domenica 2 marzo 2014

Snowpiercer - Joon-ho Bong

tratto da "Le Transperceneige", un bel fumetto francese disegnato da Jean-Marc Rochette, Joon-ho Bong ho realizzatoSnowpiercer”.

Joon-ho Bong ha fatto finora pochi film, tutti bellissimi (cito solo “The host”, “Mother”e “Memories of murder”) e anche in questo non si smentisce.

il treno è il mondo, e come un'arca di Noè conserva e trasporta verso una nuova era un po' di umani di tutti i tipi, dietro stanno i molti poveracci, avanzando di carrozza in carrozza, ciascuna protetta da soldati, si sale di "classe", in tutti i sensi.
c'è la lotta verso la conquista della testa del treno (Palazzo d'inverno), per scoprire un Eh Harris che è il regista di tutto (come in "The Truman show"), e che si sceglie il nuovo capo in modo inatteso.
ma la glaciazione sta finendo e forse la specie umana può rifiorire, sulle rovine di tutto (un po' come in "Seconda origine", qui).
un film imperdibile, per i miei gusti, spettacolare, politico, denso di contenuti, è grande cinema, peggio per chi non lo va a vedere - Ismaele

ps2: si rivede Jamie Bell, che 14 anni prima era Billy Elliot, bravissimi tutti gli attori, dai primi agli ultimi; il film è girato negli studi di Barrandov, vicino a Praga, dove si girano moltissimi film di tutto il mondo, e in Tirolo.

ps 2: il discorso della signorina Mason (Tilda Swinton), all'inizio, è l'apologo di Menenio Agrippa, mutandis mutandis, ci sono le classi (e quindi la lotta di classe).

 

 

 

 

…prendete 1984 di George Orwell, una società post-apocalittica con pochissimi sopravvissuti divisa con la violenza in caste e un ecosistema chiuso come una sfera di Dyson. 
Poi stipate tutto in un treno e avrete una prima idea di cosa aspettarvi da Snowpiercer di Bong Joon-Ho

 

La macchina da presa si muove vorticosamente per tutto il film. Non solo per evocare il tremolio del treno, con il rumore di rotaie sempre sullo sfondo, ma anche per seguire azioni frenetiche, spiazzanti capovolgimenti di punti di vista e cambiamenti repentini di luci e ombre, passando dai chiaroscuri ai mezzi toni, per arrivare dall'abbacinante splendore del mondo coperto di ghiaccio fino all'oscurità più totale. 
La linearità dell'ambiente è sottolineata molto spesso da carrellate avanti tutta a forte velocità, che durante i momenti più concitati immergono nell'azione.
Il treno è il co-protagonista del film, visto sia dall'esterno che sviscerato in ogni suo ambiente. Sono tanti e vari i set del film e ciascuno completa in modo compiuto la narrazione per immagini della storia.
La perfetta fusione di ambiente, recitazione convincente degli attori, un plot coerente e vibrante uniti alla validissima partitura musicale di Marco Beltrami, rendono Snowpiercer un film imperdibile, un nuovo punto di riferimento nella cinematografia fantascientifica e non.

da qui

 

 

Il Bong ecologista lo conoscevamo già dai tempi di The Host, quello rivoluzionario della lotta di classe che sta alla base delle dinamiche sociali invece è un'autentica sorpresa, come anche il Bong che non si crea illusioni in un'analisi fenomenologica dei cicli storici che si muovono tra potere e rivoluzione, ordine e  rivolta. Ma ciò che maggiormente rende Snowpiercer un film comunque interessante e bello è, oltre alla capacità tecnica stupefacente, quel beffardo tocco di ironia che non manca mai nel film, neppure nei momenti più drammatici: i rivoltosi che si passano la torcia come tedofori olimpici, certe pieghe nei rapporti sociali tra i protagonisti, battute quasi surreali in un tale contesto, persino momenti vicini allo splatter visti però sempre con occhio defilato e divertito…

 

 

Snowpiercer rimane un gran film, proprio per il suo far quel che deve e vuole senza guardarsi mai indietro. Oltretutto, al servizio di Joon-ho Bong c'è un cast eccellente: i caratteristi di contorno sono perfetti come sempre ed Ed Harris e Tilda Swinton vanno brutalmente sopra le righe, ma il contesto lo richiede e da un film del genere, diretto da un regista del genere, non ci si può aspettare altro. Quanto al trio di testa, più o meno, non si può dire loro nulla: Kang-ho Song è una certezza, Jamie Bell non si fa odiare e Chris Evans è sorprendentemente bravo, una volta tanto, a tenersi il film sulle spalle e a interpretare un ruolo cupo, con tanto di monologo drammatico sul finale espresso in maniera dignitosa. Per uno che fino a oggi ha sempre dato il meglio quando doveva fare la spalla cretina, non è poco. Che questo avvenga per mano di un regista coreano, forse, vuole dire qualcosa. Anche se non so bene cosa.

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per Bong Joon-ho, regista d'immenso talento, funambolo capace di tenersi in equilibrio tra cinema popolare e rilettura critica, caustica o giocosa del genere, si tratta di una riuscita epocale. Quali che siano gli esiti del box office sul mercato internazionale, Bong ha portato sullo schermo il suo classico di fantascienza, che non è solo un'efficace opera di intrattenimento (seppure saldamente collocata all'estremo oscuro dello spettro dell'intrattenimento), ma anche una profonda riflessione filosofica sulla natura dell'uomo e le sorti dell'umanità, cupa e inquietante, disperata e appropriatamente raggelante, ma al contempo venata - come sempre in Bong - di sapida ironia e aperta, nel finale ad un abbacinante raggio di speranza…

La tensione è costantemente alle stelle, come se dalla frequenza dei nostri respiri, dal rumore della nostra trepidante attesa, possa dipendere la buona riuscita o meno del piano dei ribelli di coda treno. E non importa se, fondamentalmente, la morale di base di questo film non sia molto diversa dagli altri distopici, se l'analisi, attenta e realistica, della società risulti sempre la stessa: il modo vivido in cui il regista riesce a raccontare il tutto è appassionante e convincente e, a dirla tutta, regala anche qualche sfumatura, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, tipica del cinema orientale che aggiunge valore al film. Possono 650 metri di treno contenere un mondo intero? La prigione, i bassifondi, la serra, le riserve d'acqua, la piscina, le aule scolastiche, la discoteca, la sauna... a quanto pare si, non solo a livello strutturale ma anche di evoluzione (e involuzione) della società e del suo intrinseco classismo…

Bong Joon-ho's Snowpiercer will likely stand as the most disappointing film of the festival, if not the entire moviegoing year. The Korean master's first failure, it lacks his trademark qualities and in their place offers sardonic, overwrought allegory, and an absolute overdose of clashing absurdities…

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Snowpiercer is loud and brazen. It is consistently hilarious, yet at the same time, it also never fails to inflict fear, suspense or sentiment whenever it needs to do so. Snowpiercer is Bong’s outrageous ode to trains, to their power that have always fascinated us, and to everything else they can ever represent. This is also his tribute to cinema, which has the power to turn the lowly and hardworking train into an emblem for how humanity has remained woefully unchanged despite its years of persistent existence.

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10 commenti:

  1. Orpo, davvero un sudcoreano negli States ha imbroccato un film? :O

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    1. Bong Joon-ho dev'essere uno tosto, credo sappia quello che vuole:)

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    2. Senz'altro. "Madeo", per me, è un capolavoro, e “Memories of murder” un thriller succulento di come se ne vedono pochi. "The host", però, non mi ha convinto del tutto, e per quanto solido sia mi è sembrato soprattutto un film di "vetrina", per così dire.

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    3. "The host" è una bella avventura, non sapevo niente quando l'ho visto, se è vetrina è trasparente, scintillante, bellissima, si intravede molto di buono all'interno:)

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  2. Di suo, finora ho visto solo "Shaking Tokyo", episodio del progetto collettivo "Tokyo", e merita assai, a mio avviso il migliore dopo "Merde" di Carax! Di questo "Snowpiercer" invece ne leggevo proprio stamane sull'ultimo nocturno, sembra interessante, parecchio vista la trasferta...

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    1. se i film di Joon-ho Bong ti piaceranno la metà di quanto sono piaciuti a me, ti piaceranno un sacco, sicuro:)

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  3. Non direi "negli States" in modo perentorio (come accadde con Park) dato che tutto il processo (soggetto-sceneggiatura-regia-troupe) è coreano.
    In realtà non so nemmeno se la produzione principale sia americana, è senz'altro una multiproduzione ma non ho capito chi c'ha buttato dentro più "euri"....

    D'accordo su tutta la linea Ismaele.

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  4. ho cercato su Imdb, in realtà i produttori non sono Usa, l'inganno è perché il film è in inglese.
    i produttori sono sopratutto coreani, è hanno già recuperato i 40 milioni di euro spesi, nel film coreano più costoso finora.

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    1. Ecco infatti, mi pareva.
      Meglio così

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    2. mai fidarsi dei si dice:)

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