sabato 14 gennaio 2023

Le Vele Scarlatte – Pietro Marcello

il film "francese" di Pietro Marcello è una storia di un secolo fa, dopo la prima guerra mondiale, con immagini d'epoca che potrebbero benissimo essere prese da J'accuse, di Abel Gance.

è la storia di Raphael che torna dalla guerra, sua moglie è morta, e poi si scoprirà come e perché, resta una bambina, Juliette, che lui alleva con infinito amore.

intanto Raphael cerca di sopravvivere lavorando onestamente, è un operaio-artigiano come pochi.

Juliette cresce, sempre brava a scuola, in un villaggio di merda, e sì scoprirà perché.

Juliette, che intanto è diventata bella e ha conosciuto l'amore di un aviatore, è sempre tormentata dai ragazzi del paese (fra i quali per un attimo appare Quinquin del film P'tit Quinquin, di Bruno Dumont.

un film d'altri tempi, che non sfigura nei nostri.

buona (volante) visione - Ismaele


ps: la canzone che canta Juliette è una poesia di Louise Michel

eccola:

Les hirondelles 

Hirondelle qui vient de la nue orageuse

Hirondelle fidèle, où vas-tu ? dis-le-moi.
Quelle brise t’emporte, errante voyageuse ?
Écoute, je voudrais m’en aller avec toi,

Bien loin, bien loin d’ici, vers d’immenses rivages,
Vers de grands rochers nus, des grèves, des déserts,
Dans l’inconnu muet, ou bien vers d’autres âges,
Vers les astres errants qui roulent dans les airs.

Ah ! laisse-moi pleurer, pleurer, quand de tes ailes
Tu rases l’herbe verte et qu’aux profonds concerts
Des forêts et des vents tu réponds des tourelles,
Avec ta rauque voix, mon doux oiseau des mers.

Hirondelle aux yeux noirs, hirondelle, je t’aime !
Je ne sais quel écho par toi m’est apporté
Des rivages lointains ; pour vivre, loi suprême,
Il me faut, comme à toi, l’air et la liberté.

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“Le vele scarlatte” è ambientato nel periodo storico tra le due guerre mondiali in un piccolo paesino di campagna. Un ambiente e un tempo che sanno di antico, di semplice, di situazioni legate alla natura e alla genuinità di cibo, relazioni e amicizie.

Purtroppo gli eventi non andranno tutti in questa direzione svelando anche caratteristiche poco costruttive nel paese come l’invidia, la gelosia, l’arroganza e l’egoismo di diversi personaggi. Una dinamica ben organizzata da una buona sceneggiatura e da delle ottime interpretazioni magistralmente dirette da Pietro Marcello. La sua regia da spazio non solo alla vicenda e ai personaggi ma anche alla natura, ai paesaggi, ai colori dei prati, delle case facendoci respirare proprio l’atmosfera.

Juliette inesorabilmente avrà anche fame d’amore, quell’amore che cade letteralmente dal cielo e che gonfia quelle vele che metaforicamente danno una spinta inesauribile a una barca per affrontare il mare aperto. Andare oltre le difficoltà, intraprendere il cammino anche se il traguardo sembra lontano, mai arrendersi sono gli ingredienti per realizzare i propri sogni.

Un ottimo film, di quelli che parlano al cuore, lo interrogano e il cuore si chiede come mai, oggi, non può essere così tutto benedettamente genuino.

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Una película encantadora que enamora por la humanidad de sus personajes y la belleza de su composición. El trabajo del reparto ayuda a olvidar que ya hemos visto esta historia otras veces, y los interludios musicales acabarán por hacernos salir del cine con una sonrisa.

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Il film potrebbe piacere agli estimatori del cinema di Pietro Marcello, avendo dalla sua una costruzione scenografica ed estetica di per sè non sgradevole (anche se si potrebbe discutere su quanto questa riesca a essere efficace nei suoi intenti) e qualche richiamo al suo precedente film “Martin Eden” (che però era più centrato e attento). A mantenere vivo l’interesse sono quantomeno le interpretazioni principali e alcune sequenze di maggior respiro, in cui si fa risaltare la bellezza (esteriore e interiore) della protagonista, totalmente in comunione con i luoghi in cui vive (su tutte la scena del canto).

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Juliette, però, non abbandonerà mai la fattoria dove è nata e cresciuta e resterà sempre a fianco del padre e delle persone che hanno aiutato Raphael a tirare su la figlia, aiutandolo sempre per quanto le è possibile. Juliette, quindi, per quanto ammaliata da una profezia – che in parte sembra avverarsi – resta fino in fondo padrona del proprio destino, padrona delle proprie scelte, in modo indipendente e fiero in una storia malinconica e profondamente nostalgica, ma anche piena di speranza per il futuro di una giovane donna che sa come affermarsi nel mondo…

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Le vele scarlatte è il primo film francese di Marcello e si cala profondamente nell'estetica della Normandia dei primi del Novecento, fino ad estendere la grana delle immagini d'archivio a quelle realizzate dal direttore della fotografia Marco Graziaplena (ma a manovrare la cinepresa c'è come sempre il regista cadreur). Maria Giménez Cavallo, già collaboratrice di Abdellatif Kechiche e Marco Graziaplena per il dittico Mektoub, My Love e per Futura del trio Marcello-Munzi-Rohrwacher, firma la "direzione artistica".

Tutta l'iconografia di Le vele scarlatte è fedele ad un mondo scomparso e una società che Juliette vuole trascendere, anticipando quell'emancipazione femminile lontana a venire, perché la maga le ha detto che "se sei una femmina soprattutto non tremare davanti al drago". La dimensione del racconto è avventurosa (come il nome della casa di produzione di Marcello, Sara Fgaier e Gianfranco Rosi), con tanto di pilota temerario sulla macchina volante dal volto antico e romantico dell'onnipresente Louis Garrell.

Nei panni di Juliette c'è un'attrice esordiente, Juliette Jovan, ma a reggere tutta l'architettura narrativa sono Raphael Thiéry e Noemie Lvovsky nei panni di Raphael e Adeline: non solo due interpreti ma due formidabili presenze cinematografiche. E il cammeo di Yolande Moreau nei panni della maga si concentra sul suo sguardo azzurro che sembra nato per il vaticinio. Al centro della storia c'è l'abilità manuale come veicolo (non arma!) di riscatto, e le mani da lavoratore di Thiéry, che "possono fare i cosiddetti miracoli", come scrive Grin, raccontano da sole tutto un vissuto leggendario.

Le vele scarlatte è una fiaba semplice e antica, raccontata secondo codici scomparsi, fedele a ritmi e relazioni che non ci sono più, e che invece sarebbe importante ritrovare. La regia di Marcello accarezza con gentilezza ed empatia i suoi personaggi, li racconta senza fretta, li circonda di un'atmosfera sospesa ma anche ben radicata nel reale. Il suo Rapahel è, come lui, un artista che non si esprime in parole ma in gesti, che produce note musicali (bellissimo il commento sonoro di Gabriel Yared) e giocattoli creati per nutrire quell'immaginazione che l'epoca e le circostanze negano alle persone. E il potere dell'immaginazione si rivela il vero eroe della storia.

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