un padre francese mai conosciuto da Sooha (interpretata da Bella Kim) è l'assenza del film, ma sempre presente nella testa di Sooha.
appare nel suo villaggio un turista/disegnatore, Yan (interpretato da Roschdy Zem) cattura l'attenzione della ragazza, che non smette di sperare di conoscere il padre, poi la mamma le dice l'amara verità.
un film mai gridato, con molti silenzi, piccoli spostamenti di situazioni e sentimenti, ottimi protagonisti, e bellissime animazioni (di Agnes Patron), un film che non delude.
buona (gentile) visione - Ismaele
…A cosa serve il disegno? A dare forma alle proprie fantasie. Così almeno succede
in Un inverno in Corea,
un film sorprendente, malinconico, quasi timoroso nell’offrirsi allo
spettatore: fragile verrebbe da aggiungere, ma di quella fragilità che rivela
la sua bellezza solo che le si usi la delicatezza e il garbo che richiede.
Sembra che succeda poco o niente in questo inverno che imbianca Sokcho,
cittadina sul mare vicino alla zona smilitarizzata e al confine con la Corea
del Nord dove l’arrivo di un taciturno straniero sembra quasi un controsenso
(…) E mentre impariamo a conoscere meglio le personalità dei due protagonisti
che le animazioni di Agnès Patron ogni tanto mettono in forma con un tocco di
realismo magico e cangiante, senza mairivelazioni eclatanti ma piuttosto per
piccole e successive approssimazioni, allo stesso modo l’anima più nascosta di
una Corea lontana dai riflettori (e dagli eccessi melodrammatici che piacciono
per esempio a Bong Joon-Ho) prende forma davanti ai nostri occhi. Non a caso
per merito di una scrittrice e di un regista anche loro sospesi tra identità
lontane: lei è Élisa Shia Dusapin, nata in Francia da padre francese e madre
sudcoreana ma ora cittadina svizzera e che ha esordito nella scrittura proprio
con Inverno a Sokcho (2016, premiato nella traduzione inglese con il National
Book Award e pubblicato in Italia da FT-FinisTerrae), lui è il regista
franco-giapponese Koya Kamura, esordiente nel lungometraggio con questo film
che ha sceneggiato con Stéphane LyCuong. Nasce qui, da due sensibilità così
proteiformi, quell’affascinante malinconia che ci accompagna lungo il film,
alla scoperta di due identità che si sfiorano e si aiutano quasi controvoglia,
regalandoci se non il segreto almeno un’indicazione per riuscire a fare i conti
con le piccole o grandi «moltitudini» che fanno parte di noi stessi.
…La cittadina
invernale di Sochko, sospesa tra mare e frontiera, diviene così una metafora
perfetta dello stato d'animo di Soo-ha: un luogo dove tutto sembra immobile, e
sotto la superficie invece ribollono desideri, ferite, mitologie personali.
Bella Kim dà vita a un personaggio complesso e sfaccettato, che trova un
perfetto contraltare in Roschdy Zem (I figli degli altri).
Il regista Koya Kamura, al suo debutto, gira con mano
ferma l'interazione tra i due protagonisti, superando, a tratti, i limiti di un
cinema d'autore midcult, pensato chiaramente come prodotto da esportazione: i
riferimenti alla zona demilitarizzata e alla guerra di Corea restano
didascalici almeno quanto i cliché gastronomici e caratteriali che inquadrano
la "francesità", ma sono fragilità perdonabili nel contesto di un
coming of age che ha le qualità di un promettente esordio.
…Il film è diretto da Koya Kamura con
molta attenzione a non calcare mai la mano, facendo “parlare” gli ambienti, i
dettagli e anche i silenzi ritrosi, con appropriata sensibilità. Si veda ad
esempio quando nel bagno “gioca” a confondere i corpi della madre e della
figlia in “quegli abissi di tiepidità” come canterebbe Paolo Conte. Kamura
è al suo primo lungometraggio dopo due corti ma davvero non si direbbe (il
testo però gli deve avere dato una grossa mano, e tra gli sceneggiatori spicca
il nome della scrittrice). Tra l'altro, oltre alla pregevole colonna sonora di
Delphine Malaussena (che vanta bei precedenti come tecnica del suono e si
sente!), vanno segnalate le animazioni, coordinate da Agnes Patron, che
evidentemente “si ispirano” al tocco rapido, impressionista a inchiostro del protagonista,
una personalità che dice di essersi formata sui fumetti di Tin Tin, Filemon e
Corto maltese.
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