lunedì 1 aprile 2024

Un mondo a parte – Riccardo Milani

Riccardo Milani non sbaglia un colpo, dopo il film su Gigi Riva  arriva in sala un film sorprendente, che non tarderà a diventare un film campione d'incassi.

é un film che guarda in molte direzioni, non è perfetto, ma non delude, se uno non si aspetta un film come La scuola, di Daniele Luchetti, non è solo un film sulla scuola, che è comunque il motore del film. 

Virginia Raffaele e Antonio Albanese sono bravissimi, come sempre, e anche di più.

è un film sullo spopolamento, sul genocidio economico e culturale dei piccoli paesi italiani, è un film che tutti i presidenti delle regioni italiane dovrebbero vedere, e agire di conseguenza, per esempio non concedendo più licenze per i moderni paesi dei balocchi, i centri commerciali, fra i sicari del genocidio economico nel quale siamo tutti coinvolti.

il primo passo per la morte dei paesi italiani è la chiusura delle scuole, lo chiamano dimensionamento i killer delle scuole, e quando chiudono le scuole emigrano le famiglie, e tutto sparisce, il negozio, la farmacia, il medico evaporano.

i bravi bambini della pluriclasse ricordano quelli francesi di Essere e avere, il gran film di Nicolas Philibert, tutto il mondo è paese.

non perdetevi Un mondo a parte, cinema politico, popolare e di qualità.

buona (fresca e nevosa) visione - Ismaele


ps: il bidello, di poche parole, sembra il cugino abruzzese di Gavino Ledda

 

 

 

Un mondo a parte tocca le corde tipiche del cinema di Ken Loach e dei fratelli Dardenne, tratteggiando le storture di un sistema che è possibile correggere solo mettendo al primo posto l’umanità, anche a costo di aggirare la legge e con un pizzico di cinismo. Lo spettro della chiusura della scuola, alimentato da un comune vicino più grande per mere finalità economiche, porta Michele, Agnese e il resto del personale scolastico a partecipare a un vero e proprio mercato dei bambini, attingendo tanto ai profughi ucraini in fuga dalla guerra quanto agli immigrati marocchini, già di fatto integrati nel tessuto sociale di Rupe, al punto da comprendere e parlare il dialetto locale…

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Il discorso di Milani si fa più volte didascalico ai limiti del patetismo, eppure Un mondo a parte non può non fare simpatia e a suo modo emozionare, per la bellezza dei territori che racconta e anche per l’universalità dei temi che tratta, seppure in maniera pedagogica. Non solo, il film è impreziosito da un cast di comprimari non professionisti che brillano nel portare se stessi, e forse le loro storie, davanti alla macchina da presa. E tutto il carrozzone è guidato da due fuoriclasse, Albanese e Raffaele, che hanno una grande alchimia e che non ci stupiremmo di vedere ancora insieme sullo schermo.

Un mondo a parte non si prende mai troppo sul serio, anche quando quello che racconta ha dei risvolti tragici, riesce a inquadrare con semplicità una condizione comune a tantissime realtà italiane, risultando non sempre brillante ma sicuramente diretto e onesto.

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Cosa fare, dunque? Rassegnarsi all’ineluttabilità della chiusura della scuola e, con essa, alla certezza della scomparsa di quella Comunità che certamente ne seguirà, o reagire per cercare di contrastarla? E’ così che pian piano inizia a prendere forma nella mente della Maestra Agnese un piano impossibile che potrebbe scongiurare la chiusura della scuola, e con essa la scomparsa di quella Comunità, come, purtroppo, era avvenuto a Sperone, un paesino limitrofo, qualche anno addietro. Tutto ciò nella convinzione che la scuola costituisce l’elemento primario di aggregazione sociale dei suoi abitanti, in assenza della quale viene meno la stessa ragion d’essere della Comunità.

Ma per fortuna c’è chi resiste, la chiamano “restanza“, ed è quella di chi non abbandona la propria Comunità, il proprio paese, anche se lontano dai centri urbani, e nonostante la penuria di lavoro che a volte deve essere inventato.

Questo atteggiamento, questa “restanza”, coinvolgerà ben presto anche tutti gli abitanti di questo piccolo borgo dell’Alto Sangro e quello che sembrava essere un atteggiamento di arrendevolezza verso l’ineluttabilità degli eventi, si trasformerà ben presto in una voglia di riscatto che coinvolgerà tutta la Comunità.

Quella raccontata da Milani è una storia di coraggio, in cui è coinvolta un’intera Comunità che difende i propri luoghi, le proprie origini, i propri valori: luoghi incantevoli per i turisti del fine settimana e per i bambini nei periodi più miti, ma che nei mesi freddi ripiombano in una condizione climatica in cui anche le azioni più elementari, come ad esempio quella di spostarsi in auto, diventano, a volte, un’impresa, richiedendo ai suoi abitanti uno spirito di adattamento non comune…

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Albanese è come al solito all'altezza del ruolo, ma sorprende per efficacia Virginia Raffaele sia per la capacità di calarsi a fondo, lei romana, nell'accento di sua madre, sia per quella di impersonare in modo riconoscibile una delle tante figure scolastiche che combattono una quotidiana battaglia per difendere il diritto all'apprendimento dei bambini, e aggiornarlo con corsi di storytelling, educazione digitale e sessuale che non sono solo goffi tentativi di seguire i trend del momento ma argini all'isolamento e all'oscurantismo: e anche su questo Milani evita di romanticizzare la realtà locale.

Un mondo a parte è una favola intenzionata a tradurre in forma di commedia popolare un depauperamento tangibile e lo spettro di una generale rassegnazione "a perdere una cosa dopo l'altra", riconducendoci ad un principio base di solidarietà umana. Nella sua semplicità ha molto cuore, e chiude su 
Ivan Graziani, abruzzese doc, che incarna nella sua musica la sincerità delle intenzioni artistiche. E siamo abbastanza certi che il tormentone "la montagna lo fa" diventerà...virale.

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Riccardo Milani volge il suo sguardo cinematografico, sempre molto attento, verso quei paesi di cui non sappiamo cosa accade nella quotidianità, e che sono frequentati principalmente per turismo solo nei periodi di vacanza e nei weekend. “Ho maturato questo film in decenni passati nei piccoli centri montani d’Abruzzo, dopo aver visto queste comunità svuotarsi passando, nel tempo, da 3000 a 1000 a 300 abitanti, e le loro scuole chiudere”, racconta Riccardo Milani. “Un giorno d’inverno di due anni fa, sono entrato in una scuola chiusa da tempo. Banchi accatastati, computer vecchi, un gelo che arrivava allo stomaco e, nella persona che mi aveva aperto la porta e guidava nel giro, la totale e serena rassegnazione a un destino inevitabile. Conosco bene quella rassegnazione e come sia sempre stato complicato, qui, togliersela di dosso per provare a essere protagonisti del proprio destino: è stato in quel momento che è cominciato ‘Un mondo a parte’, e in quella scuola abbandonata abbiamo girato tutto il film facendole, per un paio di mesi, riprendere vita. E ho cominciato con la consapevolezza che in queste piccole comunità di tutto il nostro Paese (il famoso ‘Paese Reale’ di cui spesso parliamo ma che, ancora più spesso, non conosciamo), sta piano piano affacciandosi una consapevolezza di cambiamento. Sapevo”, continua il regista, “che in molti piccoli centri amministratori e cittadini, per tenere in piedi le scuole, hanno messo in atto da anni espedienti più o meno legali, ma di cui tutti sono a conoscenza; molte scuole, cioè l’asse portante della nostra società, si sono salvate così, in maniera arrangiata e autonoma, ma efficace”.

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5 commenti:

  1. Se lo consigli tu, lo prenderò in considerazione :)

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  2. Stavolta proprio non sono d'accordo, io l'ho trovato di una banalità sconcertante: soliti clichè visti e rivisti sulla scuola, buonismo a chili, due personaggi improbabili che ovviamente finiscono a letto insieme... tutto ciò che il pubblico (medio) si aspetta. Delusione enorme, per me.

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    1. "L'ho sempre detto: per quanto uno possa amare il cinema d'autore, non si vive di solo Godard... ergo: è cosa buona e giusta farsi una cultura cinefila ma non è peccato mortale concedersi ogni tanto un paio d'ore di puro intrattenimento, di quel buon vecchio caro "cinema medio" che forse non solluccherà i palati fini della critica ma che fa molto bene a chi cerca un po' di evasione e leggerezza, per una serata di puro relax."

      :)

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    2. Sì, la differenza è che il film di cui parlavo (Race for glory), nella sua semplicità, è un film riuscito. Questo no...

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