mercoledì 27 febbraio 2013

No – Pablo Larraín

in questi tempi elettorali questo è un film perfetto, e a volte, chi non ha risorse, ma trova le parole, può vincere.
bravo Pablo Larraín a rendere un'atmosfera di tensione, azzardo e spesso terrore, di fronte alla prevaricazione e alla forza brutale del potente.
bravi tutti, sopratutto Gael Garcia Bernal, che mi sembra sempre più un fratello di  Daniel Brühl, fragili, timidi, impacciati e fortissimi.
da non perdere - Ismaele



NO”se convierte en un golpe de aire fresco para el cine político. La película ofrece una forma de descubrir la estrecha relación entre política y publicidad en pos de la agitación de las masas en busca de un cambio social. Gael Garcia Bernal, en el papel de Saavedra, y el reparto que le acompaña, ofrecen una interpretación sólida y muy realista. Altas dosis de humor y un guión inteligente completan las claves de una película que ya forma parte de las perlas del Zinemaldia.

Dal punto di vista formale No è una perfetta simulazione di film anni '80: aspetto anticato, formato in 4 :3 che è esteticamente di rottura rispetto a tutto quanto venga girato oggi, un sollucchero il dietro le quinte degli spot pubblicitari , la loro costruzione in studio e in esterni.
Tutto questo però non nasconde il terrore che si respira ad ogni momento , l'atmosfera di tensione esacerbata dai mille e mille occhi che sembrano continuamente controllare ogni mossa di chi sta lavorando alla campagna pubblicitaria.
Stavolta il regime è catturato in tutta la sua brutalità non nelle strade ma nelle stanze dei bottoni dove si cerca di manipolare la coscienza di una nazione, uccidendola.
E uccidere le menti è come privare i corpi di vita.
Candidato all'Oscar 2013 come miglior film straniero.

hay una brutal desmitificación de los resortes propagandísticos de la política como institución, que lleva el asunto de las ideologías a los límites del absurdo y a auténticas situaciones descacharrantes. Por ejemplo, la izquierda con su nulo sentido del humor y su exagerada gravedad y dogmatismo cuando se les propone un discurso que conecte mejor con la ciudadanía. Un retrato de la izquierda, franqueada en diversas fracciones casi irreconciliables -impagable lo del arco iris- que nos recuerda a como la reflejaba Paolo Sorrentino en clave italiana mediante su fabulosa sátira Il divo (2008). Y la derecha militar, bueno, no hace falta hacer mucho para que ellos mismos queden retratados en su patetismo y ridiculez, ¿no? Aquí es donde Larraín tiene más fácil nuestra complicidad y los resultados están a la altura de la absoluta genialidad con momentos auténticamente delirantes cuando se enzarzan en las contracampañas o réplicas de anuncios. Por cierto, René tampoco se salva, porque es innegable que se le va la mano con sus anuncios, recordemos el apunte glorioso de su obsesión por insertar imágenes de mimos en sus trabajos…

Certo, non si tratterà di un Capolavoro, o di una pellicola destinata a cambiare la Storia - della settima arte e non -, ma a volte si sente davvero il bisogno di qualcosa che sia "operaio" davvero, e mostri quanto, da uomini e donne liberi, sia importante esprimere il nostro punto di vista, il nostro diritto ed il nostro dovere di conquistare il quotidiano con il cuore, la testa e l'esercizio dell'essere animali sociali…

la publicité est surtout utilisée à des fins politiques, comme enjeu de démocratie. Celui qui l’incarne c’est René Saavedra (remarquable Gael García Bernal) qui appliquera ses méthodes publicitaires quotidiennes pour faire gagner le « Non » face à Pinochet. Sa stratégie ? La vision d’un avenir meilleur, l’assurance du bonheur avec ce slogan : « Alegria viene (Happiness is coming) ». L’homme avait compris comment utiliser le système néolibéral mis en place par la dictature pour mieux se l’approprier et en faire une promesse électorale. Avec Saavedra, le changement, c’est maintenant!

Sería fácil lanzar una tesis ideológica desde esta película, porque es claramente la intención de sus creadores obligar al espectador a tomar una posición política y calificar las imágenes, decidiendo si realmente se ganó o se perdió. La única certeza que aporta el film es la ridiculez de la campaña del SÍ, que roza el paroxismo. La trampa, en ese sentido, es presumir que el desenlace puede ser leído sólo desde la tribuna de los triunfadores. Ya con 24 años de ventaja, cada uno sabe quién ganó y quién perdió en ese histórico 5 de octubre. El metraje y las imágenes que contiene, pueden reafirmar (o echar por la borda) esa presunción. Sin embargo, es obligación de nosotros, los espectadores, elaborar una lectura y enjuiciar esta historia, que no es más que la paradójica historia del Chile actual.

originale:


2 commenti:

  1. dimenticavo di dire che anche io l'ho visto in lingua originale, ma non cambia molto nel mio giudizio estetico.
    perfetta trasposizione degli anni '80, esatto: in tutti i sensi.
    io, personalmente, non ho sentitmo molta tensione nel film. anzi, ho trovato che fosse molto mitigata. appena una o due situazioni....

    insomma, sono stati soprattutto i calcati aspetti estetici -gli stessi che, quasi per paradosso, visti a Santiago trasmettevano tanta emozione- a "disturbarmi"

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  2. peccato che da noi siano rarissime le proiezioni in lingua originale con i sottotitoli.

    la tensione è ben viva quando si cambia il tipo di comunicazione, quella riunione di antifascisti è davvero attuale, si parla di un quarto di secolo fa, sembra oggi

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