sabato 4 luglio 2026

Charlatan - Il potere dell'erborista - Agnieszka Holland

un erborista riesce a curare molti malati analizzando l'urina dei pazienti, tutto va bene, fino a che il potere politico decide di decretare la fine dell'attività.

Mikolášek è un personaggio non facile, sicuro di sè, devoto al giuramento di Ippocrate (anche se non è medico), e però le cose si complicano, e Mikolášek non riesce a gestire tutto al meglio, purtroppo.

Agnieszka Holland è brava come sempre, come pure gli attori.

buona (curante) visione - Ismaele



La visioni registica di Holland è geometrica, austera, elegante e spietata come la realtà all'interno della quale si muove Mikolášek, cui si contrappone la presenza vitale e generosa di Palko, uomo del popolo animato da slanci impetuosi e incapace di calcolo. Dai totali filmati dall'alto ai primissimi piani di Jan e Frantisek, Holland gestisce lo spazio con competenza e metodicità, raffreddando intenzionalmente il potenziale incandescente (e sensazionalistico) della storia, pubblica e privata, che racconta.

Ancora una volta la regista estrae dall'oscurità una figura storica poco conosciuta e ne fa la metafora di un secolo, e di un comportamento umano, ancora tutti da esplorare. La fotografia desaturata di Martin Strba, la scrittura calibrata di Mark Epstein e le ottime interpretazioni di Ivan Trojan e Juraj Loj nei ruoli di Jan e Frantisek sono a servizio della sua visione nitida e rigidamente controllata come il carattere di Mikolášek, e il passo lento e grave è necessario per raccontare un'epoca già lontana ma ancora così determinante del futuro a seguire, e del nostro presente.

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…Il nuovo film della Holland si configura dunque ben più che come una semplice biografia. La volontà di ricostruire un’epoca e la sua atmosfera è riscontrabile nell’opprimente modo in cui i personaggi vengono inquadrati, nei colori spenti e nell’austerità della messa in scena. Tutto tende a suggerire l’idea di contesto cupo, dove ognuno è in costante pericolo. Per contrasto, i ricordi di giovinezza di Mikolášek sono ricchi di colore, di luce, di bellezza. Sono scene che sanno di aria fresca, uno stacco necessario prima di rigettarsi negli abissi della tensione degli anni Cinquanta.

Se da un punto di vista dell’immagine Charlatan è dunque particolarmente curato, non lo stesso si può però dire di determinate scelte narrative. Nel ritrarre gerarchi nazisti e funzionari comunisti si avvertono delle semplificazioni eccessive, che non permettono di dar vita ad un significativo cambio di prospettiva a riguardo. L’impressione dunque è che, alle prese con questioni particolarmente importanti e da riscoprire, la regista confezioni un film esteticamente attraente e con un protagonista estremamente interessante, senza avere però qualcosa di nuovo da dire.

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Charlatan: Il potere dell’erborista è un film affascinante e complesso che va oltre il semplice racconto biografico e che diventa al contempo uno spunto di riflessione più ampia sulla natura del potere, della fede e della morale. Agnieszka Holland, con una regia intensa e sensibile, dipinge un ritratto di un uomo che vive nel perenne conflitto tra l’ombra e la luce, tra la necessità di proteggere i propri doni e l’incapacità di evitare il giudizio altrui. Mikolášek non è solo dunque un eroe tradizionale, ma anche è sopratutto un simbolo universale della complessità umana: fallibile, straordinario, enigmatico.

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La vita tutta protesa all'aiuto verso il prossimo, ma anche disposta a scendere a compromessi ed incapace di amare senza l'impeto da rettile di prendersi ciò che è proprio e fagocitarlo a danno degli altri, disegnano le luci ed ombre di una figura tutta contraddizioni e ambiguità, che l'attore Ivan Trojan riesce lodevolmente a far emergere durante il racconto, filmato con la calligrafica, lodevole precisione anche scenografica a cui la prolifica ed affidabile autrice di Europa Europa, Olivier Olivier, Poeti dall'inferno, The Spoor e tanti altri film, ci ha abituato da ormai oltre un trentennio di costante lavoro sui personaggi e sul contesto storico che li corconda.

Dalla Holland inutile aspettarsi sottigliezze narrative e raffinatezze tecniche di rappresentazione, così come novità stilistiche: l'autrice predilige una certa linearità di racconto che dà la precedenza alla presa emotiva, ma si riconduce anche stavolta ad un risultato efficace e solido, in grado di raffigurarci senza inutili didascalie un personaggio davvero complesso, indecifrabile, sintesi indistricabile di bene e male fusi in un corpo ed in una personalità di fatto fuori dal comune per sensibilità ed abilità pratiche e diagnostiche.

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