giovedì 3 gennaio 2013

Minnesota Clay – Sergio Corbucci


Sergio Corbucci e “Minnesota Clay” sono stati lodati, no, lodati è poco, meglio osannati. a Venezia nel 2010 Tarantino (qui l’intervento completo).
adesso che ho visto il film devo dire che sono lodi meritate, il film fila bene, la storia non annoia, già qui, e poi nei film successivi,  appare il protagonista che ha un difetto fisico, e vince, contro prepotenti e (ex) amici, oltre che contro il destino.
merita , merita - Ismaele




Uscito a cavallo di "Per un pugno di dollari", questo film di Sergio Corbucci, al suo secondo western dopo "Massacro al grand canyon",è un ulteriore dimostrazione di come il genere western stia prendendo un'altra direzione, lontana dal consolidato modello americano.Lo scenario è ancora più aspro, selvaggio,si uccide con ogni mezzo, si spara a tradimento, predomina l'insidia, l'inganno.Si resprira un'atmosfera carica di tensione, mitigata ogni tanto da qualche siparietto brillante. Con il personaggio di "Minnesota Clay", interpretato da un convincente Cameron Mitchell, Corbucci tratteggia la figura di un eroe tutt'altro che immacolato,tormentato, conflittuale, abilissimo nell'uso del colt, ma afflitto da una menomazione con la quale spesso deve fare i conti.In seguito,con "Django" e "Il grande silenzio", il regista svilupperà ulteriormente questa tematica.Lo scontro finale è molto lungo,dilatato, e consta di diverse sequenze mozzafiato.In opposizione a cameron Mitchell, spicca un bravissimo Georges Riviere, eclettico attore francese.Fernando Sancho è il solito vilain, mentre Ethel Rojo si cala nei panni di una donna cinica e ambiziosa.La colonna sonora di Piccioni è perfettamente adeguata.Le musiche sono coinvolgenti e consone alle immagini. Un altro capisaldo del western italiano.

An Italian-French-Spanish co-production, and filmed in Spain like most Eurowesterns, Minnesota Clay headlined a U.S. “star” to help foreign sales. Cameron Mitchell isn’t a Clint Eastwood or a Lee Van Cleef; he’s not even Steve Reeves. But he’s a skilled “Actor’s Studio” performer, and his leathery Hollywood face makes it easier to accept that the film is occurring in New Mexico instead of outside Madrid …
… This was the first Italian Western where the director used his own name on the credits, instead of an Anglicized pseudonym.

Sono in particolare tre i momenti più significativi e nei quali Corbucci ha dimostrato di saper padroneggiare, oltre che i codici del genere, anche i meccanismi del cinema, quelli dello spazio e quelli della tensione. Per esempio quando Fox ‘cinque assi’ è seduto solo – anzi, pensiamo che sia da solo - al tavolo del saloon. Un cambio di fuoco introduce un altro personaggio che entra dalla porta sul fondo, una panoramica a destra ci mostra i suoi scagnozzi, un’altra panoramica a sinistra rivela ancora altri personaggi. Uno spazio che fino a pochi istanti prima era sembrato vuoto e intimo è ora invece affollato e pericoloso. Il breve piano sequenza, come se non bastasse, si conclude con perfetta circolarità, con l’esclusione visiva di tutti gli altri personaggi e con il solo Fox in campo e, di nuovo, immerso nel silenzio e con lo sguardo perso nel nulla.
Di grande tensione sono poi la scena iniziale e quella conclusiva: all’inizio del film Clay, dopo aver soccorso e salvato un prigioniero, si accorge che vicino a lui c’è una pistola che qualcuno ha lasciato incautamente incustodita. Sono momenti di grave conflittualità e Corbucci li sottolinea seguendo con la macchina da presa i due personaggi che animano lo spazio, ma mostrando di tanto in tanto la determinante presenza dell’arma; nel finale, Corbucci fa propria la condizione fisica del protagonista, ridotto alla cecità e costretto a sparare solo sentendo i rumori, immerge i personaggi nel buio della notte, annulla la colonna sonora e si affida a pochissime ma decisive incursioni sonore (su tutte il tintinnare del ciondolo)…

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