lunedì 16 marzo 2015

Himizu - Sion Sono

Keiko e Sumida sono i due giovani protagonisti del film, tratto da un manga di Minoru Furuya.
odiati dai genitori, Keiko si attacca a Sumida, nonostante lui non la voglia in mezzo ai piedi, e alla fine saranno legati, non hanno nessun altro, Keiko è proprio testarda, e alla fine ha ragione.
le musica di sottofondo, ma non troppo, sono il Requiem di Mozart e l'Adagio di Barber, come straordinarie sono le immagini delle distruzioni dello tsunami, la morte è sempre lì, è uno spettro sempre presente.
il film è ambientato nel periodo subito dopo lo tsunami e il disastro di Fukushima, il terreno adiacente alla baracca di Sumida ospita diversi sfollati, straordinario il vecchietto interpretato da Tetsu Watanabe (già attore di Kitano)
il film è anche una storia corale, che cresce col passare dei minuti, e gli ultimi minuti sono bellissimi.
cercatelo, non ve ne pentirete - Ismaele



Il film si basa anche su piccoli indizi che sviano lo spettatore verso il finale, proprio dall'inizio sono stata portata a credere di sapere già il finale. Ed invece il finale (anche lì altri indizi e colpi di spari intesi male) è un piccolo messaggio di speranza; non c'è niente di male a voler essere speciali, l'ultima scena è davvero commovente e penso proprio che se non ci fosse stato nessuno nella stanza mi sarei lasciata andare di più, davvero è la mia scena preferita in assoluto. Volendo il film è una storia d'amore, molto strana ma in fin dei conti lo è. Gioca un ruolo importante anche la casetta storta nel lago, infatti più volte i personaggi dicono che quella costruzione mette loro angoscia ma (notare bene) in una scena si siedono e continuano a fissarla, nelle scene più salienti la casetta viene spesso inquadrata e molte volte viene inquadrata solo la casetta. Non ho capito bene il perché di tutta questa attenzione a quel particolare architettonico però mi è piaciuto questo occhio di riguardo verso i dettagli. Anche i paesaggi sono spettacolari e non sono solo dei semplici sfondi.
Nel complesso un'opera di Sion Sono piena di poesia.

Sion Sono vuelve a ofrecernos una desgarradora historia llena de violencia y personajes al límite. Aquí encontramos todas las constantes del director japonés, tanto las que nos fascinan como las que no. En la parte negativa de la balanza vuelve a ofrecernos una película irregular con algunos momentos poco acertados, pero como es habitual en su filmografía estos errores se compensan gracias a su capacidad para fotografiar el alma humana y de transmitir sentimientos con una poesía visual inusitada. En este caso, las imágenes del protagonista caminando sobre los escombros del tsunami con el Requiem de Morart de fondo son de una belleza arrolladora…

L’avventura del giovane Himizu è l’amareggiata metafora di un Giappone ferito, malconcio, sanguinante dopo le tremende catastrofi del terremoto e dal contagio nucleare a Fukushima. Shion Sono è regista di gran respiro, capace di descrizioni potenti ed affascinanti. Si parte da immagini reali del dopo tsunami: rovine delle case, macchine distrutte, oggetti quotidiani sparpagliati, senza vita e padrone. Un cimitero d’oggetti e materie devastate, dove la vita è scomparsa, come rigettata in mare dalla grande onda. L’angoscia del tremendo colpo al cuore ha aggravato, per il paese imperiale, la congenita ansia di vivere. Dopo la partenza documentaristica, siamo trasportati in una regione colpita dal terremoto. Vicino ad una baracca adibita come abitazione e affitto barche sono sorte alcune tende dove vivono degli sfollati. Questo ambiente ricorda la baraccopoli di Akira Kurosawa di Dodeska-den. In quell’epoca i giapponesi uscivano da un’altra apocalisse: la calamità della seconda guerra mondiale…

partito come la semplice trasposizione dell'omonimo manga di Minoru Furuya (quello di “Ping-Pong Club”) che raccontava la storia d'amore prevedibilmente complicata fra due adolescenti, il progetto ha dovuto fare i conti, in corso d'opera, con la tragedia di Fukushima e, dopo opportuni cambiamenti in fase di sceneggiatura, si apre con una sequenza molto potente dove vediamo separatamente i due protagonisti e un personaggio secondario (che poi verremo a sapere essere un imprenditore che nello tsunami ha praticamente perso tutto) smarriti in un paesaggio devastato dove tutto è stato spazzato via da un cataclisma. Il clima da tragedia, oltre che dalle immagini, è evidenziato dall'uso dei suoni, rumori penetranti in crescendo che poi sono quelli della mente. Lo tsunami può anche essere stato un sogno ma non conviene sperare troppo in un lieto risveglio. Nell'idea del regista c'è comunque una possibilità di salvezza ed è quella che porta i due ragazzi a sopravvivere nonostante tutte le ostilità, siano esse calamità naturali, violenze covate in famiglia o in una società sempre più allo sbando. Un ragazzino che insegue il sogno di “una vita normale” e un'appassionata di poesia che si definisce candidamente una stalker e che, citando Villon, sostiene di conoscere tutto “tranne che me stessa” non sono propriamente gli eroi caratteristici di un film; eppure ai due lo spettatore si affeziona…

Un film intenso, duro e sincero. Nonostante qualche debolezza soprattutto laddove sono state fatte le  inserzioni del tema del disastro e nell’eccesso di registri narrativi – che peraltro è un aspetto peculiare al cinema di Sono –, Himizu non può non essere apprezzato per la forza disperata con cui trasmette il suo fervore morale. La creatività visionaria e iconoclasta, per cui Sono è conosciuto, è qua messa al servizio di una parabola sui mali della società culminante in una morale civile che invita a un doloroso impegno per ricostruire prospettive di speranza. È la speranza che cercano coloro che hanno perso tutto nella calamità e allo stesso tempo è la speranza, rifiutata e poi faticosamente accettata, dei figli della società attuale…

Although Sono's trademark of melodramatic excess and depression amidst teenagers is starting to become a slightly tiring trademark, there is still much of interest here, another of his movies that lives in a logic of its own. This is a manga spliced with then-current events of Japan's tsunami and nuclear catastrophe, the splice resulting in both some awkwardness, as well as symbolic interpretations of the movie about the survival of Japan and the clash of generations. Parents are so severely abusive and neglectful in this movie that they are surreal, building colorful guillotines for their children, or wishing their kids died in the tsunami so that they can collect insurance. Sumida is the sullen teenager who just wants an ordinary life despite platitudes by his teacher to become extraordinary, but his hateful father, neglectful mother and visits from the Yakuza for his father's debts, turn him to insanity and increasingly desperate acts. Fumi Nikaido is incredibly good as his stalker girl that loves him, who keeps trying to pull him out of the mud. A group of homeless refugees live next to him in the boat house, who worship him for an unknown reason as the future of Japan. The melodrama accumulates, pummelled into our senses with the overuse of Mozart's Requiem and Barber's Adagio, but the teenagers emerge as humans with pathos nevertheless.

2 commenti:

  1. Wow grazie per la citazione. E' un film unico nel suo genere, non so quando avrò di nuovo il coraggio di rivederlo.

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    1. beh, l'ho visto dopo aver letto il tuo post.
      e non bisogna rivederlo subito, verrà il momento, se verrà

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