta en escena lo es todo, una
historia muy simple, incluso que cojee, puede trascender mediante la
planificación minuciosa de situaciones, de encuadres, de imágenes. ¿hay que
crear decorados artificiales para convencer al espectador de que nos
encontramos ante un inmimente fin del mundo? ¿Se necesitan cientos de millones
en efectos digitales para representar el apocalipsis o basta el retrato de
seres humanos desplazados, sus rostros desanimados y solitarios. para
convencernos de la dura realidad? Moteles semiabandonados, supermercados
arrasados, gasolineras desiertas, naves industriales dejadas enmohecer,
estructuras de comunicación llenas de maleza otorgan sentido a una historia de
desesperación en la que lo importante es vivir para mantener una esperanza. No
contamos con referencias geográficas, vastas llanuras en el desangelado
invierno del norte de Francia quizás, o las extensiones de una Bélgica
fronteriza, lo importante es demostrar cómo el espacio marca el carácter, cómo
la soledad no la proporciona la ausencia sino el aislamiento, cómo el miedo se
adentra entre nosotros y nos vuelve violentos por supervivencia innata. Un
ciervo que nos mira, imponente, desde el andén de una estación abandonada para,
instantes después, aparecer abatido por mera diversión. Del apogeo al fín sin
solución de continuidad, el rey del bosque eliminado por la escoria de la
tierra, el fin del mundo se acerca…
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