domenica 24 maggio 2026

Io sono (Jestem) - Dorota Kędzierzawska

a 11 anni un bambino fugge da un istituto per bambini abbandonati, e va nel paesetto dove vive la mamma, che è abbastanza fuori di testa, e non lo vuole.

il bambino vive in un barcone abbandonato, raccogliendo lattine per pochi zloty.

e c'è una bambina che lo sceglie per amico.

i grandi, invece, sono troppo spesso pessimi.

colonna sonora di Michael Nyman.

un film che merita.

buona (pessimistica) visione - Ismaele

 

 

un film molto attuale che tratta l'infanzia con tatto, ma senza edulcorazioni da prime time. gli attori bambini protagonisti sono bravi e toccanti e tutti gli altri sono molto in parte trasmettendo sensazioni intense quali appunto l'auto-conservazione, la crudeltà, l'indifferenza anche in poche pose. che dona momenti molto belli in cui il ragazzino vive la sua libertà, ma momenti shockanti come quando il poliziotto chiede al padre se non riteneva strano e indegno che un bambino vivesse come un barbone.... recuperatelo.

da qui

 

Un undicenne in cerca del proprio posto nella vita e di una propria identità, decide di fuggire dall'orfanotrofio in cui vive. Il ragazzo torna in città da sua madre, ma la donna, che ha gravi problemi di alcoolismo, non è in grado di prendersi cura di lui. Solo e abbandonato, il ragazzo fugge di nuovo e trova rifugio su un vecchio barcone. Sarà l'amicizia con una ragazzina proveniente da una famiglia benestante, anche lei emarginata nonostante il benessere materiale che la circonda, a far trovare al ragazzo la forza per diventare padrone del proprio destino...

da qui

 

Mi ha ricordato molto quelle storie ottocentesche che parlano di bambini incompresi e poveri che affrontano una vita piena di difficoltà lottando per la sopravvivenza come piccoli adulti (penso a Tom Sawyer ed ai ragazzi della via Pal).

Qui il piccolo protagonista (siamo in Polona) scappa da una specie di collegio per tornare dalla mamma, molto giovane e bella ma un po' schizofrenica e che rifiuta di tenerlo con sè. Allora lui si adatta a vivere su una barca abbandonata arrangiandosi a vivere di espedienti, come un barbone, consolato solo dalla vicinanza e dall'affetto di una bambina più piccola di lui che abita lì vicino.

L'avventura finisce con l'arrivo della polizia e, presumibilmente il coinvolgimento di qualcosa di simile ai servizi sociali; a cui il bambino risponde (da cui i ltitolo) "io esisto", per giustificare la sua condotta ed il suo stile di vita. 

Bravissimi i bambini, tutti, resi con grande naturalezza e spontaneità.

da qui

 

Dorota Kedzierzawska continues to demonstrate her strength in directing young actors (particularly evident in the performance of the lead actor, Piotr Jagielski) that she had earlier illustrated in The Crows with her latest film I Am. Recalling Ken Loach’s Kes or Hirokazu Kore-eda’s Nobody Knows in its modern day, pseudo-Dickensian tale of instinctual survival shot from a child’s perspective, the film is a familiar story of a neglected, troubled child’s fugue, retreat into a makeshift world of his own imagined creation, and inevitable return to the “outside” world, I Am renders a less metaphoric journey for parental connection in a similarly suffused and foreboding vein of Andrei Zvyagintsev’s Return). However, while Kedzierzawska’s execution is impeccable and remarkably adept, the film, nevertheless, retains an oddly sterile conventionality to its manner of storytelling, an impression that is further reinforced by composer Michael Nyman’s swelling and overwrought (if not patently manipulative) soundtrack that suffuses each dramatic scene with an inconguent, near-mythic sense of tragedy.

da qui

 


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