martedì 7 luglio 2026

Un inverno in Corea - Koya Kamura

un padre francese mai conosciuto da Sooha (interpretata da Bella Kim) è l'assenza del film, ma sempre presente nella testa di Sooha.

appare nel suo villaggio un turista/disegnatore, Yan (interpretato da Roschdy Zem) cattura l'attenzione della ragazza, che non smette di sperare di conoscere il padre, poi la mamma le dice l'amara verità.

un film mai gridato, con molti silenzi, piccoli spostamenti di situazioni e sentimenti, ottimi protagonisti, e bellissime animazioni (di Agnes Patron), un film che non delude.

buona (gentile) visione - Ismaele

 

 

A cosa serve il disegno? A dare forma alle proprie fantasie. Così almeno succede in Un inverno in Corea, un film sorprendente, malinconico, quasi timoroso nell’offrirsi allo spettatore: fragile verrebbe da aggiungere, ma di quella fragilità che rivela la sua bellezza solo che le si usi la delicatezza e il garbo che richiede. Sembra che succeda poco o niente in questo inverno che imbianca Sokcho, cittadina sul mare vicino alla zona smilitarizzata e al confine con la Corea del Nord dove l’arrivo di un taciturno straniero sembra quasi un controsenso (…) E mentre impariamo a conoscere meglio le personalità dei due protagonisti che le animazioni di Agnès Patron ogni tanto mettono in forma con un tocco di realismo magico e cangiante, senza mairivelazioni eclatanti ma piuttosto per piccole e successive approssimazioni, allo stesso modo l’anima più nascosta di una Corea lontana dai riflettori (e dagli eccessi melodrammatici che piacciono per esempio a Bong Joon-Ho) prende forma davanti ai nostri occhi. Non a caso per merito di una scrittrice e di un regista anche loro sospesi tra identità lontane: lei è Élisa Shia Dusapin, nata in Francia da padre francese e madre sudcoreana ma ora cittadina svizzera e che ha esordito nella scrittura proprio con Inverno a Sokcho (2016, premiato nella traduzione inglese con il National Book Award e pubblicato in Italia da FT-FinisTerrae), lui è il regista franco-giapponese Koya Kamura, esordiente nel lungometraggio con questo film che ha sceneggiato con Stéphane LyCuong. Nasce qui, da due sensibilità così proteiformi, quell’affascinante malinconia che ci accompagna lungo il film, alla scoperta di due identità che si sfiorano e si aiutano quasi controvoglia, regalandoci se non il segreto almeno un’indicazione per riuscire a fare i conti con le piccole o grandi «moltitudini» che fanno parte di noi stessi.

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La cittadina invernale di Sochko, sospesa tra mare e frontiera, diviene così una metafora perfetta dello stato d'animo di Soo-ha: un luogo dove tutto sembra immobile, e sotto la superficie invece ribollono desideri, ferite, mitologie personali. Bella Kim dà vita a un personaggio complesso e sfaccettato, che trova un perfetto contraltare in Roschdy Zem (I figli degli altri).

Il regista Koya Kamura, al suo debutto, gira con mano ferma l'interazione tra i due protagonisti, superando, a tratti, i limiti di un cinema d'autore midcult, pensato chiaramente come prodotto da esportazione: i riferimenti alla zona demilitarizzata e alla guerra di Corea restano didascalici almeno quanto i cliché gastronomici e caratteriali che inquadrano la "francesità", ma sono fragilità perdonabili nel contesto di un coming of age che ha le qualità di un promettente esordio.

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Il film è diretto da Koya Kamura con molta attenzione a non calcare mai la mano, facendo “parlare” gli ambienti, i dettagli e anche i silenzi ritrosi, con appropriata sensibilità. Si veda ad esempio quando nel bagno “gioca” a confondere i corpi della madre e della figlia in “quegli abissi di tiepidità” come canterebbe Paolo Conte. Kamura è al suo primo lungometraggio dopo due corti ma davvero non si direbbe (il testo però gli deve avere dato una grossa mano, e tra gli sceneggiatori spicca il nome della scrittrice). Tra l'altro, oltre alla pregevole colonna sonora di Delphine Malaussena (che vanta bei precedenti come tecnica del suono e si sente!), vanno segnalate le animazioni, coordinate da Agnes Patron, che evidentemente “si ispirano” al tocco rapido, impressionista a inchiostro del protagonista, una personalità che dice di essersi formata sui fumetti di Tin Tin, Filemon e Corto maltese.

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