sabato 11 luglio 2026

Il dimenticato che voleva essere immortale - Giampiero Frasca

Pochi, pochissimi lo hanno ricordato. Qualche post sparuto sui social che neanche frequento. Mubi ha inaugurato con tre film una rassegna in concomitanza. Pochissimo d’altro, ma lo scorso 2 luglio sono dieci anni che Michael Cimino non c’è più. In realtà nessuno lo ricorda perché Cimino non c’è da molti più anni: mal contati sono trenta. Cioé dal suo ultimo film, realizzato per grazia ricevuta, apprezzato dai nostalgici e poi sparito nel nulla, come molto di ciò che lo riguarda.

Un buco nero ingiusto. Provate a cercarlo sulla bibbia cinefila dell’IMDb: non è neanche la prima scelta. Prima di lui compare un coglioncello di attore, celebre per qualche serie tv. Solo perché omonimo. Anche l’algoritmo lo disdegna.

Adesso noi non è che vogliamo restituirgli il maltolto. Non pisciamo mai così lungo e comunque queste cose sono davvero stucchevoli. Almeno quanto ricordare, quando capita, sempre le stesse due cazzo di cose: l’Oscar per Il cacciatore e il fallimento epocale de I cancelli del cielo. Noi (non plurale majestatis, sempre noi del bloga Cimino siamo invece riconoscenti. Come lo dovrebbero essere molti se la memoria del singolo momento non avesse la sostanza labile delle infatuazioni che si susseguono.

Quindi, nessuna rivalutazione postuma, anche perché cui prodest? A noi no di certo, che in qualche modo lo conosciamo bene. A voi ve ne fotte come a tutti gli altri, per cui neanche. Al giornalismo che scrive solo in funzione del mercato ancora meno perché al mercato interessava zero. Figurati adesso. Anche perché mercato e Cimino, tanto per chiudere il tutto con un’inconfutabile tautologia, sono stati un ossimoro triste e indissolubile per gran parte della sua sconfortante carriera.

Lo facciamo per noi. Per cui non staremo qua a cercare eroicamente di convincervi che Cimino non è stato solo Oscar e fallimento, ambizione verso l’assoluto e megalomania, come potreste aver letto nei coccodrilli fotocopia che quando morì si accorsero quasi con sorpresa che fosse ancora vivo (e che comunque ringraziamo: perché sono stati la molla per riprendere un progetto interrotto e portarlo a compimento).

Noi sappiamo che Cimino è stato ben altro. È stato colui che ha cercato di preservare una forma classica in una modernità spesso solo propagandata ma per larghi tratti ancora più conservatrice di quanto imputassero a lui. Ha avuto il senso dell’immensità dello spazio come forse solo John Ford e David Lean, a cui guardava con sincera ammirazione. Ha mostrato una cultura vastissima nelle sue storie che i suoi denigratori per primi non erano in grado di decrittare e stroncavano per manifesta (e mai ammessa) difficoltà di comprensione. Quelle storie le amava, erano parte di lui: sarebbe bastato ascoltare con che passione le raccontava a parole, avvolgendole, accarezzandole, perorandone la causa a chiunque fosse stato disposto ad ascoltarle. Forte della sua formazione da architetto, quelle stesse storie le costruiva geometricamente, infarcendole di figure, simboli, strutture che esplicitavano il senso globale con naturalezza, senza forzare in nessun modo la messa in scena. Aveva una capacità di costruzione elisabettiana del dramma, così come tutta shakespeariana era la presenza a specchio dei suoi personaggi, l’uno che si completava e annullava sempre osmoticamente nell’altro. Aveva poi, infine, l’arte di legare magnificamente immagini e musica a commento, per un connubio devastante sul piano emotivo: ancora oggi, pur dopo visioni ripetute e ripetute e ripetute, ci sono scene in cui comincio automaticamente a piangere. E solo per l’accuratezza della regia, per la scelta opportuna di un movimento di macchina, per un gesto apparentemente banale dei personaggi e che invece racchiudeva il loro senso di profonda inadeguatezza riguardo alla loro esistenza.
Per tutti quei rari, rarissimi momenti in cui il cinema mi emoziona ancora.

Quindi, non perdiamo altro tempo: per non volervi tirare dalla nostra parte ho impiegato già troppe energie e voi sprecato fin troppa attenzione. Vi lasciamo con un seguito. Da vedere. Da gustare. Un campionario di alcune delle sue immagini migliori, prese dai fotogrammi dei suoi film.
Un museo, di fatto. Una mostra della sua grandezza dimenticata, che ambiva all’immortalità e invece si è ritrovata ad essere ricordata solo su questo blog.

Che beffa.

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