domenica 4 ottobre 2026

Nessun dolore – Gianni Amelio Michele (Valerio Mastandrea)

un pò fiaba, un po' incubo, per qualche istante potrebbe essere come Miracolo a Le Havre, ma è tutta un'altra cosa.

Davide (Alessandro Borghi) vende libri in una bancarella a Roma, visitato qualche volta da Elsa (Valeria Golino), una professoressa, e poi c'è Michele (Valerio Mastandrea), che lavora all'obitorio e custodisce i corpi dei morti non richiesti.

e poi ci sono un bambino senza nome e tanti altri senza nome, a parte Amina.

Davide è un po' Lazzaro felice, un po' uno dei francescani pazzarielli del film di Rossellini, preda di non troppo astratti furori.

altri protagonisti del film sono i libri, che contengono storie avvincenti.

in certi momenti il film inquieta, Davide sembra portare sulle spalle una parte del male del mondo.

e poi compie finalmente il rito della sepoltura, e quel bambino sarà sempre con lui.

un film forse non perfetto, ma merita molto.

buona (sorprendente) visione - Ismaele


 

scrive il regista:

Nessun dolore nasce da un bisogno lontano: andare oltre il racconto dell’esodo in Lamerica, un mio film di trent’anni fa, con il finale sospeso su una nave in mezzo all’Adriatico. Che cosa è cambiato da allora, chi è “l’immigrato”? Qualcuno da accogliere, o da respingere? Un nuovo amico, o un estraneo pericoloso? Negli ultimi decenni il nodo non si è sciolto, anzi il problema si è esasperato, non si vede in prospettiva una ragionevole soluzione.
Ma forse la “soluzione” non c’è, o non la si vuole cercare. Forse va trovata nella ragione e nel cuore di ciascuno di noi. Se non abbiamo già perduto, tra le tante occasioni, quella di riconoscerci come esseri umani: cosa difficile e rischiosa.

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…Perché il personaggio che Alessandro Borghi interpreta con le giuste variazioni di atteggiamento è di quelli di cui si vorrebbe venire più spesso a conoscenza. Non è inizialmente schierato su un versante pro o contro (anche se la tendenza è quella di immergersi nel proprio mondo di venditore di parole su carta lasciando il mondo fuori) ma si trova a compiere un percorso inizialmente obbligato e progressivamente sempre più consapevole. In uno dei fil rouge del film si avverte come un'affinità con 3/19 di Silvio Soldini ma qui l'urgenza è diversa e si concretizza in un senso di colpa che sente la necessità di gesti di riparazione.

L'avvertenza di apertura va tenuta sempre presente perché altrimenti si rischia (e non è da pensare che Amelio lo voglia) l'idealizzazione dei migranti che finirebbe con il risultare altrettanto dannosa della loro (purtroppo indotta) demonizzazione in questi tempi in cui si è coniato l'orrido neologismo di 'remigrazione'. Così come potrebbero avere buon gioco coloro che parlano di assenza di volontà di integrazione di fronte a queste persone che non possiedono nel loro lessico neppure un vocabolo italiano di uso quotidiano. Peraltro in un film in cui si sottolinea il valore della parola scritta come fonte di trasmissione di pensiero.

Se Alessandro Borghi carica il suo personaggio di un senso di responsabilità che si trasmuta in una forma di respirazione che sottolinea quanto vive, è Valerio Mastandrea che, con il suo addetto alla ricezione di cadaveri di ignoti o comunque di persone di cui nessuno richiede le spoglie, finisce con il sintetizzare il pensiero di Amelio.

È una 'brava persona', diversa da quelle che si nascondono dietro alle 'leggi' o gettano brutalmente fuori dalla sala di attesa di un pronto soccorso una giovane donna incinta immigrata che vi cercava riparo. Nella sua quieta esistenza sa compiere le scelte giuste, come padre e come essere umano. È a costoro che questo racconto immaginario e per immagini si rivolge, auspicando la persistenza di quell'umana pietas che è sempre più essenziale conservare.

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…In Lamerica, l'esodo degli albanesi verso la terra promessa italiana ricordava quella dei nostri connazionali poveri ed emarginati verso le terre d’oltreoceano. Davide in Nessun dolore, come il cinico Gino in Lamerica, scopre nella cura dell’estraneo il senso della solidarietà. Non si tratta solo di uno sradicamento geografico, ma di un impulso affettivo in cui una nuova casa trasforma l'accoglienza nell'unica vera "patria" possibile in cui trovare rifugio.

Nessun dolore si sofferma su quale sia il prezzo della generosità, sottolineando che la pretesa di anestetizzare la sofferenza costituisce soltanto una fragile illusione. È un’indagine a suo modo cristologica, in cui alla fine uno straordinario Alessandro Borghi è il vero portatore della Croce. Appassionante.

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… Il Davide di Nessun dolore è una sorta di Albanese/Antonio Pane di L’intrepido fuso nel poetico dissolvimento esistenziale del carabiniere Lo Verso di Il ladro di bambini, là dove la fuga dalla realtà si fa pacifica interiorizzazione di una latente inconscia involontaria trasformazione. In una Roma livida, inusuale, più mitteleuropea che mediterranea, autenticamente sprovincializzata, Amelio continua a mostrare che tra gli over 80 del cinema italiano è quello a cui scorre ancora parecchio cinema nelle vene, che non perde l’abitudine del filmare, del costruire la scena, mai un’inquadratura uguale all’altra, mai un campo e controcampo che si somigliano, con la trovata di quel baracchino chiuso per pioggia con i due amanti isolati abbracciati stretti in mezzo al brulicare del mondo che fa venire i brividi.

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Il  film parla di qualcosa che ancora non è accaduto.

Dunque potrebbe accadere, e a guardar bene già accade.

La didascalia iniziale potrebbe funzionare per un film di fantascienza. E fantascientifico questo film lo è, prefigurando situazioni estreme, di confine, realtà fino ad un certo punto vissute come normali.

I sentimenti siamo abituati a circoscriverli, tracciarli, definirli (fines, i confini). Se i confini saltano anche il dolore, il sovrano-despota dei sentimenti, tocca il punto impensabile, come dice Elsa (Valeria Golino): "A volte si tocca il punto impensabile dove anche il dolore è gioia piena".

Impensabile, giusto, siamo convinti che ogni cosa si possa pensare e, pensandola, farla essere vera.

Non è così. C’è il caso inaspettato, c’è un momento in cui si fa un incontro che ti cambia la vita,

ti costringe ad essere altro da quello che pensavi di essere e ti accorgi che i tuoi confini erano solo convenzioni, o meglio, protezioni.

Amelio tocca un tema a lui sempre caro, Lamerica, Il ladro di bambini, sono passati molti anni e le storie non cambiano, ci sono solitudini e disperazioni che il tempo non riesce a sanare, piuttosto le aggrava e se una volta essere nomadi era una condizione naturale, i popoli si spostavano alla ricerca di nuove terre e le civiltà si mescolavano, ne nascevano altre, addirittura quel geniaccio di Aristofane inventò la città degli uccelli, fra la terra e il cielo, oggi siamo nella terra dei confini, dei muri, dei piccoli orticelli personali che custodiamo con granitica determinazione…

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…il registro espressivo scelto da Amelio si biforca: da un lato c’è il realismo livido e cupo dell’incidente stradale e delle sue conseguenze – e qui occupa uno spazio rilevante il personaggio interpretato da Valerio Mastandrea, che diverrà un complice d’umanità di Davide –, e dall’altro si espande una fiaba sociale dalle timbriche quasi surreali, con la casa dell’uomo che si trasforma in un vero e proprio centro d’accoglienza per tutti i diseredati della città, ai quali lui non chiede nulla. Non sempre Amelio gestisce al meglio l’evidente discrepanza tra i due approcci estetici, ma l’afflato poetico ed etico è senza dubbio cristallino, anche se la retorica fa capolino di quando in quando tra le maglie della storia, come testimonia ad esempio la scelta di far leggere al protagonista Furore di John Steinbeck, quasi a ribadire il diritto del migrante non solo a lasciare la propria dimora, quand’essa non gli concede più una vita degna d’esser vissuta, ma anche e soprattutto a ribellarsi a una società che gli mette i bastoni tra le ruota e lo considera al pari dei criminali. E così, pur non mancando ridondanze, semplificazioni e squilibri narrativi, si apprezza la limpidezza di un pensiero che di questi tempi si fa sempre più urgente, e non scontato. Credere nell’umano in un’epoca dominata da intelligenze – o supposte tali – artificiali è dote perfino commovente, e l’odissea sempre più consapevole del personaggio di Davide è struggente nella sua volontà di non piegarsi all’ovvio di una società marcescente, in cui la collettività è vista come un pericolo. A venire incontro al regista di Colpire al cuore, I ragazzi di via Panisperna e Il ladro di bambini è in particolar modo un cast che si presta alla bisogna con grande e palpabile empatia.

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Questo è un film di fantascienza. Reo-confesso. Infatti in apertura è immediatamente detto: ecco qualcosa che potrebbe accadere a breve.

Ma forse è già avvenuto, e quindi siamo di fronte a un film biblico, qualcosa che ha a che vedere con il Giudizio Universale… Oppure, ma chissà se poi importa a qualcuno, è solo una totale fantasia, dove si spinge fino al vuoto cosmico la disperazione dell’accoglienza impossibile e delle coscienze (sporche?) dell’uomo occidentale…

Non ci sono certezze, dentro Nessun dolore di Gianni Amelio. E non ne abbiamo noi che proviamo a raccontarlo, a mettere insieme i pezzi, quasi a “ricrearlo”. Certo è un film necrologico. Qualcosa che ha a che vedere con la fine (di un mondo).

Tre protagonisti “bianchi”, occidentali, italiani. Davide (Alessandro Borghi) è appassionato di libri: li legge (poco) li accumula (molto) li vende (anche qui pochi). È un guardiano del cimitero dei libri, mummificato in un sapere inerte e invendibile che non sa parlare più ai vivi. Elsa (Valeria Golino) è un’insegnante di letteratura all’università, ma le sue lezioni sembrano dei contenitori esausti, e gli studenti (pochi) le seguono svogliatamente. Ma anche lei ama i libri e ne offre in continuazione a Davide per venderli nel suo chiosco librario in Piazza Risorgimento a Roma (a pochi metri dal Vaticano). Infine abbiamo Michele (Valerio Mastandrea) che è un vero e proprio custode di corpi morti, lavorando come guardiano dell’obitorio…

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…ad onore del vero va detto che la sceneggiatura prende in seguito una linea direttiva un po' confusa, affastella fin troppe scelte che possono apparire inverosimili o comunque non approfondite, soprattutto la scelta di Davide di portarsi a casa Aminah, per alleggerire la sua coscienza dopo l'incidente, che risulta però in un'occupazione da parte di una tribù di homeless che agiscono indisturbati in casa sua e che finisce per assomigliare a un quadretto surreale un po' troppo sganciato dalla realtà più cruda, a cui Amelio vorrebbe rifarsi. Anche la parte conclusiva, su cui preferisco non spoilerare, soffre di una trama e di caratterizzazioni dei personaggi non del tutto soddisfacenti, anche se vi sono buoni momenti soprattutto nei confronti fra Davide e l'impiegato all'obitorio interpretato da Valerio Mastandrea.

Dispiace parlarne in questi termini, però stavolta si avverte un certo calo nell'ispirazione da parte del regista, riscontrabile anche in alcune scelte di regia (soprattutto il ricorso un po' pleonastico ad alcune canzoni come commento sonoro, in particolare quella di Ornella Vanoni verso la fine), mentre rimane efficace la direzione degli attori, in particolare un Alessandro Borghi che ha affrontato il ruolo con un impegno ammirevole e ne esce vincitore anche quando il copione lo mette in situazioni non del tutto credibili, una Valeria Golino che apporta un professionismo di alta scuola ad un ruolo, quello della professoressa universitaria che si innamora castamente di Davide, che poteva essere sviluppato meglio, e un Valerio Mastandrea in una partecipazione speciale, ma decisamente in parte…

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…Sarebbe ingiusto non notare la sensibilità sincera alla base di Nessun Dolore. Gianni Amelio costruisce il film intorno a un’idea di solidarietà quotidiana, lontana dai grandi gesti eroici: accogliere qualcuno, condividere uno spazio, rinunciare progressivamente a una parte del proprio comfort. È una materia che appartiene profondamente al cinema del regista.

Il problema è che il film sembra procedere senza riuscire a stabilire quale debba essere davvero il centro della propria riflessione. L’odissea di Davide potrebbe parlare di solitudine, senso di colpa, immigrazione, responsabilità individuale, paura dell’altro e necessità di costruire una comunità, tutti temi importanti che restano separati anziché confluire in un’unica traiettoria.

Nessun Dolore cerca l’umanità nei gesti del suo protagonista, ma finisce per smarrire la complessità delle persone che lo circondano.

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…Nessun dolore è un film che nasce da un’idea forte: raccontare il senso di colpa, l’accoglienza, la fragilità umana. Ma la realizzazione non riesce a sostenere questa ambizione. La sceneggiatura è povera di spunti, nonostante le situazioni siano sempre lì, pronte a offrirne. Il tono è incerto, oscillante tra dramma e surreale, senza trovare mai un equilibrio. Lo spettatore vive un senso di smarrimento che non è frutto della complessità, ma della mancanza di direzione.

La presentazione fuori concorso alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia conferma che il film è stato considerato un’opera interessante, ma non abbastanza solida da competere. È un’opera che tenta di affrontare temi importanti, ma che non riesce a trasformarli in un racconto coerente.

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…Gesti di autentica intensità e gentile poesia. Non a caso è un verso di Luzi ad aver ispirato Amelio per il titolo che ancora una volta parla di vicinanza, confini, sbarchi, paure dell'altro e risvolti sociali.

La somma di questi elementi ad oggi sempre più rari fa riflettere molto. 

 

Inoltre affronta anche in modo subliminale quella soglia del male, varcata la quale, si cade giù in un baratro, rappresentando così la via del non ritorno.

Da quel punto in poi si inizia a capire davvero. E si lascia andare tutto verso il risarcimento, spesso degli altri. Verso la spoliazione e la perdita. Verso l'ascolto, persino delle nostre vite - giù in profondità.

La sensazione è un pò quella di perdere il controllo, come fa il ritmo circadiano. O il frangersi ritmico delle onde sul mare. Intangibili. Sono gli altri o entità diverse dallo status quo che controllano e fanno accadere, l'accadibile…

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