a 11 anni un bambino fugge da un istituto per bambini abbandonati, e va nel paesetto dove vive la mamma, che è abbastanza fuori di testa, e non lo vuole.
il bambino vive in un barcone abbandonato, raccogliendo lattine per pochi zloty.
e c'è una bambina che lo sceglie per amico.
i grandi, invece, sono troppo spesso pessimi.
colonna sonora di Michael Nyman.
un film che merita.
buona (pessimistica) visione - Ismaele
…un
film molto attuale che tratta l'infanzia con tatto, ma senza edulcorazioni da
prime time. gli attori bambini protagonisti sono bravi e toccanti e tutti gli
altri sono molto in parte trasmettendo sensazioni intense quali appunto
l'auto-conservazione, la crudeltà, l'indifferenza anche in poche pose. che dona
momenti molto belli in cui il ragazzino vive la sua libertà, ma momenti
shockanti come quando il poliziotto chiede al padre se non riteneva strano e
indegno che un bambino vivesse come un barbone.... recuperatelo.
Un undicenne in cerca del proprio posto
nella vita e di una propria identità, decide di fuggire dall'orfanotrofio in
cui vive. Il ragazzo torna in città da sua madre, ma la donna, che ha gravi
problemi di alcoolismo, non è in grado di prendersi cura di lui. Solo e
abbandonato, il ragazzo fugge di nuovo e trova rifugio su un vecchio barcone.
Sarà l'amicizia con una ragazzina proveniente da una famiglia benestante, anche
lei emarginata nonostante il benessere materiale che la circonda, a far trovare
al ragazzo la forza per diventare padrone del proprio destino...
Mi ha
ricordato molto quelle storie ottocentesche che parlano di bambini incompresi e
poveri che affrontano una vita piena di difficoltà lottando per la
sopravvivenza come piccoli adulti (penso a Tom Sawyer ed ai ragazzi della via
Pal).
Qui il
piccolo protagonista (siamo in Polona) scappa da una specie di collegio per
tornare dalla mamma, molto giovane e bella ma un po' schizofrenica e che
rifiuta di tenerlo con sè. Allora lui si adatta a vivere su una barca
abbandonata arrangiandosi a vivere di espedienti, come un barbone, consolato
solo dalla vicinanza e dall'affetto di una bambina più piccola di lui che abita
lì vicino.
L'avventura
finisce con l'arrivo della polizia e, presumibilmente il coinvolgimento di
qualcosa di simile ai servizi sociali; a cui il bambino risponde (da cui i
ltitolo) "io esisto", per giustificare la sua condotta ed il suo
stile di vita.
Bravissimi
i bambini, tutti, resi con grande naturalezza e spontaneità.
Dorota Kedzierzawska continues to demonstrate her strength in
directing young actors (particularly evident in the performance of the lead
actor, Piotr Jagielski) that she had earlier illustrated in The Crows with
her latest film I Am. Recalling Ken Loach’s Kes or
Hirokazu Kore-eda’s Nobody Knows in its modern day,
pseudo-Dickensian tale of instinctual survival shot from a child’s perspective,
the film is a familiar story of a neglected, troubled child’s fugue, retreat
into a makeshift world of his own imagined creation, and inevitable return to
the “outside” world, I Am renders a less metaphoric journey
for parental connection in a similarly suffused and foreboding vein of Andrei
Zvyagintsev’s Return). However, while Kedzierzawska’s execution
is impeccable and remarkably adept, the film, nevertheless, retains an oddly
sterile conventionality to its manner of storytelling, an impression that is
further reinforced by composer Michael Nyman’s swelling and overwrought (if not
patently manipulative) soundtrack that suffuses each dramatic scene with an
inconguent, near-mythic sense of tragedy.
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