martedì 18 giugno 2013

Ondine - Neil Jordan

Neil Jordan fa solo film bellissimi e capolavori.
questo, mai passato in una sala italiana, è solo bellissimo.
bravissimi gli attori, e poteva mancare Stephen Rea, in un film di Neil Jordan?
non dico altro, vi basta? - Ismaele

Ps: le selkie vi dicono qualcosa?





…L’essere in bilico fra razionalità e irrazionalità è uno degli aspetti più affascinanti del lungometraggio, questa indefinibilità di fondo mantiene alta l’attenzione per tutta la durata della pellicola, in cui non mancano però le occasioni di perdersi nei magnifici paesaggi irlandesi che, insieme alla già citata colonna sonora, dà vita ad atmosfere magicamente contemplative. Peccato per il finale in cui Jordan sbroglia improvvisamente e troppo velocemente la matassa abbandonando lo stile trasognante che caratterizza Ondine, un film che vuole dimostrare come attraverso gli occhi ingenui dell’infanzia anche la realtà più dura possa diventare magica.

Difficile non farsi sedurre dall'Irlanda e dai suoi angoli meravigliosi e ancora più difficile sfuggire al fascino di una fiaba irlandese scritta in punta di penna e trasposta con leggera eleganza da Neil Jordan. Il cui cinema torna sempre a brillare quando ritorna all'alma mater e quando le dimensioni produttive ritornano ad essere nettamente inferiori al magniloquente gigantismo tipico di Hollywood. Sarà un caso ma i film migliori dell'inafferrabile Mr Jordan sono sempre quelli girati al di qua dell'oceano…

Quella raccontata in Ondine è una storia programmaticamente piccola, che si presenta come una fiaba per adulti e fa della leggerezza la propria ragione d'essere. Una leggerezza che però, a conti fatti, rischia di scadere nell'inconsistenza: perché se da un lato il veterano Neil Jordan (responsabile sia della regia che della scrittura del film) è abile nel tenere viva l'attenzione dello spettatore per oltre un'ora, gestendo con scaltrezza la sospensione del racconto tra mito e realtà, ed alimentando un'atmosfera da sogno ad occhi aperti attraverso il ritmo controllato i dialoghi rassicuranti l'ironia gentile e una spruzzata di erotismo, dall'altro si incarta proprio sul più bello, quando l'evoluzione del racconto, mettendo a nudo varie smagliature nello script, impone una brusca sterzata che il regista non cerca neanche di ammorbidire…

…El eje Realidad – Deseo – Realidad se entrelaza con el de Mito – Realidad – Mito cuando Annie le pregunta a Ondine “¿Puedes curarme?”. La realidad de Annie es su enfermedad cada vez más discapacitante, lo que la lleva al deseo de que Ondine la cure y, quizás, explicado por la “Sincronía” jungiana, el deseo pueda realizarse si Ondine verdaderamente lo desea de corazón y se da la coincidencia… pero no es lo que ocurre en ese momento del film. Aquí Annie somete a Ondine a un interrogatorio. La conclusión de Annie INTUYE y PREFIGURA AL FUTURO el deseo de Ondine de ser feliz “con un terrestre” y lo que ocurre con su “traje de foca”.
ANNIE: ...los de tu especie pueden encontrar una felicidad inesperada... una felicidad inesperada con un terrestre.
Con base en el concepto de “Sincronía” de Jung, podría decirse que Annie percibe un conjunto de circunstancias que interpreta de acuerdo al Mito (es el conocimiento que Annie tiene en ese momento pero que puede cambiar). Su inconsciente –inmerso en el inconsciente colectivo- también capta que esas circunstancias tienen una alta probabilidad de continuar desarrollándose. El amor de una selkie con un terrestre es la explicación mítica que le permite a Annie prefigurar la relación de su padre Syracuse con Ondine, y que ella intuye desde que su padre le narra el “cuento”.

La plus grande force de ce beau film qu'est "Ondine", réside dans l'interprétation fiévreuse de Colin Farrell. Loin de l'univers anxiogène d'Hollywood, le comédien retrouve lui-aussi son île d'origine, et s'approprie avec intensité un personnage qui lui ressemble en de nombreux points : lui-même ancien alcoolique, Farrell a un enfant handicapé et est tombé sous le charme de la belle Alicja Bachleda. C'est dire si ce rôle lui était destiné. Bercée par la partition mélancolique de Kjartan Sceinsson (Sigur Ros), son histoire se teinte d'un onirisme envoutant, à la lisière du fantastique (le chant d'Ondine...), là où la relation touchante, liant Syracuse à sa fille, bénéficie d'un réalisme bienvenu. Ôde à l'Irlande, à ses paysages et à son peuple, ôde à la force du conte et de la légende, "Ondine" déroule donc son charme étrange et émouvant, jusqu'à un dernier tiers qui, s'il remet en cause le mystère entourant la Selkie, finit de faire de ce film une magnifique histoire d'amour. Iontach

The story might be bumpy and the dialogue uneven, but Jordan is immensely skilled in creating mood. Ondine is, simply, a beautiful film to look at…

Ondine rappresenta quindi il ritornare ad una dimensione più familiare ma anche, ci sembra, l’ingannare l’attesa di progetti più sentiti o inseguiti (l’adattamento di The Graveyard Bookdi Gaiman e finalmente The Borgias, resuscitato sotto forma di serie televisiva). Se infatti non si fa fatica a ritrovare molti dei temi cari al regista, molte delle costanti del suo cinema e anche volti noti (Stephen Rea, qui al nono film con Jordan, che interpreta il prete cattolico del piccolo villaggio della contea di Cork, zona nella quale il film è ambientato e girato), l’impressione generale è comunque quella di un film realizzato senza troppa ispirazione, ma non per questo poco interessante…

The film is plainly invested in myths, wishes, and stories: Syracuse tells them to Annie and regularly asks her if anything “strange or wonderful” has happened. Annie often talks about Alice in Wonderland as well as the legend of Selkies. Still, Ondine goes over like a gentle breeze. It encompasses darkness too, both literally, with scenes shot in ink-black night or gray Irish days, and figuratively, with Annie’s mum (Dervla Kirwan) still drinking and her boyfriend (Emil Hostina) a fight-loving clod.
Annie also suffers, from kidney failure. But even as she must rely on a wheelchair, she, even more than Ondine, brings considerable light to the film. A smart, curious kid who doesn’t feel sorry for herself, Annie spends weekends “practicing my wheels” and insists her classmates are jealous. In turn, the adults in Annie’s life don’t condescend, and Ondine in particular forms an easy friendship with the girl.
Such emotional complexities don’t preclude comedy, most evident in the dry repartee shared by Syracuse and his priest (Stephen Rea) in the confessional booth. Their exchanges underlineOndine‘s sly, joyful combination of convention and inventiveness.


2 commenti:

  1. "Neil Jordan fa solo film bellissimi e capolavori."

    Oddio, ma non è quello dei Borgia? O.o

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    1. ma quella è una cosa per la tv, mica un film:)

      "Ondine" merita, merita...

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