venerdì 26 aprile 2024

Crystal Fairy y el cactus mágico - Sebastian Silva

un film che non ti aspetti, quattro ragazzi (e una ragazza in più, la chiamano Crystal Fairy) stanno insieme per qualche giorno, cercano una droga e un posto per assumerla senza nessuno.

non ci sono adulti, un film di giovani, insicuri, un po' pazzi, e in fondo è un film sull'amicizia, il rispetto, la comprensione.

come in Magic magic protagonista è Michael Cera.

più bello di come uno s'immagina, promesso.

buona (sobria, ma non troppo) visione - Ismaele



Beffardo, ingenuo, comico ed emotivo come mai prima. Michelino è in perfetta simbiosi con Silva, tanto da realizzare contemporaneamente una doppietta in Cile, invadendo il Sundance Festival dell’anno in corso (l’altro titolo è Magic Magic [Link#1 – Link#2], che – non – era un thriller proprio come Crystal Fairy, – non – è un drug movie).

Crystal Fairy è un esempio che dovrebbero seguire tanti di voi, cari registi intellettualoidi.

Nato senza script, si sviluppa come una riuscitissima jam session improvvisata e sensuale, capace di trasmettere una palpabile e piacevolissima sensazione di LIBERTÀ. Un trucco c’è, però: tutto nasce da uno spunto essenziale, vale a dire la reale esperienza vissuta da Silva a caccia del San Pedro. Tra l’altro in compagnia di una reale Crystal Fairy che il buon Sebastian non ha mai più rintracciato.

La battuta più esilarante del film, che comunque – non – è una commedia, è ovviamente di Michelino: riferendosi a Crystal Fairy, la chiama Crystal Hairy (e bisogna vederla nuda per capire il perché), e la risata collettiva che si scatena immediatamente è di una genuinità tale da costituire la prova evidente dell’aria free-form che si respirava sul set…

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L’air de rien, Silva installe les bases de son discours qui, progressivement, finit par défier les attentes. Loin de se limiter à un message attendu et moralisateur sur l’acceptation de l’autre, il établit une dynamique bien sentie sur les capacités d’intériorisation et d’extériorisation de soi. C’est là qu’il surprend le plus. Son film aux allures de projet sans véritables intentions prend ainsi rétrospectivement sens dans son dernier tiers. Pour le spectateur le parcours n’est peut-être pas sans accrocs, mais il en vaut finalement la peine.

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