martedì 9 agosto 2016

The manchurian candidate (Va' e uccidi) – John Frankenheimer

quando il cinema sente il respiro, l'affanno, la paranoia dei tempi, 
The manchurian candidate è uno di quei film che lasciano a bocca aperta, con bravissimi interpreti, una storia che ti toglie il respiro, un finale terribile (che in qualche modo è ripreso da Brian De Palma un po' di anni dopo, in Omicidio in diretta).
gente come Shiran Shiran (che l'anno dopo ucciderà JFK, o Mark David Chapman, che nel 1980 ucciderà John Lennon (qui), sembrano usciti dal film di John Frankenheimer.
sembrava fantasia, allucinazione, paranoia, era, ed è, cinema di anticipazione, se si può dire.
non perdetevi The manchurian candidate, non accontentatevi del remake del 2004 - Ismaele





Seen today, "The Manchurian Candidate" feels astonishingly contemporary; its astringent political satire still bites, and its story has uncanny contemporary echoes. The villains plan to exploit a terrorist act, "rallying a nation of viewers to hysteria, to sweep us up into the White House with powers that will make martial law seem like anarchy." The plot cheerfully divides blame between right and left; it provides a right-wing demagogue named Sen. John Iselin, who is clearly modeled on Sen. Joseph McCarthy, and makes him the puppet of his draconian wife, who is in league with foreign communists. The plan: Use anti-communist hysteria as a cover for a communist takeover…

Al suo quinto lungometraggio, il newyorkese John Frankenheimer  faceva parte della generazione più giovane che iniziò a fare film a metà degli anni 50 e, come Sidney Lumet,  Martin Ritt e Arthur Penn, approdò al cinema dopo aver realizzato la regia di molti sceneggiati televisivi, molti di essi trasmessi in diretta.  Frankenheimer portò sul grande schermo un'estetica televisiva caratterizzata da grandi primi piani, set claustrofobici, profondità di fuoco e script molto parlati. In "Va' è uccidi" ci sono già quasi tutti questi aspetti, soprattutto quella che sarà una costante nella futura filmografia, ovvero, la rappresentazione dell'immagine su due piani diversi, attraverso l'uso della profondità di campo. Emblematica è la scena della conferenza stampa in cui il maggiore Marco si trova a fare da moderatore durante l'intervento del  senatore.  Tutta la sequenza ha in primo piano un televisore che ci propone la stessa scena che lo spettatore vede sullo sfondo: un abile incrocio tra verità e finzione, tra realtà filtrata e realtà diretta, tra ciò che si vuole vedere e ciò che si deve vedere. Questo contrasto, che moltiplica le immagini in ogni inquadratura, diventa fondamentale chiave di lettura di tutto il film che procede su due binari paralleli che andranno ad incrociarsi solo alla fine. Non a caso, la stessa scena alterna, in primo piano, la figura della madre di Shaw, che siede apparentemente inerte e passiva di fronte allo sproloquiare del marito. La verità sarà ben diversa: la futura signora in giallo di televisiva memoria  indossa gli insoliti panni di una impressionante Lady Macbeth che governa tutto il complotto, arrivando a distruggere il legame con il figlio. Per questa parte Angela Lansbury vinse un meritato Golden Globe e ricevette una candidatura all'Oscar come attrice non protagonista (ma la statuetta andò a  Patty Duke per "Anna dei Miracoli" di Arthur Penn)


…Rarissimo esempio di trasposizione cinematografica potenzialmente superiore rispetto alla matrice letteraria d’origine, The Manchurian Candidateè senza ombra di dubbio il miglior film di John Frankenheimer. Primo passo di quella che a posteriori verrà criticamente interpretata e riletta come la trilogia della paranoia (percorso che comprende i successivi Sette giorni a maggio e Operazione Diabolica). Và e Uccidi è molto di più che un semplice thriller fantapolitico. La pellicola videla luce nel 1962, appena un anno prima dell’assassinio di Kennedy. Opera profetica quindi, e dai dichiarati intenti storici. Rimandi e richiami “lincolniani” fanno capolino spesso e volentieri attraverso busti e ritratti raffiguranti il sedicesimo presidente degli Stati Uniti assassinato nel 1865, mentre il fendente scagliato contro la maccartista caccia alle streghe non accenna mai a diminuire d’intensità durante l’intero evolversi della narrazione. Frankenheimer eredita dal romanzo di Richard Condon la certezza di come gli schieramenti politici, per quanto superficialmente divisi da colori e bandiere, siano “ambivalmente” alleati, loschi e malvagi. Un’immagine quest’ultima, trattata e affrontata con un matematico alternarsi di registri che, senza mai perdere di alchimia e credibilità, oscilla riuscito tra il ghigno sarcastico e l’amarezza del dramma…


Frankenheimer se révèle être un réalisateur totalement conscient des effets qu’il utilise avec une maîtrise remarquable qui suscite l’admiration. L’emploi qu’il en fait lui permet d’exploiter totalement les possibilités du cadre et de conserver l’aspect claustrophobique et angoissant induit par les propriétés déformantes des objectifs grand angle. De même, il sait se servir du symbolisme des cartes à jouer, des vêtements, des déguisements, des objets, tout en introduisant une notion de transgression de ces mêmes symboles aussi importante que leur signification même. Ainsi la dame de carreau est associée à la fois à Mrs Iselin mais aussi à Jocelyn Jordan comme si elles étaient les deux facettes d’une même personne. Dans le même esprit, l’imagerie "lincolnienne" (bustes, portraits, déguisements) très présente dans le film sert de contrepoint à la veulerie et aux bassesses du couple Iselin, mais dans le même temps souligne leur désir de grandeur politique et de respect tout en suggérant leur volonté d’assassiner une figure politique importante. Les emblèmes américains sont constamment mis à mal, ce qui souligne la volonté de destruction du même couple mais aussi la décadence idéologique des politiques qui recherchent à tout prix l’efficacité immédiate, bafouant régulièrement les valeurs fondatrices de leur nation…

One of those rare films where EVERYTHING comes together, The Manchurian Candidate is pretty much a flawless film from start to finish. From the opening scenes in Korea (look for a young Henry Silva playing a Korean man named Chunjin!) through to the return to American soil the film is gripping, tense, exciting and incredibly suspenseful. Frankenheimer’s direction is spot on, allowing the audience to put the pieces of the puzzle together only as quickly as the characters in the film itself. This, for lack of a cornier cliché to use, keeps us on the edge of our seats throughout and by mixing in some well played dramatic moments and a few scenes of genuine horror into the pot, we wind up with a movie that really does keep you guessing.
Performance wise, the film makes great use of its top notch case. Sinatra is great here, tough enough to work in the storyline and dashing enough to deserve to hook up with foxy blonde Janet Leigh. They make a good fit here and look great together but don’t for a minute think that their relationship is simply another typical Hollywood romance – nothing in this film is typical. Laurence Harvey is also great in his part, playing his increasingly confused character while supporting efforts from Gregory and Lansbury as high society stuffed shirt types round out the core cast members really, really well. It’s hard for some of us not to associate Lansbury with Murder She Wrote but here she plays a perfect bitch so far removed from her Jessica Fletcher character that it’s hard to believe it’s the same actress.
Fantastic black and white cinematography helps add a noirish feel to the movie, while attention to detail is outstanding. Little moments, like a scene where Sinatra’s character is so wracked that he can’t even light his cigarette from trembling, help to ratchet up the suspense and keep you paying close attention. The conspiracy theory elements and the way in which the government’s side is twisted into the plot are surprisingly envelope pushing for their time, though there are moments where Frankenheimer is definitely going for satire. Regardless, the film is just as good as its sterling reputation would have you believe, a genuine classic if ever there was one.

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