lunedì 28 ottobre 2013

L’ultimo terrestre – Gian Alfonso Pacinotti (Gipi)

il protagonista (Luca) a metà strada fra un idiota (tipo Forrest Gump) e uno inadatto alla vita quotidiana, e alla fine si scoprirà qualcosa sui motivi, il padre un po' fuori di testa, con un cadavere nell'armadio (o lì vicino), Roberta, il travestito, è l'unico amico di Luca, Anna (che lavora in un autogrill) è la vicina di casa che Luca spia e desidera, i compagni di lavoro (il lavoro è quello di assistente in una sala bingo) di Luca sono dei totali deficienti, Carmen è la prostituta un poco mamma, ci sono gli speculatori new age e gli extraterrestri, alla fine.
ma la Terra è un pianeta senza futuro, fa proprio schifo.
questo è il film che Gipi ha fatto, non è un film perfetto, ma è un film vivo, quasi un film dell'orrore, come orrore è la vita di quei posti (che assomigliano ai nostri).
tenetelo presente e cercatelo, a me è piaciuto molto - Ismaele




un piccolo oggetto cinematografico non identificato questo esordio alla regia di Gian Alfonso Pacinotti, in arte Gipi, che di professione fa il fumettista ma ha qui scelto di adattare per il grande schermo una graphic novel in venti episodi dell’amico e “allievo” Giacomo Monti (Nessuno mi farà del male). L’Italia è ormai tanto anestetizzata sia al bene che al male (sic!) da non sussultare più nemmeno per l’annuncio di un evento tanto straordinario, anche perché questa, nel mondo immaginato dagli autori, è probabilmente solo una delle svariate crisi e catastrofi che hanno già ridotto il paese a uno scenario postapocalittico (ma, non trattandosi né di Indipendence Day né di Armageddon, i segnali della recessione sono, ad esempio e molto modestamente, l’impiego di preservativi non usa-e-getta…). Stavolta, però, gli umani non potranno restare insensibili, perché gli alieni porteranno un rinnovamento inaspettatamente simile a un giudizio universale o a una pagina evangelica, cosicché Luca, ultimo tra i terrestri, si ritroverà ad essere il primo abitante di un pianeta rigenerato. Detto così, in effetti può sembrare un po’ stucchevole e naïf, eppure il consesso che Gipi mette in scena è tanto credibile e fedele nella sua stralunata ripugnanza da tramutare l’arrivo degli alieni in una necessità civile…

…L’ultimo terrestre è un film che offre un ritratto poco consolatorio del nostro paese: ritrae un’Italia sola, scontrosa, volgare, a tratti disumana. La tematica dell’immigrazione, come si poteva al contrario immagine, non c’entra nulla col film di Gipi: a lui semmai interessa verificare quali sono le reazioni e le conseguenze di questo sbarco (in)atteso attraverso piccole storie di “macchiette”, nessuna positiva. Neanche il protagonista è un “eroe”, visto che è problematico, misogino, frequentatore di prostitute. L’unico amico che ha è Roberta, un travestito che gli è amico sin da giovanissimo, visto che Luca era l’unico che non lo prendeva in giro per la sua omosessualità.
Ciò che sorprende de L’ultimo terrestre, almeno a noi che lo abbiamo visto per la prima volta avendo una certa idea del film, segnata soprattutto dalla campagna pubblicitaria prima citata, è che L’ultimo terrestre è tutt’altro che uno “scherzo”, un film di fantascienza all’italiana o altro: è invece un film serissimo. Non vuol dire che sia un film serioso, vista una certa simpatia di base ed una serie di gag e battute spesso fulminanti, anzi: si tratta però di un piccolo film delicato, disilluso e poco consolatorio che diventa sempre più nero man mano che il film va finendo…

Avviato con le migliori intenzioni L'ultimo terrestre perde per strada l'incisività politica e la capacità di scompigliare carte e buon senso, risparmiando 'cattivi tenenti' e addiction collettive, riducendo la sostanza del vuoto culturale, stemperando il tono funebre e 'autunnale' dentro una storia d'amore e di agnizione che finiscono per allinearlo a modelli sbagliati. Un film che non rilancia e smette troppo presto di essere sconveniente. Poteva essere scandalo e invece è (magra) consolazione.

L'ultimo terrestre è un film solo apparentemente anticonvenzionale, in realtà poggia saldamente i piedi nel più tipico cinema italiano, non che questo sia necessariamente un male, ma cercando di scrollarsi di dosso un'identità se la ritrova di nuovo sopra, solo messa male.
La storia di un uomo anonimo, triste e traumatizzato da qualcosa, tanto che subisce passivamente tutto nella sua amara vita, passa attraverso diversi colpi di scena proprio quando gli alieni stanno per sbarcare sulla Terra…
da qui

8 commenti:

  1. Nonostante molte critiche negative, anche a me è piaciuto parecchio. Originale e di sicuro, una ventata d'aria fresca per la nostra cinematografia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. è un'opera prima fresca e con molto da dire, per la perfezione ci saranno altre occasioni

      Elimina
  2. è piaciuto molto anche a me :)

    RispondiElimina
  3. In quattro :) È piaciuto anche a me, non poco.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gipi, molti andremo a vedere il tuo secondo film, è sicuro:)

      Elimina
  4. Bello. Lo vidi a Venezia due anni fa e fu l'unico 'raggio di sole' di una selezione italiana scadente. Un film 'alieno' come i suoi personaggi, che ti fa riflettere sulla solitudine e la normalità. Mi è piaciuto molto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. come a volte succede, i film "realisti" sono noiosi e non dicono niente, tocca allontanarsi per vedere meglio, a Gipi succede, lo sguardo è un po' laterale, un po' i(pe)rreale, un po' surreale e si avvicina alla realtà meglio di tanti altri

      Elimina