martedì 1 gennaio 2013

Pola X – Leos Carax

dice qualcuno che Carax si ama o si odia, io non lo odio.
il film è di quelli che, se ti fai prendere per mano e portare in giro dal regista, è davvero unico, un viaggio, se ti metti a sottilizzare il film non ne esce bene.
ma registi e film così sono necessari, bisognerebbe proteggerli come si fa con la gente speciale.
una coincidenza, proprio questi giorni ascoltavo Scott Walker, che ancora non conoscevo, e scopro che fa le musiche del film
il nome dell’alberghetto dove stanno i protagonisti è Ahab, un omaggio all’immenso Melville, che ha scritto la storia da cui è tratto il film.
Yekaterina Golubeva, che interpreta Isabelle, la sorella adottata, è morta giovane, a 44 anni, era anche qui, e interpretava anche nel film di Claire Denis un personaggio misterioso.
dopo ”Boy meets girl” e ”Mauvais sang” questo è il terzo film di Leos Carax che vedo, e anche questo, ad essere sintetico, è indimenticabile e imperfetto, ma vivo, promosso - Ismaele


QUI il film completo, in francese


Massacrato all'unanimità, tra un "Colpo di sonno " di Ciak, un mediocre di Film tv e un bello 0 dal sior Mereghetti, e un film che va vissuto, senza porsi troppe domande ( bellissima la scena surreale della Deneuve in sella alla moto che viaggia di notte sulla strada alberata, la ragazza dell'est che racconta la sua vita in un unico piano sequenza) e lasciarsi trasportare da Carax in questo melodramma sbilenco, eccessivo, compiaciuto, ma dannatamente vitale.
Unica remora, Leos poteva risparmiarsi la fellatio e la penetrazione hard nella scena di sesso tra Depardieu e la "selvaggia" Golubeva, che ha fatto beccare al film un vm 18, inutile quanto gratuita.
Se amate certo cinema "dirompente" accomodatevi pure, gli altri si astengano.

Pola X (1999) si compone perciò in questi due capitoli lontani l’un l’altro ma reciprocamente indispensabili per la fisicità dell’opera. Eppure il film non si esaurisce qui, anzi il regista nato a Suresnes dà come l’impressione di voler strafare diluendo la vicenda più del dovuto.
Se il parallelo fra la madre e la sorella è chiaro (lo vediamo anche nella relazione incestuosa), ci sono un paio di personaggi fuori fuoco come le compagne della Golubeva, gli uomini dentro la fabbrica abbandonata e il diabolico cugino interpretato da Laurent Lucas. Troppo materiale e relativa pochezza di amalgama cosicché alla fine l’opera scivola come il suo protagonista in un baratro irrazionale in cui sembra che sia stato smarrito il filo conduttore

The film is a reasonably close adaptation of Herman Melville's 1852 novel Pierre. Carax's title is an acronym of the French title, Pierre, ou les Ambiguities , and the X refers to the 10th draft of the screenplay. Pierre was written following Melville's Moby Dick, and after the classical architecture of its prose, the next novel came as a shock with its lurid fevers...
Faithful readers will know I have an affection for raving lunatics and am grateful for films that break free of the dismal bonds of formula to cartwheel into overwrought passionate excess. This is a weakness, but I am protective of it. "Pola X" may not be successful and its closing passages may drift into the realm of the ludicrous, but "when it's over," as critic Stephen Holden so accurately wrote after it played in the New York Film Festival, "you'll know you've had an experience."…

..Dal punto di vista tecnico la pellicola si perde in una serie di sequenze che tentano arrogantemente di assumere un certo valore artistico senza riuscirci come testimoniano i tre quarti d'ora passati a guardare la Deneuve in moto alla ricerca del figlio con i capelli al vento e il trucco sciolto dal pianto, immagine che suggerisce irreprensibile disperazione e volontà titanica ma è talmente calcata che a lungo andare risulta stancante ed eccessiva, un buon venti minuti spesi da Depardieu a rincorrere la Golubeva per i boschi alla fioca luce dei raggi lunari, barocchissima similitudine della loro estraneità che dopo poco non può non diventare noiosa.
Nient'altro da aggiungere d'avanti a questi 134 minuti buttati via…

…Carax costruisce un film rischioso e disordinato, esageratamente squilibrato, eccessivo. A volte ammalia lo sguardo dello spettatore, per poi respingerlo istericamente, mentre sembra contemplare piccoli e grandi manicheismi estetici, oppure perdersi nell'assenza di giudizio. Il film oscilla, scarta ellitticamente, confonde intuizioni assolute con i didascalismi imputati al romanzo rifiutato del protagonista. Solo così Carax può seguire il precipitare di Pierre. Dall'alto di una vertigine diseguale, fino all'abisso. Dalla pace regolare di Rouen fino a Parigi e ai suoi violenti dinieghi, e ancora nel deposito abitato da una strana banda di rumoristi armati fino ai denti guidati dall'impassibile Sharunas Bartas; Pierre transita, muta, si invaghisce di una possibilità, vive il suo errore e la sua ambiguità (il film é tratto dal romanzo di Melville Pierre o delle ambiguità) fino a perdersi nel labirinto cieco di verità inesistenti per definizione. Pola X é un film grande perché sbagliato, dal momento che, come ha scritto Nietzsche, "verità" non significa sempre un opposto dell'errore, ma spesso soltanto la scelta fra diversi errori possibili.
… Nel libro (1851) Pierre abbandona il mondo dei ricchi per espiare la colpa del padre defunto unendosi a una sorellastra spuntata dal nulla. Nel film, trasferito all'oggi, Guillaume Depardieu si prende a carico i rimorsi d'Europa facendosi paladino della profuga balcanica Katerina Golubeva (fluviale il suo monologo in pessimo francese) dopo aver troncato i rapporti con mamma (Catherine Deneuve) e morosa. Dal dramma privato Carax pantografa una metafora storico-politica adottando uno stile pomposo e fragoroso, scimmiottando Anghelopoulos e non rinunciando a quella che in un film di Sordi veniva chiamata «l'ingroppata artistica» (mentre in Melville l'incesto è appena un sospetto). Il tutto fra corse e rincorse in motocicletta e a piedi, uso frenetico di telefoni e telefonini, sigarette, frasi sibilline affidate al computer. Depardieu jr. è uno scrittore in crisi che decide di imbarbonirsi per smascherare «la grande bugia nascosta». Qualche scorcio suggestivo e alcune impennate di talento non bastano a tirar fuori il film dal marasma.

2 commenti:

  1. è stato il mio primo Carax. A posteriori dico che rivederlo ora avrebbe un altro senso, sono però dell'avviso che resta un film diverso sia da quelli di inizio carriera che da Merde e Holy Motors. Comunque interessante.

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  2. che il dio del cinema lo conservi

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