mercoledì 10 ottobre 2018

Pusher - Nicolas Winding Refn

il protagonista è uno sfigato Frank, fa il passo più lungo della gamba, come sempre c'è qualcuno che ti frega.
Frank è un bel po' bastardo e violento, e però ha un'anima ingenua da ragazzino.
non ci sono sconti per nessuno, non è un bell'ambientino quello dei trafficanti e spacciatori di droga di Copenhagen.
il film non annoia un attimo, accompagniamo la discesa all'inferno di Frank, non esistono amici, forse una ragazza, chissà.
il film non è stato finanziato dall'ufficio del turismo della capitale danese, sembra di capire.
un film che merita, un regista nuovo, una storia forte, da non perdere - Ismaele






Esordio alla regia per il talentuoso Nicolas Winding Refn.
Pusher inizialmente nato come cortometraggio, vede la luce su grande schermo grazie a un produttore che ha creduto nelle capacità del Danese, investendo ben 32 milioni di corone nel progetto, utili nello sviluppo del lungometraggio che ha avuto un successo enorme, soprattutto in Scandinavia.
E’ la storia di uno spacciatore di droga dall’animo solitario (spesso ricorrente nei film di Refn) e molto sfortunato. Deve infatti dei soldi a colui che gli passa la droga per poi spacciarla, un Serbo senza scrupoli che gli aumenta il debito giorno dopo giorno. Non ci sono i buoni in questo film, non c’è un eroe, ma solamente la reale situazione che si vive quando si fa parte di un circolo losco fatto di criminalità, droga e prostituzione. Gli amici non esistono, ognuno pensa ai propri interessi, ed immedesimandosi nel personaggio principale lo si capisce…

"Pusher - L'inizio" è ambientato in una cupa Copenaghen ed è una violenta e scomoda storia di droga con protagonista Frank, interpretato da Kim Bodnia. Bodnia, tra l'altro, proprio insieme a Buric e Mikkelsen, sarà nel cast anche del successivo lavoro di Winding Refn, "Bleeder".
Asciutto, diretto e provocatorio, il Winding Refn di "Pusher - L'inizio" è già un regista dal taglio parecchio particolare, uno taglio stilistico ruvido, teso ed incalzante che non fatica troppo a coinvolgere chi guarda in una sempre più frenetica ed incontrollabile spirale senza via di scampo, dal quale sia lui che il protagonista non potranno uscire…

La historia rezuma frescura y tensión. Estilísticamente hablando, recuerda, con el uso de la cámara al hombro y la economía de medios, a las primeras películas de Winterbottom. Los sentimientos son descritos a través de la acción. La película lleva el ritmo de batería de Scorsese, el ingenio de Tarantino y el estilo narrativo de Guy Ritchie. La crítica de su país la tilda de ultraviolenta y es rechazada en varios festivales. Será en Inglaterra, sin embargo, donde florezca su reputación, convirtiéndose en poco tiempo en película de culto.
Nicolas Winding Refn detesta el tratamiento de la violencia en la mayoría de las películas. La adornan de tal forma que eliminan la repugnancia y el miedo que, por sí misma, debería generar.
En Pusher hay una secuencia en que Frankie y su amigo y socio Tonny (Mads Mikkelsen) se toman una tarde de respiro, se emborrachan, se drogan, escuchan música. Frankie pone en broma un cuchillo de untar en la garganta de Tonny. Los dos simulan, como niños jugando, un pelea a muerte, filmada a cámara lenta, emulando los aspavientos sobreactuados de películas que han visto. La escena es inocente y a la vez perturbadora. Poco después Frankie va a enterarse de que su amigo Tonny ha confesado a la policía sus trapicheos y lo irá a buscar al bar —quizás el mismo bar— para machacarle con un bate de béisbol. Ya no hay cámara lenta, ni música, ni manierismos. Todo sucede de forma rápida y tosca. Refn no quiere transformar la violencia en poesía. La comprende, la odia y ejerce en él una profunda atracción…

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