mercoledì 28 maggio 2014

Jacob's Ladder (Allucinazione perversa) - Adrian Lyne

il titolo non c'entra niente, ma visto che Adrian Lyne aveva girato prima due film come "9 settimane e 1/2" e "Attrazione fatale" chi ha scelto il titolo italiano era un folle.
il film è una sorpresa, con tanti colpi di scena e tante cose che sembrano incomprensibili, alla fine si capirà tutto. Tim Robbins è perfetto, e anche Elisabeth Pena è davvero brava (l'avevo già vista, bravissima anche qui, in un gran film di John Sayles), come pure Danny Aiello, tutti indimenticabili.
il Vietnam è lo sfondo del film, è un buco nero nella storia degli Usa, e la base di molti grandi e grandissimi film.
"Jacob's Ladder" è difficile, a tratti doloroso, e però è cinema grandissimo, un capolavoro, per i miei gusti, con una sceneggiatura alla quale non si sfugge - Ismaele




A lesser film would have ended with some dumb denouement in a courtroom, or some shootout with government security guys. This is a film about no less than life and death, and Jacob seems to stand at the midpoint of a ladder that reaches in two directions. Up to heaven, like the ladder that God put down for the Biblical Jacob in Genesis. Or down to hell, in drug-induced hallucinations. This movie was not a pleasant experience, but it was exhilarating in the sense that I was able to observe filmmakers working at the edge of their abilities and inspirations. Not every movie has to be fun.

…Il film è un'agghiacciante indagine sugli scherzi della mente umana e sugli orrori della guerra, per molti versi premonitore (Il sesto senso e altri film "a finale sconvolgente" nascono praticamente da qui), che riesce ad attraversare vari generi (horror, psicologico, thriller, di guerra) senza appartenere totalmente a nessuno di questi.
Tim Robbins è nella parte, e riesce perfettamente a rendere lo stato di un uomo che scivola nella "scala" della follia. I riferimenti sono molti, dalle allucinazioni lynchiane alle mutazioni deformi alla Cronenberg fino alla Divina Commedia dantesca, che si susseguono fino alla "rivelazione" finale che rispetto alle visioni dei due registi sopracitati è molto meno enigmatica e molto più "realista", pur mantenendo quell'alone di ambiguità di fondo.
In definitiva un piccolo grande cult rovinato dal titolo italiano, non esente da pecche ma fondamentale per la nascita di molto del cinema futuro, nonché vera e propria tappa obbligata per coloro che amano Silent Hill (moltissime le citazioni che il gioco ne ha tratto: l'ospedale, gli uomini che si contorcono spasmodicamente, gli amorfi appesi alle grate, il finale...) e i film a "scatole cinesi".

… Discorso assolutamente opposto bisogna dedicarlo a Lyne.
Il regista riesce a reggere il film su ottimi livelli per tutto l'arco della narrazione, regalando anche alcune sequenze difficilmente dimenticabili. Oltre alle già citate scene dell'ospedale e della metropolitana, risulta essere perfetta dal punto di vista registico la scena del ballo demone-Jezebel, la quale gioca in maniera ambigua e ammiccante aiutandosi con le luci psichedeliche della festa.
Molto bella anche una ripresa in cui viene messa a fuoco una ragnatela tessuta da un ragno su delle foglie; una scena che fa da fortissimo contrasto con le sequenze precedenti, e che quindi "informa" lo spettatore che sta ricominciando un flash-back sul Vietnam.
Il film dal punto di vista dei contenuti non può essere classificato in maniera netta e univoca. Sicuramente si riscontra una fortissima preponderanza del genere horror, la quale regala probabilmente le sequenze migliori dell'intero film.
Però non si può non sottolineare anche la componente thriller, che si assume la responsabilità di menzionare e approfondire il tema della droga e dei complotti governativi atti a far passare sotto silenzio una tristissima pagina della storia americana.
Infine il film è inquadrabile anche in un genere drammatico, soprattutto a causa della condizione di Jacob e della soluzione finale che mescola tutte le carte in tavola…

Jacob, come in un incubo dal quale non riesce a svegliarsi e la cui unica via d’uscita è continuare a vivere il sogno fino in fondo, scende nell’inferno abbacinato della sua coscienza che Adrian Lyne popola di demoni credibili, caratterizzati da volto umano. È proprio qui che risiedono la bravura e il coraggio del regista: egli ci mostra demoni che ci assomigliano e dotati di corpi deformi che evocano un ambiente malato e insalubre. Lo spettatore ne rimane turbato perché vi si riconosce ma, allo stesso tempo, prova ribrezzo perché scopre il lato corruttibile e caduco di ciò che lui stesso è. Tutto questo orrore, causato presumibilmente dagli effetti collaterali delle droghe assunte in Vietnam (e fornite dallo stesso Stato Maggiore americano) o forse dovremmo dire proprio grazie ad esso viene messo a nudo l’animo del protagonista i cui sogni, le fobie, gli amori, i desideri carnali più reconditi e l’attaccamento che mostra per le persone che ama ci permettono di percepire il suo intenso desiderio di vita. Ecco perché noi spettatori ci aggrappiamo alla figura di Louis (un bravissimo Danny Aiello) amico intimo e fisioterapista del nostro filosofo che, come una sorta di maestro spirituale, “un cherubino cresciuto un po’ troppo”, gli rivela delle semplici ma fondamentali verità sulla vita e sulla morte senza il supporto delle quali il panico è d’obbligo. Fortunatamente il processo di autocoscienza di Jacob, possibile solo accettando anche il lato oscuro di sé che risulta essere quello più umano, trasforma le sue paure e i suoi demoni in angeli guida e muta, di conseguenza, la discesa in ascesa permettendogli, proprio come nel sogno del patriarca Giacobbe – cui si riferisce il titolo stesso del film -, di salire i gradini di quella scala che lo condurranno alla pace. Sullo sfondo di uno scandalo militare americano tenuto troppo spesso sotto silenzio, Jacob’s Ladder (permettetemi l’utilizzo del titolo originale) è un film commovente e terrifico allo stesso tempo. 
Adrian Lyne riesce abilmente, in diversi momenti, a ridurre noi spettatori a uno stato catatonico per le scene di alta tensione, le quali affidano alla nostra immaginazione il compito di colmare il vuoto tra la realtà e la finzione, lasciandoci completamente basiti nel coup de théâtre finale in cui termina il nostro visionario viaggio nella mente di un uomo.

Definirlo un film drammatico è veramente riduttivo. Trattasi di un film che va molto al di là del semplice dramma, e il tutto è sminuito a partire dal titolo italiano: Allucinazione Perversa.
Questo suona infatti come un qualcosa che sta a metà tra il giallo vecchio stile e il softcore. Siamo completamente fuori strada. Il titolo originale è Jacob’s Ladder, e ci troviamo di fronte a un’ulteriore manifestazione dell’immotivato scempio traduttorio perpetrato da noi contro il cinema internazionale.
Ma andiamo con ordine. Il film è del 1990, diretto da Adrian Lyne e interpretato da un giovaneTim Robbins. La storia allucinante che vi sto per raccontare era stata scritta da Bruce Joel Rubin già nei primi anni 70, ma solo dopo l’apporto di Lyne l’autore riuscì a vederla trasformata in un film.
E questo è stato un bene. Jacob Singer (Tim Robbins), reduce del Vietnam, lavora alle poste insieme alla sua compagna Jezebel (Elizabeth Peña). La guerra non è l’unico dei massi piombati a tradimento sulla schiena di Jacob: qualche tempo prima ha perso suo figlio Gabe (Macaulay Culkin), falciato via da un automobilista…
da qui

4 commenti:

  1. concordo, mi è piaciuto molto questo film, per me è stata una sorpresa :)

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  2. chissà quanti avranno iniziato a vedere il film pensando a qualcosa di divertente e "hot", e magari poi sono usciti delusi (o magari no, chissà)

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  3. si ma se si aspettavano questo, mi sa che non hanno letto la trama xD

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  4. leggere la trama è troppo, ricordo "Lanterne rosse", alla fine del primo tempo un terzo della sala, prima al completo, si è svuotata, le attese erano andate deluse.
    (c'ero, è andata così)

    ps : io sono rimasto :)

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